Pizza ConnectionMedici in piazza: “Non tassate le borse di studio più povere d’Europa”

Medici in piazza: “Non tassate le borse di studio più povere d’Europa”

E’ un emendamento alla legge sulla tassazione Irpef, ormai meglio noto come decreto sulle semplificazione fiscali, a mettere sul piede di guerra i medici specializzandi italiani. La modifica, presentata e approvata, insieme a tutto il disegno di legge lo scorso 4 aprile in Senato, è stata proposta dai due parlamentari dell’ SVP Helga Thaler e Manfred Pinzger e riguarda la possibilità di tassare tutte le borse di studio al di sopra degli 11.500 euro annui, in quanto «costituiscono reddito». Mercoledì il documento sarà alla Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva.

I primi a farsi sentire sono stati proprio i medici specializzandi, i quali percepiscono una borsa da 1.500 euro mensili (tra le più basse d’Europa) che verrà tassata come una normale retribuzione da lavoro dipendente. «Con la differenza – dice a Linkiesta Alessandro Perretti di Federspecializzandi – che non siamo lavoratori a tutti gli effetti, ovviamente non abbiamo le stesse tutele, e comunque, in quanto studenti, paghiamo le tasse universitarie».

Il taglio alle borse sarà del 23%, a conti fatti i medici specializzandi si troveranno a fine mese con una cifra tra i 200 e i 250 euro in meno al mese. «Un taglio non da poco per chi vive lontano da casa e con quei soldi ci deve pagare affitto, bollette, libri, spesa e, ovviamente le tasse universitarie», ci dice uno specializzando che lavora in corsia al pronto soccorso del San Matteo di Pavia. Ma la voce dei giovani medici da fiato anche a tutti gli altri borsisti che la legge andrà a colpire e non solo ai circa 25mila specializzandi in medicina che lavorano presso gli istituti sanitari pubblici e privati. «Una battaglia che non riguarda solo quei 250 euro – commenta a Linkiesta Walter Mazzucco, segretario nazionale dell’associazione Giovani Medici nel Mondo – ma riguarda tutti i dottorandi e borsisti italiani, medici e non, colpiti da questa norma».

E’ proprio da Pavia, uno dei poli di eccellenza nella formazione dei medici di domani, che si sta coordinando parte della protesta . Lo scorso venerdì gli specializzandi in forza al San Matteo di Pavia si sono riuniti e hanno deciso di astenersi dal lavoro oggi e domani, giornate in cui si tengono sit-in davanti alle più importanti strutture sanitarie e una manifestazione davanti alla sede di Montecitorio. In questi giorni è arrivato infatti anche l’appoggio del Presidente dell’Ordine dei Medici di Pavia, Giovanni Belloni, e del preside della facolta di Medicina dell’Università.

Gli specializzandi nelle strutture sanitarie pavesi sono circa mille, seicento solo al policlinico, ormai un ingranaggio indispensabile per il funzionamento delle strutture e un appoggio su cui i medici di ruolo fanno quotidianamente affidamento. «Da questo sciopero – spiega ancora Perretti di Federspecializzandi – ci attendiamo una modifica al provvedimento anche perché rischia di penalizzare pesantemente chi contribuisce al funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale». L’appello degli specializzandi è diretto al Presidente del Consiglio, Mario Monti e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «A questo punto – commentano da Federspecializzandi – in questi due giorni che mancano all’approvazione definitiva del testo non ci rimane che fare pressione, sperando ovviamente che non il governo non chieda la fiducia sul provvedimento».

C’è chi fa notare che tutto sommato questi specializzandi non se la passano male visto l’ammontare della borsa. «E’ vero, tra tutti, noi medici siamo quelli messi meglio – ci dice Liliana Praticò, altra referente degli specializzandi per la protesta – ma alziamo la voce anche perchè non è possibile che continuamente ci si rivalga sui giovani che vogliono formarsi. Noi certo siamo già dei privilegiati, pur essendo ampiamente sotto la media europea, ma c’è chi per la formazione, e non parliamo solo di medici, non ha risorse sufficienti e deve rinunciare». Tanti, spiega ancora Praticò «vorrebbero poi lavorare in Italia, ma sono costretti a espatriare vista l’assenza di spazi, e questi provvedimenti sono ancora più assurdi, soprattutto se partoriti da un governo e da parlamentari che tutti i giorni parlano di aiutare i giovani, mentre mettono in atto azioni che vanno nel senso opposto». Situazione che crea il paradosso di formare persone, anche a carico dello Stato, per poi vederle emigrare per trovare le ideali condizioni di vita e lavoro all’estero, in particolare nord Europa e Stati Uniti d’America.

Oggi e domani ci sarà quindi astensione dal lavoro da parte dei medici specializzandi, in particolare domani, quando alle undici partirà il sit-in davanti a Montecitorio in attesa della dicussione finale alla Camera dei Deputati. Saranno quindi in sofferenza i reparti di parecchi ospedali in cui i giovani medici specializzandi, oltre a formazione e didattica, portano avanti anche il lavoro in corsia ormai indispensabile in gran parte delle nostre strutture sanitarie.