La Zanzara non vuole cambiare l’Italia, solo darle uno specchio

La Zanzara non vuole cambiare l’Italia, solo darle uno specchio

Caro direttore,
A proposito della Zanzara Michele Fusco si chiede seriosamente se esiste una terza via, come facevano i comunisti italiani quando cercavano di allontanarsi dall’Urss senza abbracciare il capitalismo. In questo caso mancherebbe, nell’informazione politica, l’alternativa tra “cazzeggio” e programmi istituzionali tipo Porta a Porta e altri. Ma di che stiamo parlando? Ma Fusco ha idea di quanti prodotti editoriali ci sono oggi in Italia? Una scelta che non esiste in alcun paese del globo terracqueo. Sono onorato di cotanta attenzione da un giornale come Linkiesta, che considero uno dei migliori prodotti editoriali in circolazione, però mi sembra che il ragionamento di Fusco sia invalidato in partenza. Le “sparate” di alcuni politici alla Zanzara fanno notizia, certo, in un mondo editoriale dove la politica in tutte le sue sfaccettature occupa diverse pagine al giorno dei quotidiani e numerosi servizi di tg, web e radio. Però non si capisce perché il programma radio dovrebbe avere una funzione, uno scopo. E poi quale? Cambiare l’Italia? Essere cane da guardia di non si sa cosa?

Qualcuno ha parlato di “etica giornalistica”, cioè non si dovrebbe invitare gente che rutta. Sarà, ma quando sento certe espressioni mi viene da mettere mano alla pistola. E chi la decide l’etica giornalistica? E chi decide cosa è un rutto e cosa non lo è? Alla Zanzara non si fanno ragionamenti sofisticati. Li aborro, come direbbe il magnifico Mughini. Insieme all’amico Parenzo cerchiamo umori, sensazioni, pancia, reticenze, silenzi, battute. E proviamo, quando è possibile, a metterli in evidenza. Facciamo uno show radiofonico sulla politica. Show. C’è di tutto, alto (per modo di dire) e basso. Prendiamo in giro pure l’accento di Luttwak quando lo mettiamo in collegamento. E diventiamo teneri teneri quando si vuole tirare fuori una notizia. Pura tattica. La Zanzara non vuole migliorare il Paese. E’ il luogo del divertimento dei conduttori e degli ascoltatori insieme. Lo facciamo coi politici, e magari in futuro lo faremo col calcio, col cinema, con la cultura. Quando sento Borghezio dire a Bergamo a un cronista di “andare a prenderlo nel culo” non mi indigno, mi faccio due risate e costruisco una sigla che dura una settimana. Questa per me è la radio, questa è (anche) la Zanzara.

PS. Ricordo di avere avuto come piacevole compagno di banco Michele Fusco a Radio24, fino a quando lo stesso Fusco decise di troncare la sua collaborazione dopo la sostituzione del suo amico Giancarlo Santalmassi dalla direzione. Peccato. Era un bravo conduttore, con una voce fascinosa. Pensai che stava facendo una cazzata. Lui parlava di questioni di principio, di Berlusconi, di Confindustria e altre cose del genere. Però non ricordo di avere detto quelle frasi su Ferrara e Sgarbi. Può essere. Peccato non avere l’originale delle “intercettazioni” conservate nella memoria di Fusco.

*La Zanzara, Radio24
 

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