In Rete la Primavera non è mai finita e Twitter parla arabo

In Rete la Primavera non è mai finita e Twitter parla arabo

Attraverso i 140 caratteri di Twitter è passata tutta la primavera araba: informazioni che i canali ufficiali non avrebbero mai fornito, denunce di violenze, messaggi di speranza. Ora la piattaforma ha un’interfaccia in arabo, che consente l’utilizzo anche a chi non parla inglese e facilita il sistema di scrittura da destra verso sinistra, che sempre aveva dato problemi con la versione internazionale, soprattutto nel “copia e incolla” di una parola o di una frase.

Il progetto “Let’s twitter in arabic” è partito l’anno scorso dal Qatar, dall’idea di Sami Mustafa Al Mubarak e Mina Nagy Michel Tacla, che inizialmente avevano creato una community online che raccoglieva contenuti in arabo. Dopo aver messo insieme materiale molto diversificato, proveniente dagli input di studenti, docenti universitari, medici, ingegneri, il passo successivo è stato quello di tentare un collegamento con Twitter. Per utilizzare al meglio i messaggi da 140 caratteri nella diffusione dei contenuti si è pensato di creare delle catene di “tweet” ordinate in modo logico per argomento e catalogate su Storify, sito di archiviazione di social media che mantiene permanentemente il messaggio e ne consente la ricerca per contenuto.

Da Mustafa e Nagy è partita la ricerca di traduttori volontari, che hanno reso possibile non solo la messa in rete dei contenuti in arabo, ma anche la realizzazione della nuova interfaccia Twitter: da luglio scorso in poi il gruppo è cresciuto rapidamente, e dai primi 2mila volontari si è passati a 13mila. Il 16 settembre 2011 è arrivata l’approvazione definitiva al progetto da parte del direttore del Centro di Traduzione Twitter, e il 25 gennaio 2012 l’arabo è entrato a far parte del social media, come ventottesima lingua ufficiale. Insieme al farsi, all’urdu e all’ebraico. E ora, due mesi dopo, la nuova versione è online.

Una scelta che porta Twitter a seguire le orme di Yahoo!, con la versione Maktoob, e poi Google+ e Facebook, nell’ottica di un’apertura a tutto tondo dei mercati multimediali: l’aumento dei tweet provenienti da utenti arabi è stato del 2.146% dopo il 6 marzo, giorno dell’inaugurazione ufficiale della rinnovata homepage. Un dato confermato dalla società di ricerca francese Semiocast, che ha rilevato come la lingua araba sia all’ottavo posto a livello mondiale per la composizione di contenuti su Twitter. D’altra parte la penetrazione in rete del mondo arabo ha registrato una crescita vertiginosa, ed oggi rappresenta il 7% di tutta l’utenza internet mondiale, secondo i dati di Aspen Institute. I numeri però variano da paese a paese, come confermato dal Rapporto 2012 dell’International Telecomunications Union “Ict adoption and prospects in the Arab region”: se in Qatar l’80% della popolazione è connessa alla rete, in Mauritania, Iraq e Somalia non si supera il 5%. Questo documento è stato realizzato per il Summit di Doha sulle nuove tecnologie allo scopo di offrire una panoramica sull’informatizzazione nella regione araba; in particolare, sullo sviluppo delle telecomunicazioni, l’accesso alla banda larga, i software opensource, e naturalmente l’uso dei social media.

Nel mondo arabo Facebook ha visto crescere il numero dei profili del 175% all’anno, il doppio del tasso globale, con picchi del 200% in Egitto. Dunque i colossi della rete cominciano a pensare a prodotti su misura per i clienti del Medio Oriente, che passano anche dal design delle icone e dall’adeguamento di strumenti per realizzare contenuti personalizzati. In un futuro non lontano potrebbero esserci fenomeni più profondi di “arabizzazione” della rete, rispetto alla semplice traduzione linguistica. Il dibattito è aperto, soprattutto sul piano dei contenuti, e in vista del Ramadan, che quest’anno cadrà nel mese di luglio, l’azienda multimediale SalamWorld, con sede a Istambul, si prepara a lanciare la versione halal di Facebook, nel rispetto dell’Islam.

Il presidente della società Abdulvahit Niyazov ha dichiarato che la piattaforma è stata progettata con l’obiettivo di garantire ai musulmani (secondo la stima della società sarebbero 300 milioni sugli 845 milioni di utenti attivi per mese Facebook nel mondo a dicembre 2011) applicazioni, programmi e informazioni islamicamente ammissibili, dalle enciclopedie on line alle guide delle città di tutto il mondo con le segnalazioni di moschee, ristoranti halal, centri islamici. In attesa del grande lancio virtuale, SalamWorld ha annunciato l’imminente apertura di nuove sedi in India e Indonesia. In attesa di diventare la nuova global society da un milione di dollari. 

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