Pochi, infreddoliti e senza soldi, Occupy Wall Street prova a ripartire

Pochi, infreddoliti e senza soldi, Occupy Wall Street prova a ripartire

NEW YORK – Dal 17 settembre scorso, giorno della prima occupazione a Zuccotti Park, Occupy Wall Street è stato definito in tanti modi. «Un’esperienza catartica e divertente», secondo Michael Bloomberg, sindaco di New York, «l’unico modo di fare democrazia» per il regista Michael Moore; «la dimostrazione di una diffusa frustrazione» ha detto il Presidente Barack Obama. Dopo un’iniziale ridda di plausi e critiche e centinaia di arresti avvenuti tra novembre e dicembre , la situazione a Zuccotti Park si è calmata.

In questa fase considerata dalle persone intervistate «transitoria» sono chiare due cose. La prima è di natura meteorologica (e non è una battuta). La primavera è attesa con impazienza dagli occupanti di Wall Street, dopo un lungo freddo inverno che ha impedito ai manifestanti di scendere per le vie di Downtown New York e protestare contro le grandi multinazionali, i Super PACs, l’inquinamento, la corruzione, in favore dei diritti degli immigrati, delle coppie gay, dell’occupazione, di una economia anti capitalista votata alla redistribuzione della ricchezza e una lunga serie di altre richieste condivisibili e non.

«Ha fatto troppo freddo e le persone erano disincentivate a partecipare. Per molti è un problema dormire nelle tende con temperature che vanno sotto lo zero», spiega Kanene Holder del ufficio relazioni con i media di Occupy Wall Street. La seconda certezza è di natura economica: in poche parole, la cassa piange. «We will be out of money in THREE WEEKS!». Tra tre settimane (fine marzo, ndr) finiranno i soldi, recita un comunicato stampa diffuso dal sito Nycga.net. Insomma, l’inverno appena concluso ha spento entusiasmi e ridotto il flusso di donazioni.

Per capire bene la gravità della situazione si consideri che nelle settimane tra il 17 settembre e metà ottobre le donazioni si aggiravano attorno ai 500mila dollari. Nell’ultima settimana – quella di febbraio – presa in esame nel report di OWS, il movimento ha ricevuto solo $ 1.556 dollari e ne ha spesi 14.942 per  «la mensa, le infermerie, le tessere per mezzi pubblici (autobus e metro) e per i costi di stampa». Significa che sono stati spesi 13.386mila dollari in più rispetto alla disponibilità . Un’ eclatante figuraccia per un movimento che si è fatto portavoce della «irresponsabile e cattiva gestione» dei soldi pubblici.  Ma da OWS spiegano che, «Il successo del movimento non dipende dai soldi. Occupy Wall Street trae la sua forza dalle persone – vale a dire dal talento creativo e dalla dedizione di tutti coloro che a New York e altrove combattono contro una società corrotta e ingiusta controllata da una piccola ma potente élite».

Nulla da eccepire se non fosse che «la dedizione e il talento creativo» degli occupanti sono andati in letargo negli ultimi due mesi. L’ufficio stampa del movimento ammette una brusca frenata dovuta al clima rigido, lo ripete più volte, ma aggiunge: «abbiamo tantissimi progetti e eventi per la primavera», spiega Christine Crowther, «per cui ci aspettiamo anche una ripresa delle donazioni».

La manifestazione di Occupy Wall Street del 14 marzo

E così è stato. La nuova stagione di manifestazioni è stata – come annunciato – inaugurata il 14 marzo davanti al lussuoso hotel Waldorf Astoria su Park Avenue. Un centinaio, secondo la polizia di New York, duecento per gli organizzatori, le persone che hanno sfilato dalle 11 della mattina alle 14 del pomeriggio davanti all’albergo dove il candidato alle primarie repubblicane Mitt Romney si trovava per una raccolta fondi.

Una signora con una torta giocattolo in testa e un cartello «They said there would be cake», ci hanno detto che ci sarebbe stato il dolce (cita Maria Antonietta e la brioche) è un attivista verde. «L’inquinamento è, dopo l’ingordigia capitalista, il nostro secondo problema. Mitt Romney e tutti i repubblicani hanno politiche sconsiderate al riguardo». Ma la signora, che si chiama Gail, critica anche Obama: «Pensavo avrebbe fatto di più. L’ho votato con tanta speranza e fiducia. Secondo me non è un ipocrita ma ha sicuramente ricevuto minacce dalle multinazionali ed è stato obbligato a fare molti passi indietro».

La soluzione per una vita più eco sostenibile che Gail propone non a nulla a che fare con l’utilizzo di pannelli solari e dell’energia eolica: «Non sono strumenti sufficienti. Bisogna fermare l’abbattimento degli alberi», è la sua proposta. Al riguardo, ha creato anche un blog; “Why are all the trees dying?”.

Nel sit-in ci sono anche molti giovani mascherati che prendono in giro la bella e vacua vita dei colletti bianchi di Wall Street. Con calici di champagne, in giacca e cravatta i ragazzi, in abito lungo le ragazze, sorridono ai “paparazzi”, si mettono in posa, urlano slogan come «Anche a me piace licenziare le persone», oppure «Lavoro per mangiare il caviale» e «Siamo multimiliardari e votiamo per Mitt». Una piccola performance teatrale, un po’ banale ma che raggiunge lo scopo: molti passanti si fermano a chiedere informazioni.

E qui si apre un altro siparietto. I ragazzi non hanno un piccolo programma, un foglio con i punti principali del movimento. Anche i rappresentanti dell’ufficio stampa ne sono sprovvisti e non sanno se ce ne sia uno sul sito web. In verità c’è. Sta lì da mesi ed è stato tradotto anche in diverse lingue tra cui l’italiano.

Il risveglio di Occupy Wall Street appare, dunque, un po’ lento. Sono previste altre manifestazioni e sit-in, «ancora però è tutto da definire», dicono. Le assemblee generali, dove vengono prese le decisioni più importanti votate per alzata di mano e che dovrebbero tenersi ogni settimana se non tutti i giorni, stentano a riprendere il loro ritmo.

Il sostegno al movimento però non manca mai. L’ultimo è arrivato da Bruce Springsteen che in conferenza stampa a Parigi ha dichiarato che per il suo ultimo album “Wrecking Ball” si è ispirato a quel «patriottismo arrabbiato» che anima OWS. Parole raccontate dal Working Class Hero, come fu definito Springsteen, che dovrebbero riempire d’orgoglio i manifestanti di Occupy anche se la verità è un po’ diversa: almeno due canzoni del nuovo album (Wrecking Ball e We take care of our own) furono scritte nel 2009 e un’altra, “Land of Hope and Dreams” risale ai giorni dello scandalo Lewinsky. Ma non c’è problema: a Zuccotti Park non lo sanno.