Confindustria e gli altri: le imprese in fuga dalle associazioni

Confindustria e gli altri: le imprese in fuga dalle associazioni

Qualcuno lo ha chiamato “effetto Fiat” ma, dietro il paravento di Confindustria, costretta ad assistere a una piccola ma significativa diaspora di aziende dopo l’addio di Sergio Marchionne, quella che si sta consumando nel mondo della rappresentanza imprenditoriale è una vera e propria emorragia di iscritti.

Negli ultimi dieci anni (dal 2002 al 2012) poco meno di 100mila imprese hanno sbattuto la porta in faccia alle associazioni che le rappresentavano. A rivelarlo sono dati inediti dell’Inps che registrano il numero di imprese individuali appartenenti alle rappresentanze di categoria e i risultati confermano la disaffezione verso un sistema che, in molti casi, ha smesso di rappresentare gli interessi delle aziende divenendo autoreferenziale e contiguo alla politica.

La più colpita è Confcommercio, storicamente la rappresentanza più illustre dei commercianti, che è passata dai 265mila iscritti del 2002 ai 196mila di oggi (oltre 70mila in meno). L’associazione ha assistito a una lenta erosione del suo prestigio e al graduale abbandono dei suoi iscritti, legato anche ad alcuni scandali territoriali, come quello che a Roma ha interessato l’ex-presidente Cesare Pambianchi, prima arrestato e oggi sotto processo per una presunta maxi-operazione di evasione fiscale.

Tuttavia, il caso Confcommercio non è isolato. La Confartigianato ha perso nello stesso periodo circa 29mila iscritti (da 300mila a 271mila), lasciandone per strada solo tra il 2012 e il 2011 ben 5mila 049. Anche la Cna (altra rappresentanza degli artigiani), pur essendo l’unica ad essere rimasta sui livelli storici, ha assistito nel 2011 all’addio di 3mila imprese. Soffrono anche gli artigiani della Casartigiani che dai 49mila del 2002 sono passati ai 44mila di oggi, mentre la Confesercenti ha perso per strada nello stesso periodo 12mila iscritti.

In quindici anni, mentre il numero delle imprese su scala nazionale è continuato a crescere (quelle individuali sono oggi 3,3 milioni, oltre il 50% delle aziende italiane), la compagine degli iscritti alle associazioni di categoria si è assottigliata vistosamente (poco più di 800mila) gettando pesanti interrogativi sul senso e sull’efficacia della rappresentanza. Fra 2002 e 2012, prendendo in esame i dati relativi al primo trimestre, le imprese individuali in totale sono passate da 3 milioni 430mila 528 a 3 milioni 330mila 915. E qualcuno ha cominciato a criticare gli statuti stessi di queste associazioni, che lo Stato non riconosce (come avviene per i partiti politici) e che quindi non sono vincolate alla certificazione dei bilanci e libere anche da obblighi sindacali come il rispetto dell’articolo 18.

Intanto sul fronte confindustriale, dopo l’uscita della Fiat e di altre importanti aziende come Nero Giardini, Cartiera Pigna e Gallozzi, la spaccatura interna che si sta profilando tra il presidente designato Giorgio Squinzi e il suo rivale Alberto Bombassei rischia di fare da detonatore di un nuovo e imprevedibile esodo.
 

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