Pizza ConnectionSarà un modello matematico a liberarci dal debito

Sarà un modello matematico a liberarci dal debito

D.E.X.T., oppure “Debt Exit Strategy”, cioè una exit strategy dal debito. Sì, perché se finora è andato per la maggior il calcolo del debito, c’è chi sta pensando a progettare un modello che permetta di togliere la testa dalla spada di Damocle del debito pubblico e della crisi economica. Il modello sarà un supporto per la presa di decisioni sul tema.

In un Paese come l’Italia, dove il debito pubblico ammonta a circa 1.935 miliardi di euro (59,9 miliardi in più rispetto allo scorso anno durante lo stesso periodo) c’è un gruppo di studio che ha deciso di elaborare uno strumento utile per capire come uscirne.

L’idea è quella di elaborare un modello matematico che riesca però anche a integrare un sapere umanistico e sociologico. Una “ingegneria umanistica”, come la definiscono gli stessi componenti del gruppo di studio che sta elaborando DEXT, in grado di integrare il sapere umanistico con modelli scientifici.

Incontrando il gruppo di lavoro qualcuno potrebbe rimanere sbalordito, per come funzionano le cose in Italia. Ad architettare questo software che gira grazie a una mole di dati immensa e complessa, sono tre giovanissimi laureati provenienti da diversi campi accademici (ingegneri, storici e sociologi), supervisionati da un “grande vecchio” del management italiano, Lamberto Aliberti, matematico, economista, esperto in modelli matematici e andamento dei prezzi. Aliberti, oggi in pensione da sette anni, ha sempre insegnato e formato manager in scuole aziendali e progettato modelli per decisioni manageriali non pubbliche. Decide però di iniziare una nuova esperienza studiando il settore pubblico e trasmettendo il suo bagaglio di conoscenze ai giovani. E già queste sono notizie.

Così, in un anno circa, il team elabora un primo modello embrionale implementando il metodo storico alla quantificazione scientifica. L’obiettivo è quello di un modello artificiale in grado di riprodurre un fenomeno reale grazie alle conoscenze già acquisite da eventi passati e analizzando il fenomeno come sistema.
 

Il software, che Linkiesta ha potuto visionare, prevede l’inserimento di una serie di variabili a seconda dei dati a disposizione. Il sistema successivamente restituisce graficamente e numericamente una serie di indicazioni sulle decisioni da prendere riguardo le scelte economiche da compiere per rientrare, per esempio, nel pacchetto del cosiddetto Fiscal Compact (pareggio di bilancio e riduzione al 60% del debito pubblico sul PIL in venti anni).

«Si è reso necessario – ci spiega lo stesso Lamberto Aliberti – provare a mettere in piedi un sistema di questo tipo perché l’impressione è che si stia andando un po’ a casaccio sulla situazione del debito. Sia a livello europeo, sia nazionale». Per questo, dice ancora Aliberti «abbiamo messo in campo tanta fatica sperimentando un modello dall’alta forza predittiva che crediamo di aver ottenuto».

Intanto il gruppo di lavoro continua a lavorare sul modello, che prossimamente oltre al Fiscal Compact, vedrà l’inserimento di altre variabili come gli attori sociali (Stato, famiglie e imprese) con l’obiettivo di «trovare una bussola fra l’esigenza di ridurre il debito, con un rigoroso controllo sui conti dello stato, conservare il welfare e i servizi pubblici indispensabili, l’ultimo collante sociale dell’Europa, e rimettere in moto l’economia». Infine il team di DEXT, non può sottrarsi a inserire in questo complesso modello anche il fattore finanza, «la misura del fattore rischio, nelle trattative durante l’emissione di titoli di stato e in ambiente borsistico».
 

«Momentaneamente – dicono a Linkiesta i ragazzi del gruppo di lavoro – stiamo rappresentando i problemi dell’Italia, ma saremo presto in grado di usare prototipi e modello per ogni paese dell’euro e più avanti degli Stati Uniti».

Per ora è pronto al test il primo prototipo sul Fiscal Compact, gli altri due arriveranno con tutta probabilità per maggio e per l’estate, anche se la prudenza è d’obbligo: «non usciremo però, se il modello non si rivelerà veramente solido e capace di previsioni affidabili».

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