Sentenza Magneti Marelli, Marchionne perde ancora contro la Fiom

Sentenza Magneti Marelli, Marchionne perde ancora contro la Fiom

La Fiom, la federazione dei metalmeccanici Cgil, ha vinto un’importante battaglia contro la Fiat che vuole escluderla dai suoi stabilimenti. I magistrati del Tribunale del Lavoro di Bologna, infatti, hanno accolto ieri il ricorso presentato dalla sigla sindacale contro la Magneti Marelli (gruppo Fiat), che non intendeva riconoscere i delegati Fiom della Rsa aziendale.

La decisione del tribunale, presa in base all’art. 19 dello Statuto dei lavoratori, riconosce a Fiom il diritto di mantenere una “base” alla Magneti Marelli (dove, tra l’altro Fiom, è maggoritaria) in quanto la sigla ha partecipato alle trattative per il nuovo contratto, pur rifiutandosi di firmarlo. L’articolo 19 della legge 300 del 1970 riguarda la rappresentanza sindacale. Magneti Marelli dovrà dunque accettare i nomi dei delegati sindacali proposti dalla Fiom e garantire loro un adeguata rappresentanza all’interno dell’unità produttiva.

Le intenzioni di Magneti Marelli e dell’intero gruppo Fiat sono, come conseguenza dell’accordo firmato il 13 dicembre 2011, di escludere la Rsa di Fiom da tutti gli stabilimenti perché, a differenza delle altre sigle, il sindacato non ha controfirmato il nuovo contratto adottato a Pomigliano d Arco ed esteso a tutti gli altri siti produttivi del gruppo. In occasione della firma dell’intesa fra Fiat e gli altri sindacati firmatari, l’amministratore delegato Sergio Marchionne aveva detto: «Con il nuovo contratto disponiamo di uno strumento moderno che rispecchia la realtà dell’industria a livello internazionale e che permetterà a Fiat e Fiat Industrial di diventare più efficienti e creare le condizioni essenziali per continuare ad investire nel Paese».

Resta ora da vedere se Marchionne interpreterà le decisioni dei magistrati del lavoro bolognesi come un ostacolo alla possibilità di «lavorare in Italia», un concetto che il capo di Fiat aveva esposto in occasione del Salone dell’auto di Ginevra a beneficio delle antenne del governo Monti. Dal canto suo Fiat in un comunicato si è detta «sorpresa e stupefatta» della decisione del giudice del lavoro di Bologna e ha annunciato ricorso. «Il decreto del Giudice è infatti contraddittorio nelle motivazioni perché da un lato accoglie il ricorso e, dall’altro, manifesta dubbi di costituzionalità sull’art. 19 dello statuto dei lavoratori». E ancora, «La Fiom non ha sottoscritto il contratto alla Magneti Marelli per cui la mancata attribuzione dei diritti sindacali non deriva da una scelta aziendale, bensì da una inequivocabile volontà legislativa espressa in modo assolutamente chiaro nel testo dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori». Infine il gruppo ricorda che il Tribunale di Torino ha riconosciuto legittimo il contratto collettivo sottoscritto dalle altre organizzazioni sindacali, applicato in Magneti Marelli.

Il segretario della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, non ha nascosto la sua soddisfazione, sottolineando che «nel giro di un anno Fiat è stata condannata da cinque diversi tribunali per comportamento antisindacale contro di noi». Tuttavia, insieme alle dichiarazioni trionfanti, Landini si è lanciato in un esternazione azzardata e forse anche controproducente: «Il nuovo contratto imposto da Fiat, più che essere basato su ragioni produttive, economiche e organizzative, ha l’obiettivo di escludere il sindacato più rappresentativo del settore e di limitare le libertà sindacali delle singole persone».

Ovviamente le cose non stanno, né possono stare, esattamente così: la strategia di Marchionne è certamente duplice: introdurre il nuovo contratto ovunque disattivando contemporaneamente chi vi si oppone. Ma ora, proprio in virtù della sentenza di Bologna, il futuro della Fiat vedrà probabilmente una problematica convivenza tra il nuovo contratto voluto da Marchionne e le rappresentanze sindacali che continueranno a vederlo come il fumo negli occhi e a propugnarne l’abolizione tra le maestranze. 

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