Con la casta leghista il Nord è affondato

Con la casta leghista il Nord è affondato

Forse la Lega sopravviverà al terremoto politico, ma non riuscirà facilmente a controbattere le tesi esposte nel libro «Dai cappi alle scope», come vent’anni di condominio leghista e berlusconiano hanno frenato l’economia italiana.

Andrea Giuricin, autore di questo saggio di facile lettura e comprensione (da oggi in libreria) è docente e ricercatore all’Università Bicocca di Milano, collabora con l’Istituto Bruno Leoni di Torino ed è soprattutto esperto di trasporti, aerei in particolare. Un curriculum utile per mettere in fila fatti e numeri che dimostrino come e quanto il partito di Umberto Bossi abbia avuto un ruolo decisivo nel frenare il paese, sotto diversi aspetti, e soprattutto per motivi politici che hanno più a che fare con i “giochi romani”, con i quali si intende la dialettica politica che si gioca all’ombra di Palazzo Chigi utile a fare affari, anziché l’integrità professata dai politici in camicia verde spazzata via anche dalle più recenti inchieste giudiziarie.

Il primo mito a crollare, sotto i colpi delle cifre, è quello della Lega prima maniera, quella xenofoba, che ha scatenato una battaglia politica e mediatica contro i rom e in generale contro il popolo romeno, tant’è che nel 2009 il senatore Piergiorgio Stiffoni disse: «Se un extraterrestre venisse a tro­varmi e mi chiedesse chi sono i romeni non avrei difficoltà a dirgli che sono un popolo di stupratori». Bene. Se l’Italia dal 1995 a 2009 ha perso terreno rispetto alle altre economie Ue (“il Regno Unito ci ha distanziato di 15 punti percentuali, quando nel 1995 era dietro di ben otto punti”, ad esempio) la Romania si è riscattata, una vendetta – vista a posteriori – contro chi ha di fatto contrastato, sul piano morale e delle idee, ma anche fattuale, un legame più stretto con quel paese.

Scrive Giuricin: «Il paragone romeno, o meglio con Bucarest. La capitale della Romania […] si dotava lentamente di infrastrutture e di misure per favorire gli investimenti esteri. Il risultato dei fatti, anziché delle parole, è quasi sconvolgente. Nella provincia di Bucarest il Prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d’acquisto è ormai molto simile a quello del Veneto, secondo i dati Eurostat (siamo nel 2009, ndr). Sembra una barzelletta, ma c’è ben poco da ridere se si pensa alle difficoltà che le imprese italiane devono affrontare per non fallire. Chiaramente l’econo­mia romena è molto indietro rispetto a quella italiana e guardando il dato della regione di Bucarest si vede un livello di poco superiore alla metà di quello Veneto, ma in questo caso l’economia a trazione leghista ha mo­strato tutta la sua debolezza, tanto che nel 2009 nel “feudo rosso” si registrava un Pil pro capite superiore a quello medio nel Nord Italia”. E qui si introduce l’aspetto regionale, e viene scardinato il “falso mito” della Lombardia locomotiva e “Baviera” d’Italia, scalzata di prepotenza dal primo posto in classifica dall’Emilia Romagna, che si ritrova con un Pil pro-capite superiore del 20 per cento a quello della media europea.

«Dov’era la Lega in tutti questi anni?» – domanda Giuricin –. «Forse il partito di Bossi si stava occupando di altre battaglie diverse da quelle per cui era nato: semplificazioni, sburo­cratizzazione, federalismo fiscale, diminuzione della pressione fiscale. Tutti questi ottimi argomenti sono rimasti nel cassetto al lato della scrivania e delle pol­trone dove i leghisti si stavano sedendo a Roma». E sono obiettivi che non sono stati per nulla centrati. Anzi, peggio.

Il difficile compito di ridurre l’enorme debito italiano non è stata una priorità. E lo si capisce dal fatto che il paese ha «accumulato circa 650 miliardi di euro di deficit, dei quali 253 miliardi di euro tra il 2002 e il 2006 e 197 miliardi di euro tra il 2008 e il 2010. […] Anche con un governo a trazione leghista, non è stato in grado di ridurre il deficit e anzi ha aumentato la spesa pubblica», ricorda l’economista.

Il nodo delle province è stato fondamentale, a livello locale, per consolidare il potere leghista sul territorio, nonostante le intenzioni del Pdl di abolirle. Solo questo, e cioè il mantenimento dell’ente amministrativo sul quale la Lega ha fatto perno ha avuto un costo miliardario: «Un’eliminazione completa porterebbe a un risparmio di almeno due miliardi di euro nell’immediato, mentre un’eliminazione parziale, molto probabilmente, porterà a un risparmio che potrebbe aggirarsi sui trecento milioni di euro».

Tra le tante direttrici sulle quali si è mosso la forza politica leghista negli affari c’è il settore dei trasporti, nel libro è trattato ampiamente, ma è emblematico capire che ruolo ha avuto il Carroccio nella nascita della nuova Alitalia (Cai) e lo smembramento della vecchia compagnia, sul quale si è giocata gran parte della campagna elettorale del 2008. Per la Lega anche Malpensa, il secondo aeroporto considerato di competenza milanese ma posizionato nei boschi del varesotto, è stato un punto centrale per tessere relazioni economiche e politiche. Dal momento che il leader Bossi dapprima l’aveva definita una “abbuffata” (che distruggeva l’ambiente e rovinava la vita degli abitanti dei paesi limitrofi), cambiando idea in seguito: vuol dire che il partito ha cercato di cogliere qualche opportunità. E Giuricin spiega come e perché:

«La verve ambientalista di Umber­to Bossi veniva meno, mentre il Carroccio riusciva a mettere i propri uomini a capo della società aeropor­tuale milanese. Giuseppe Bonomi, ex onorevole per la Lega Nord, diventò presidente della Sea. Correva l’anno 1997». In seguito si incroceranno i destini di Alitalia e Malpensa. La compagnia deve fare riferimento all’hub milanese, e non solo a quello romano di Fiumicino. Un errore politico oltreché economico (viste le conseguenze) che per entrambi significa il declino. Nel 2008, con Rocco Sabelli alla guida di Cai, il cambio di rotta, inizia il de-hubbing di Malpensa, che col tempo perde potenza, prestigio e milioni di passeggeri.

«La nuova Alitalia confermò i piani e la riduzione dei voli […] continuò per tutto il 2009. Chi c’era al governo in quel periodo? La Lega Nord insieme al Popolo della Libertà, che di fatto con­fermarono le scelte della precedente amministrazione e anzi favorirono senza ombra di dubbio l’arrivo della cordata degli imprenditori italiani. Accusare Alitalia era in realtà una foglia di fico davanti all’insuccesso della politica leghista nei confronti di Malpensa».

Sono questi alcuni dei fatti raccontati nel primo saggio di Giuricin per Aliberti editore (14,00 euro). L’analisi economica di come il “sogno” verde si è trasformato nella “disfatta” tricolore. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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