Il primo maggio della Spagna sull’orlo di una crisi

Il primo maggio della Spagna sull’orlo di una crisi

Sarà un maggio caldo, quello che attende la Spagna. A partire dalla giornata che più di tutte rappresenta le lotte e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori, scelta dai sindacati per dare un ultimatum al governo: «Negoziato entro il primo maggio, o le azioni di lotta si intensificheranno». La concertazione, inseguita da febbraio, non c’è stata. Il governo ha ignorato lo sciopero generale del 29 marzo contro la riforma del lavoro, indetto da Comisiones Obreras (Ccoo) e Union General del Trabajo (Ugt) con l’appoggio dell’opposizione di sinistra che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di cittadini.

Al premier Mariano Rajoy si chiedeva un accordo per modificare il provvedimento ed evitare così l’aggravarsi della tensione sociale. Il ministro del Lavoro María Fátima Báñez, forte della maggioranza nel Congresso dei deputati (197 su 350) ha però respinto la richiesta. E il 20 aprile il governo ha approvato un pacchetto di misure che prevede, tra le altre cose, l’abolizione della consegna gratuita dei farmaci ai pensionati e l’aumento delle tasse universitarie. Andando a toccare due settori chiave per i cittadini. Al grido di «non si gioca con istruzione e sanità» sono migliaia le persone che hanno manifestato, domenica, contro le misure di austerità. Peccato che, complice anche il maltempo, la partecipazione sia stata piuttosto scarsa. La mobilitazione (che ha coinvolto in tutto cinquanta città) ha avuto come epicentro Madrid, in piazza Nettuno: sotto la pioggia hanno sfilato i principali gruppi dell’opposizione e i sindacati, assieme a una piattaforma sociale di difesa del welfare e dei servizi pubblici. Con una vera e propria guerra di cifre tra la Polizia (che ha parlato di 9000 persone) e gli organizzatori, che hanno calcolato un’affluenza di 40.000 manifestanti.

Esperanza Aguirre, presidentessa della Comunità madrilena (la stessa che lo scorso anno definì gli indignados “camorristi” e “bulli” ) ha parlato ai giornali di «disastro totale». Accusando le sigle sindacali di non saper più rappresentare i lavoratori. Questi si sono difesi parlando di «prova generale», annunciando che la partecipazione massiccia sarebbe stata, come tradizione, quella della festa del lavoro, celebrata dando risalto ai temi della dignità e dei diritti.

Ma cosa cambia con le recenti misure di austerità? Per quanto riguarda la sanità, è previsto un taglio di 7 miliardi di euro annui. Da ottenersi grazie al conto degli assistiti: i pensionati, che finora potevano godere di assistenza totalmente gratuita, dovranno pagare il 10% dei medicinali. La popolazione attiva, invece, avrà a suo carico una quota portata al 40% fino a un massimo del 60%, a seconda del reddito. Inoltre viene limitato l’accesso dei migranti regolare alla sanità pubblica ai soli casi di emergenza e pediatria. Per il portavoce delle associazioni per la difesa della sanità pubblica, Marciano Sánchez Bayle, con le azioni del governo «si riduce l’aspettativa di vita degli spagnoli, e si rischia di smantellare il sistema sanitario pubblico».

Le regioni potrebbero inoltre essere autorizzate ad aumentare le tasse universitarie del 10%. Ottenuta l’approvazione del governo nazionale, avranno poi la possibilità di aumentare il numero di studenti presenti per aula del 20%, a discapito della qualità dell’insegnamento e soprattutto del carico di ore di lavoro degli insegnanti.

Le misure sono necessarie, visto che la Spagna è tornata in recessione: il Pil del primo trimestre 2012 ha segnato una contrazione dello 0,3% dopo il -0,3% dell’ultimo trimestre 2011. Su base annua, il Pil ha evidenziato un -0,4%. E come conseguenza del declassamento di Madrid, deciso il 26 aprile scorso, Standard & Poor’s ha tagliato il rating di 9 banche spagnole. A scatenare l’effetto domino, una bolla immobiliare che ha travolto l’intero modello economico. La disoccupazione è più che raddoppiata dal 2008, e dalle stime il 24,5% di oggi è destinato a sfondare il tetto del 26% nel 2013.

Rajoy ha avvertito che il suo programma di riforme continuerà, inarrestabile, e di conseguenza i leader sindacali hanno invitato alla mobilitazione permanente. Perché questo rigore, secondo i manifestanti, non farà che impedire ulteriormente la crescita. A dover tirare la cinghia saranno soprattutto le regioni autonome che da sole assorbono oltre la metà della spesa pubblica. Basti pensare a quella Comunitat Valenciana che fino a qualche anno fa veniva presa a esempio (Il Pp governa la regione dal 1995) come uno dei motori di uno sviluppo che sembrava inarrestabile: Valencia, città universitaria, terza per dimensioni dopo Madrid e Barcellona, si ritrova nel 2012 sommersa di debiti, e rischia la bancarotta. Già a dicembre 2011 il governo spagnolo era corso in aiuto della città per permetterle di rinnovare un credito con la Deutsche Bank. E le tre agenzie di rating (Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s) avevano classificato il debito della regione come “spazzatura”. Il motivo? Proprio i grandi investimenti che l’hanno resa celebre, dal parco oceanografico al circuito di Formula Uno, passando per la città delle arti e della scienza realizzata dall’architetto Santiago Calatrava, hanno finito per decretarne la fine. Valencia ha il debito più elevato della Spagna, un deficit che nel 2011 ha raggiunto il 4,6%, dovuto anche a un uso disinvolto dei fondi pubblici che il governo regionale è ora costretto a ridurre.

La festa, è finita, e la Spagna si è svegliata col mal di testa. E con tanta rabbia. Il 3 maggio il fulcro della contestazione potrebbe spostarsi a Barcellona, dove è in programma il vertice della Banca Centrale Europea. Nel frattempo, gli indignados hanno in programma di scendere in piazza sabato 12 maggio, e di accamparsi per tre giorni: un modo per ricordare la genesi del movimento, nato esattamente un anno fa a Puerta del Sol, e soprattutto una forma di protesta per le misure di contenimento messe in atto dal Pp. Nel corso dell’ultimo sciopero generale, il 29 marzo, molti giovani sono stati arrestati. A chiedere la loro liberazione ci sono persino alcuni componenti della “sezione senior” del movimento 15-M, una cinquantina di pensionati che si sono resi protagonisti di diverse azioni di protesta nelle ultime settimane (ad esempio l’occupazione di un autobus contro l’aumento del biglietto). Il ministero degli Interni ha inoltre annunciato un giro di vite nel codice penale, per punire con due anni di carcere chi convoca attraverso i social network proteste che possano alterare l’ordine pubblico. Da una settimana, sui twitter spagnoli, uno dei principali hashtag è #HolaDictadura. La polizia catalana ha aperto una pagina web con le foto di 230 sospetti, chiamando i cittadini a collaborare per l’identificazione. E gli indignados, a Plaza del Sol, sfideranno il divieto imposto dalla prefettura. 

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