In Piemonte chi critica la Lega muore (politicamente)

In Piemonte chi critica la Lega muore (politicamente)

E due. Dopo la vicenda del giovane consigliere comunale di Vercelli, Emanuele Pozzolo, sospeso dal partito a luglio, l’ortodossia leghista in Piemonte ha fatto la sua seconda vittima. Si chiama Mario Brescia, ex capogruppo del Carroccio a Torino, e in questo caso si parla addirittura di espulsione. Così recita la raccomandata datata 21 aprile che Brescia, classe 1951, militante della prima ora, un passato di incarichi amministrativi e di partito, si è visto recapitare nei giorni scorsi, con la richiesta di espulsione, votata all’unanimità dalla segreteria torinese.

La sua colpa? Aver criticato i vertici “nazionali” e “federali” della Lega in una lettera aperta ai militanti che qualcuno ha fatto circolare su internet. Un duro atto di accusa nei confronti delle gerarchie, allergiche al dialogo e al confronto interni, a cui si aggiunge una buona dose di autocritica, in qualità di militante, per aver sopportato e taciuto per troppo tempo. Distinguendo tra «noi» (la base) e «loro» (i vertici), Brescia cerca di esortare i leghisti a svegliarsi dal torpore: presentare proposte, idee, contributi.

Il suo lo definisce un «atto d’amore verso il partito», ma le critiche non le risparmia a nessuno. Parla di logiche di potere che prevalgono su tutto, di assenza di democrazia, di mancanza di trasparenza nelle nomine in Piemonte e gestione oscura dei fondi, di tradimento degli ideali delle origini («Ci è stato detto ed imposto di lottare prima per l’autonomismo, poi per il federalismo, poi per una specie di confederazione, poi per la secessione, poi per la devolution e chissà cos’altro»).

Nelle sue parole sembra di ritrovare le stesse accuse costate care al sindaco di Macherio, Giancarlo Porta, e al consigliere regionale della Toscana, Marina Staccioli. Anche loro nei mesi scorsi, stufi di ingoiare bocconi amari, sono stati allontanati per aver criticato pubblicamente i vertici del Carroccio.

D’altra parte, per restare in Piemonte, non aver mantenuto un profilo basso ed essersi ribellato ai diktat della segreteria provinciale ha stroncato la carriera anche al giovane e promettente Emanuele Pozzolo, 27 anni, ex capogruppo del Carroccio a Vercelli, sospeso dal partito a luglio per «indegnità morale». Pozzolo è stato messo alla porta, spiega lui, prima del congresso provinciale di settembre, dove avrebbe forse potuto dar fastidio alla riconferma, avvenuta per acclamazione, del parlamentare maroniano Gianluca Buonanno alla guida della Lega vercellese. Ma quelli erano altri tempi: l’affare Belsito non era neanche lontanamente immaginabile e le scope non si sapeva cosa fossero. Oggi, nel bel mezzo dello scandalo politico giudiziario che ha travolto la Lega, e dato il via all’ “operazione pulizia”, tuttavia, i metodi non cambiano: chi dissente è pregato di farsi da parte. 

In realtà anche la ribellione di Brescia è iniziata in tempi non sospetti. A ottobre, l’ex consigliere comunale, oggi di circoscrizione, si è candidato alla segreteria torinese della Lega. Un gesto «suicida», ammette lui stesso, perché non avrebbe avuto alcuna possibilità di vincere, ma compiuto per «innestare un dibattito su come rilanciare il partito». Invece nulla. «Lo stimolo – spiega ancora Brescia – è caduto nel silenzio più totale, senza alcuna risposta politica né organizzativa, se non l’isterico coro “Bossi Bossi” ». Scoppiata la bufera, poi, si sarebbe aspettato l’apertura di un dibattito. Anche in questo caso, niente. Nessun vero confronto, se non generiche frasi di circostanza sulla necessità di «stare uniti e calmi».

Ora Brescia rischia l’espulsione con l’accusa di aver danneggiato il movimento. Il segretario provinciale del Carroccio Alessandro Benvenuto non si sbilancia sulla decisione finale, ma «certo – ammette – il comportamento di Brescia non fa bene alla Lega, soprattutto in questo momento», e garantisce che «spazi di dialogo, nelle sezioni, ci sono sempre stati. Ai congressi tutti hanno potuto dire la loro, compreso Brescia».

Intanto di abbandonare il partito il “dissidente” non ci pensa nemmeno: ha già pronta una memoria difensiva da presentare alla segreteria regionale e federale. Anche Pozzolo, dopo la sospensione, si era rivolto al segretario della Lega Nord Piemonte Roberto Cota, che è anche governatore della Regione. Da lui sta ancora aspettando una risposta.

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