“La Apple spinge i bimbi a comprare app”: e parte la class action

“La Apple spinge i bimbi a comprare app”: e parte la class action

Le mamme portano Apple in tribunale. Colpa delle applicazioni “esca” per Iphone e Ipad che spingerebbero i bambini a spendere soldi senza bisogno di chiedere l’autorizzazione di un adulto. Così un gruppo di genitori americani, dopo essersi visti recapitare conti salatissimi dai propri figli, ha fatto partire una pioggia di querele contro l’azienda di Cupertino. La Apple è subito corsa ai ripari, dando agli utenti la possibilità di disattivare completamente gli acquisti nel corso dei giochi. E per questo aveva chiesto che la causa venisse archiviata. Ma il giudice Edward Davila, a capo della Corte del distretto settentrionale della California, ha confermato le accuse dei genitori e imposto che l’azione legale prosegua il suo corso.

Sul banco degli imputati sono finite le cosiddette “app esca” che vengono offerte in maniera gratuita, ma che invitano gli utenti a spendere denaro per acquistare ulteriori applicazioni in-game a pagamento. Una volta inserite le credenziali per il download del gioco gratuito, l’utente può installare o scaricare altro materiale per un quarto d’ora senza dover inserire nuovamente la password. È in questo intervallo di tempo che, sfuggendo al controllo dei genitori, i bambini avrebbero comprato nuove app. Spendendo anche più di cento dollari a transazione.

Un esempio è l’applicazione del Villaggio dei puffi, che nel corso del percorso-gioco invita i bambini ad acquistare nuovi oggetti digitali. Una volta ricevuto il consenso dei minorenni, la spesa viene fatturata sul conto iTunes e sulla carta di credito associati all’iPhone o all’iPad utilizzati dai bimbi. Le mamme e i papà ora chiedono il risarcimento della somma spesa dai bambini, poiché non consapevoli degli acquisti che stavano effettuando. Il giudice Edward Villa ha giudicato consistente il danno economico subito da questi genitori, aprendo così il dibattito e chiedendo agli avvocati di Apple di preparare la strategia difensiva entro il prossimo 24 maggio. 

L’accusa è quella di aver violato le leggi in materia di tutele di consumatori. I genitori sostengono che la Apple abbia «indotto» i bambini a comprare nuove applicazioni, accumulando milioni di dollari da transazioni eseguite da minori senza il permesso degli adulti. «Questi giochi», ha detto l’avvocato dell’accusa, «creano dipendenza e sono progettati per indurre i bambini ad acquistare grosse quantità di moneta di gioco».

La class action dei genitori è solo l’ultima di una lunga schiera di cause pendenti contro l’azienda di Cupertino. Dopo la valanga di azioni legali per i problemi di ricezione dell’iPhone di ultima generazione se impugnato in modo da coprire l’antenna, l’ultima accusa rivolta alla Mela è quella di aver fatto pubblicità ingannevole per Siri, il software installato sugli iPhone 4S che riconosce gli ordini impartiti a voce. Il mese scorso un gruppo di scontenti ha deciso di iniziare una battaglia legale perché non sempre il programma fornirebbe le informazioni desiderate. 

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