“Monti ha fatto bene, i Fratelli Musulmani sono il meno peggio”

“Monti ha fatto bene, i Fratelli Musulmani sono il meno peggio”

«I Fratelli Musulmani? In questo momento, si può dire, esprimono posizioni meno radicali», concede Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano. «In ogni caso, sono meglio del previsto», aggiunge.

Insomma, il commento del presidente del Consiglio Mario Monti, al termine del suo viaggio in Egitto, appare fondato. Secondo lui i Fratelli Musulmani, «hanno espresso tesi non così diverse dalle posizioni che si considerano moderate». Un argomento, che, per essere capito, richiede «molta attenzione. Mi sembra quantomeno interessante e meritevole di essere approfondito». Realpolitik? Forse. Anche se, come spiega Parsi, «del resto in questo momento, sul campo ci sono loro. E la politica deve essere reale. I preconcetti ideologici, in questo caso, non servono». Uno sdoganamento.

Ma non solo. D’accordo con il presidente del Consiglio è anche Rime Allaf, analista per il Medio Oriente e Nord Africa per Chatham House, (ex-Royal Institute of international Affairs), che non ha dubbi. «È così», dice. «Il movimento si è staccato molto dalle sue idee, e dai suoi atteggiamenti del passato». Una metamorfosi, e le ragioni sono tante. «In primo luogo, sia in Tunisia che in Egitto, paese in cui sono nati, sono stati tenuti lontano dal potere dai regimi di Mubarak e Ben Alì per molto tempo. Questo ha permesso al movimento di rivedere certe posizioni e di modificarle». Perché? «Durante quegli anni, erano incolpati di ogni cosa. Erano lo spauracchio che giustificava la tenuta di quei regimi. Questo ha reso necessario distinguersi dalle accuse che, nel tempo, sono state mosse su di loro. E, di conseguenza, attenuare le istanze più radicali».

Un po’ calcolo politico, un po’ convinzione sincera. «Non dimentichiamo che la popolazione giovanile è molto cresciuta negli ultimi anni. Non solo dal punto di vista numerico. Studiano in tanti, sono aperti e più moderni e internazionali» e come bacino di voti sono diventati importanti, ma anche un luogo di diffusione di idee «più mainstream».

Se non bastasse, «il contesto politico è cambiato. Se l’obiettivo dei Fratelli Musulmani è prendere parte alla vita politica del loro paese, allora sanno che non possono più imporre vedute antiquate, e nemmeno lo vogliono. Una metamorfosi domestica, una maturazione indipendente». Preferiscono «rappresentare molte persone, farsi portavoce di tanti» e, soprattutto, acquisire credibilità anche all’estero e con l’occidente. Realpolitik? Del resto, anche per i Fratelli Musulmani, aldilà dei garbugli della politica interna, sul campo ci sono questi interlocutori.