La speranza del quorum del candidato solitario alla poltrona di sindaco

La speranza del quorum del candidato solitario alla poltrona di sindaco

C’è chi si lamenta della proliferazione delle liste e dei partiti. E chi invece non riesce a trovare candidati aspiranti alla poltrona di sindaco. Succede nel Comune di Trenta, in provincia di Cosenza, piccolo centro della Presila con poco più di 2500 anime. Dove, alle elezioni comunali, concorre un solo candidato. Senza alcun avversario. Lui, l’aspirante sindaco solitario, si chiama Ippolito Morrone, ha 47 anni, di mestiere fa l’ingegnere ed è appoggiato da una coalizione formata da Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista. «Non si è formata nessuna altra lista per la difficoltà a trovare i candidati», spiega Eugenio Martucci dall’ufficio elettorale del palazzo comunale. Ma la vittoria di Morrone non è scontata: per vincere, al candidato senza avversari serve comunque il quorum del 50 per cento dei votanti.

Ippolito Morrone è anche il sindaco uscente del Comune di Trenta, in carica dal maggio 2007, dopo la parentesi della gestione commissariale. Non per infiltrazione mafiosa, come è accaduto per molti comuni calabresi, ma per eccessiva rissosità. Tanto che, come riporta Il Corriere della Calabria, tra i banchi del consiglio comunale volarono pure le sedie. Dopo il commissariamento della giunta, vennero indette nuove elezioni, allora con due candidati. Tra i quali anche una donna, Loredana De Marco, appoggiata da una lista civica, che ottenne solo 544 voti. Eppure, nel paese il centrodestra esisterebbe pure, tanto da aver avuto nel 2006 anche un sindaco pidiellino, Giulio Covelli (fratello di Damiano Covelli, figura di rilievo del Pd cosentino). Ma questa volta non è riuscito a dare vita a una lista con rispettivo candidato.

L’unico avversario per Ippolito Morrone resta quindi l’astensionismo dei suoi concittadini. Perchè, secondo l’articolo 71 del Testo unico sugli enti locali del 2000, «ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista e il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune». Se non venisse raggiunta questa percentuale, che nel caso di Trenta corrisponde a 1250 votanti, secondo il decreto legge «l’elezione è nulla».

È successo a Vodo di Cadore, nel bellunese, nelle amministrative del giugno del 2009. L’unica lista che si era presentata alle amministrative non aveva superato ”l’esame” del quorum. Su 969 gli elettori, aveva votato il 44,89% degli aventi diritto, cioè 435 persone, e il paese era stato commissariato per poi tornare alle urne nella primavera 2010.

Non sembra correre questo pericolo il Comune di Trenta, dove l’affluenza alle 22 della domenica elettorale ha già raggiunto il 48,44 per cento. Ippolito Morrone quindi ha già vinto? «No, ora dobbiamo aspettare anche la percentuale degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune», dice Eugenio Martucci, «solo allora il sindaco Morrone potrà andare in piazza a festeggiare».

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