Partiti in crisi, attesa per l’outsider, sembra familiare, ma è la Corea

Partiti in crisi, attesa per l’outsider, sembra familiare, ma è la Corea

SEOUL- La politica coreana non ha mai interessato molto il mondo esterno – e apparentemente neanche gli elettori coreani, dato che l’astensionismo è sempre stato elevato. Alle ultime elezioni parlamentari dell’11 aprile, poco più di un cittadino su due si è recato alle urne, in un clima dominato dalle preoccupazioni economiche – anche se usare il termine “recessione” in un paese che dovrebbe crescere quest’anno del 3,5% sembra una presa in giro degli europei, i ceti medi sono preoccupati per le crescenti ineguaglianze e l’inflazione – e dall’insofferenza per la corruzione e il malcostume dei politici.

Eppure la Corea del Sud è un paese sempre più importante, economicamente e non solo, e in più le tensioni peninsulari stanno riavvicinandosi ai livelli preoccupanti del 2010, quando il regime del Nord attaccò a più riprese installazioni e cittadini del Sud. Forse però nei prossimi mesi, grazie al carisma dei due principali candidati potenziali, la campagna elettorale in vista delle presidenziali di dicembre susciterà l’interesse dei coreani e anche degli osservatori esteri.

Se il centro-destra cui appartiene il presidente Lee Myung-bak è riuscito a conservare per il rotto della cuffia la maggioranza in Parlamento, con 152 seggi (erano 167) su 300, lo deve quasi esclusivamente allo stile pugnace e populista di Park Geun-hye. La sessantenne leader pro tempore del Partito Saenuri, figlia del generale Park Chung-hee che guidò il paese con pugno di ferro per 18 anni, ha saputo convincere l’elettorato che sotto lo slogan “cambiare col passato e guardare al futuro” ci sono effettivamente le basi per un paese più equo e meno dipendente dall’export e per una società più libera. Un risultato tutt’altro che scontato dato che l’attuale presidente ha indici di popolarità molto bassi e che il suo governo è sospettato di avere illegalmente spiato dei cittadini. La politica di fermezza adottata da Lee verso i dittatori di Pyongyang, Kim Jong-il e poi il figlio Kim Jong-un, non ha poi prodotto nessun effetto positivo e le relazioni inter-coreane rimangono difficili.

Se si votasse oggi, molto probabilmente Park vincerebbe, anche se non gode di molti consensi tra la borghesia illuminata delle grandi città. La si critica non tanto per essere la figlia di un dittatore e la leader di un partito che è al governo da quattro anni, quanto per non articolare posizioni chiare riguardo a questioni fondamentali in un paese in cui la democrazia è ancora giovane: quale giudizio storico dare dell’industrializzione condotta a marcie forzate durante il regime militare? Come fare per combattere gli abusi, rafforzare la libertà di stampa e aprire di più la Corea alla diversità? Quali politiche adottare per suscitare qualche riforma in Corea del Nord, pur con le difficoltà immense di gestire il rapporto con uno paese tanto chiuso e misterioso?

La speranza di coloro che non si riconoscono in Park è che Ahn Cheol-soo si lanci nella tenzone elettorale, magari concorrendo alle primarie del Partito Unitario Democratico (DUP), magari come indipendente. Cinquantenne, Ahn è un medico e imprenditore di grande successo, la cui società di software (AhnLab) è agli antipodi dei grandi conglomerati che dominano l’economia coreana. Park padre favorì lo sviluppo degli chaebol, di cui Lee è stato uno dei principali dirigenti. Dopo aver fatto fortuna nel mondo degli affari, Ahn è diventato un rispettato professore alla prestigiosa Seoul National University, acquisendo un profilo pubblico sempre più elevato fino a diventare il grande favorito per le elezioni locali del 2011. Decise però alla fine di non presentarsi, appoggiando un candidato minore che raccoglieva appena il 5% delle intenzioni di voto. Da indipendente Park Won-soon è poi stato eletto sindaco di Seoul, prima di aderire al DUP lo scorso febbraio.

Il DUP, che nel 2002 portò al potere Roh Moo-hyun, “presidente Mani pulite” che a seguito di accuse di corruzione si tolse la vita nel 2009, è diviso in fazioni e Ahn potrebbe preferire attendere e presentarsi da indipendente. Questo ovviamente sarebbe un elemento nuovo non solo per la Corea, dato che anche in tempi grami per i partiti tradizionali in tutti i grandi paesi, in ben pochi un candidato della società civile ha qualche chance di affermarsi a livello nazionale. E magari anche un caso interessante da studiare in Italia. 
 

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter