Mediobanca si occupi di Generali e lasci Ligresti al suo destino

Mediobanca si occupi di Generali e lasci Ligresti al suo destino

Chi insegue due lepri non prenderà nessuna delle due, dice Confucio. Mediobanca, però, fa scuola a sé. Le lepri le vuole tutte sotto il suo controllo: libere di correre ma nel recinto tracciato dalla maison. Così facendo, però, «i suoi eccellenti banchieri hanno peccato di arroganza intellettuale e avidità di potere», a dire dei loro stessi apologeti.

Il troppo stroppia, e tanta avidità di potere prima o poi si paga. Accade, così, che sul salvataggio del gruppo immobiliare e assicurativo della famiglia Ligresti, soci di Mediobanca, l’Autorità Antitrust abbia deciso di fare il suo dovere, o per lo meno di provare a farlo. L’istruttoria aperta di recente punta infatti a scardinare il recinto in cui finora Mediobanca ha fatto correre le sue “lepri” assicurative: la Fondiaria Sai dei Ligresti, finanziata per 1,1 miliardi di euro, e le Generali, di cui ha il 13,2 per cento. Per non farsi mancare nulla, peraltro, Mediobanca ha anche finanziato per 400 milioni il gruppo Unipol, che ora dovrebbe “salvare” Fondiaria Sai. Insieme, le tre compagnie fanno occhio e croce il 50% del mercato italiano.

Questa “cappa” mediobanchesca sulle assicurazioni ha un risvolto pratico per milioni di automobilisti italiani: pagano le polizze auto più care d’Europa (si veda l’audizione dell’Antitrust nell’ambito dell’Indagine conoscitiva del Senato sulle polizze Rc auto). Nel decennio 2000-2010, la crescita media dei prezzi è stata del 4,6% annuo, il doppio della Spagna, cinque volte la Francia, sei volte la Germania. 

Ma l’avidità di potere ha nuociuto alla stessa Mediobanca, o meglio ai suoi azionisti. L’istituto guidato dall’a.d. Alberto Nagel rischia massicce rettifiche sul valore dei crediti dati a Fondiaria: già oggi, se contabilizzasse il prestito al suo valore di mercato dovrebbe scontare non meno del 30-35% del suo valore. Sulla partecipazione in Generali, che oggi quota poco sopra 10 euro, ha annullato o quasi le plusvalenze. A che pro, allora, inseguire tutte le “lepri” delle polizze? Non sarebbe più saggio concentrarsi su una compagnia assicurativa, senza coltivare intrecci con altri concorrenti, cosa che inevitabilmente porta a considerazioni e pratiche contrarie a una sana competizione di mercato?

L’intervento dell’Antitrust, perciò, lungi dall’essere un’intromissione, è una sana sferzata per una vera concorrenza nel mondo assicurativo, e va portato a termine a beneficio dei consumatori, delle compagnie e dei loro stessi azionisti. Semmai l’Autorità guidata da Giuseppe Pitruzzella dovrebbe stare attenta affinché, chiusa l’istruttoria, non si faccia gabbare, come è accaduto dieci anni fa, all’epoca della fusione fra la Fondiaria e il gruppo Sai dei Ligresti, quando impose a Mediobanca di vendere le azioni del nuovo gruppo. In quell’occasione, il legame uscito dalla porta rientrò dalla finestra, tramite i finanziamenti che nel tempo sono arrivati a 1,1 miliardi. Dieci anni dopo, è sempre Mediobanca il dominus che decide chi deve comprare Fondiaria e a che prezzo. È arrivata l’ora che si dica basta a questo teatrino della finanza che ha troppi tratti comuni con quello, tanto deprecato, della politica. 

Twitter: @lorenzodilena