“Io, giornalista, pestato dai manganelli della polizia greca”

“Io, giornalista, pestato dai manganelli della polizia greca”

Ancora scioperi e proteste in Grecia, dove martedì e mercoledì sono i marittimi ad incrociare le braccia contro le riforme di austerità, bloccando navi e traghetti nei porti. Ma accanto ai famigerati tagli ai sussidi e alle pensioni che stanno mettendo in ginocchio un intero popolo, nel Paese ellenico la crisi sta colpendo anche la libertà di informazione. Da mesi i giornalisti e fotografi che seguono le manifestazioni e i disordini devono fare i conti con il comportamento ostile dell’Astinomia, la polizia greca, che non vede di buon occhio chi documenta le violenze degli agenti. Un’ostilità che abbiamo vissuto, nostro malgrado, sulla nostra pelle.

Venerdì scorso il fotoreporter greco Marios Lolos, presidente del sindacato dei fotogiornalisti greci, si è dovuto sottoporre a un delicato intervento chirurgico alla testa dopo essere stato aggredito, la sera prima, da agenti della polizia antisommossa di Atene. Marios stava documentando le proteste intorno a piazza Syntagma, scoppiate dopo che mercoledì mattina un pensionato si è suicidato con un colpo di pistola davanti al Parlamento. Secondo quanto raccontato dai testimoni al quotidiano Kathimerini, il fotoreporter è stato colpito ripetutamente dai manganelli degli agenti.

I colleghi dell’Unione dei foto-giornalisti greci hanno denunciato l’ennesimo «attacco barbaro e non provocato», e hanno accusato la polizia di aver «preso di mira» i rappresentanti dei media: «I sistematici e ripetuti attacchi contro i rappresentanti della stampa che fanno il loro lavoro – che violano i più elementari diritti umani – non possono essere considerati come arbitrari: anche il più ingenuo può vederci il tentativo di imbavagliare l’informazione».

E, in effetti, le recenti cronache testimoniano le intimidazioni e i soprusi compiuti quotidianamente dalla polizia greca contro i giornalisti che seguono le manifestazioni. Il giorno prima dell’aggressione a Marios è toccato a Giorgos Gerafentis, corrispondente della televisione pubblica NET, avere a che fare con i metodi “sbrigativi” della celere. «Mi sono identificato come giornalista, ma la polizia antisommossa mi ha spintonato a terra lo stesso», ha raccontato. La stessa sera Rania Maniou, giornalista di Antenna Tv è stata colpita al collo da una manganellata mentre era girata di schiena.

Durante i disordini, solitamente, i celerini greci rispondono al lancio di molotov e sassi (che spesso ritirano indietro) con granate stordenti, gas lacrimogeno (spruzzato sulla folla da un agente munito di un’apposita bombola), cariche indiscriminate e un utilizzo piuttosto disinvolto del manganello.

Nel corso di questi mesi, foto e video hanno più volte documentato pestaggi gratuiti degli agenti contro manifestanti inermi e persone estranee ai disordini. E, ovviamente, contro gli stessi giornalisti. Dopo gli ultimi episodi, gli alti ufficiali hanno promesso delle indagini sull’utilizzo indiscriminato della forza da parte degli agenti, ma in pochi credono che si arriverà davvero a un risultato.

A ottobre dello scorso anno ha fatto il giro del mondo l’immagine di una fotoreporter dell’Afp, Tatiana Bolari, colpita ripetutamente in faccia da un ufficiale della celere. Anche in questo caso non fu aperto alcun procedimento. A giugno, il giornalista Manolis Kypraios ha perso l’udito dopo che un poliziotto gli ha lanciato contro una granata stordente durante alcuni disordini a piazza Syntagma, scatenando le proteste dei gruppi per i diritti umani.

Tutta “pubblicità” che i poliziotti eviterebbero volentieri. E si capisce anche dallo sguardo con cui fissano i fotografi che si avvicinano al cordone di scudi per prendere uno scatto della celere schierata in piazza. Ti scrutano come a volerti avvertire: «Mi ricorderò di te».

Circa un mese fa, chi scrive ha sperimentato sulla propria pelle il trattamento riservato ai giornalisti dall’Astinomia, la polizia greca. Dopo una serata di tafferugli per le strade di Atene – nella quale gli agenti si sono distinti per lo zelo con cui hanno caricato e “gasato” indiscriminatamente uomini, donne, giovani e meno giovani, manifestanti e giornalisti – la situazione sembrava essersi calmata. Gli occhi e la gola ancora bruciavano a causa del gas e ripensavamo con invidia alle grosse maschere a doppio filtro indossate da tutti gli altri giornalisti. Un paio di ore prima avevamo guardato con divertito scetticismo un marocchino che a piazza Syntagma vendeva delle mascherine protettive a un euro l’una. Troppo tardi ci siamo accorti del nostro errore.

Adesso ci troviamo in una strada secondaria. Il centinaio di giovani che si sono scontrati con gli agenti si sono dispersi e sono ormai lontani. A un certo punto, da un gruppo di celerini accanto a noi si stacca un energumeno dall’aria minacciosa che comincia a prendere di mira il collega Tommaso Della Longa. Urla parole incomprensibili, ma certo poco amichevoli. La macchina fotografica bene in vista e la frase «italian journalist» scandita come un mantra non ci sono di nessun aiuto. In un attimo ci ritroviamo sbattuti al muro dagli scudi della celere. Cominciamo a preoccuparci. Il timore non è quello di essere arrestati – abbiamo la coscienza a posto – ma di un pestaggio. È evidente che all’energumeno prudono le mani e in piazza abbiamo visto cosa sono capaci di fare i manganelli dell’Astinomia contro chi non c’entra niente con i disordini.

Solo grazie all’intervento dei colleghi greci, capeggiati proprio da Marios Lolos, riesco a cavarmela “solo” con un calcio sullo stinco sferrato mentre tengo le mani alzate. Nel frattempo, mentre Marios “tratta” con il responsabile dei poliziotti per la liberazione di Tommaso, altri due agenti fermano una signora e un ragazzo che passano di lì per caso. Perquisiscono entrambi, prendono la borsa della signora e buttano a terra il golf che il ragazzo teneva in vita. I giornalisti greci che osservano la scena non sembrano per niente stupiti e si fanno prudentemente i fatti loro.

«Italiani? Benvenuti in Grecia. Qui è sempre così. I poliziotti non vedono di buon occhio i giornalisti», ci spiegò in quell’occasione Marios, lasciandoci il suo numero di telefono con la raccomandazione di contattarlo se avessimo avuto altri problemi con la polizia. Un’eventualità che sembrava dare quasi per scontata.