“Ma quale neo-leghismo, nella Parma grillina si canta Mameli e non Verdi”

“Ma quale neo-leghismo, nella Parma grillina si canta Mameli e non Verdi”

Archiviati i ballottaggi, si tirano le somme. Si abbassano i toni delle litanie consolatorie, secondo le quali tutti hanno vinto o quasi-vinto. Ancora una volta se Atene (il Pdl e la Lega) piange, Sparta (il Pd e alleati potenziali) non ride.

La verità è che la politica ha le sue regole. In fondo, dal ’94 ad oggi, il bipolarismo becero, incentrato su Forza Italia poi Pdl da una parte e Pds-Ds-Pd dall’altra, presenta un bilancio fallimentare: non ha dato al Paese né buongoverno, né stabilità, né sviluppo. Per di più, la classe dirigente è immutata e sembra immutabile. Osserva giustamente Luca Ricolfi sulla Stampa che i vecchi non si fanno da parte anche perché le nuove leve non danno mai battaglia: aspettano una cooptazione che non arriva mai.

I dirigenti dei tre maggiori poli sembrano avvertire l’ondata liquidatoria in arrivo, ma si dimostrano incapaci di porre argine. Annunciano propositi di vitalità (riforma della legge elettorale, riforma del Parlamento, riforma di partiti, attribuzione del necessario potere di governare all’esecutivo), cui fa seguito il nulla. Viene alla mente la similitudine di Nenni che ricordava le insegne delle antiche osterie romane: oggi non si fa credito, domani sì. Vale a dire: oggi non c’è accordo sulle riforme, domani forse ci sarà.

Siamo alla vigila dell’estate: poi arriva il generale agosto e dopo le ferie saremo in campagna elettorale, senza nulla di nuovo da offrire ai cittadini disgustati dal vecchio. La sola novità è che stanno emergendo forze nuove o semi-nuove, consapevoli della estrema impopolarità dei partiti.

La palma del nuovismo spetta a Beppe Grillo e al suo movimento 5 Stelle, che conquista Parma e alcuni centri minori (Comacchio e Mira) e riesce a tenere insieme le farneticazioni distruttive del leader e gli esempi di moderazione e concretezza di chi incarna il verbo del vate sul territorio.

Il neo-sindaco di Parma proclama sintonia con il capo, ma pratica l’autonomia e il pragmatismo: come faceva Tosi, sindaco di Verona rispetto a Bossi. È aiutato dagli sconfitti: subita la disfatta, sono impegnati in una spietata resa dei conti interna, ma trattano i vincitori come usurpatori. E tuttavia la prova dei grillini è ardua. Come funzionerà il reclutamento degli assessori, che sembra imperniato sull’esame in vitro di centinaia di curricola?

L’utilizzazione sofisticata della rete internet è una rivoluzione copernicana, rispetto ai lenti ritmi delle nomenclature di partito; ma un’oculata attivazione di rapporti e riscontri personali appare necessaria. Un primo bilancio sarà possibile fra cinque o sei mesi.

Naturalmente, Parma è l’osservatorio più significativo. Pizzarotti esprime fiducia e realismo. L’equiparazione allo stile leghista si rivela fallace: alla sua prima uscita pubblica, alla festa della Polizia ha confessato grande emozione alle note dell’inno nazionale: come Gigi Buffon, che è stato nella sua verde età portiere del Parma.

Andiamo ora sull’altro fronte. Grande confusione e molta incertezza sotto il sole. Bersani sembra affaticato, incalzato come è da più parti: da Vendola e di Pietro che enunciano un sostanziale ultimatum, dagli interna corporis del partito che invocano nuove primarie, dall’agitazione dell’ala cattolico-margheritina, dalla pressione del partito del quotidiano Repubblica, che sembra ipotizzare la formazione di una lista civica nazionale. Il calo crescente dei consensi del Pd nelle regioni rosse è preoccupante, anche perché è associato alla impalpabilità dell’identikit del Pd. Chiosa velenoso Cirino Pomicino sul Foglio: fanno i socialisti a Parigi, ma si vergognano di chiamarsi socialisti in Italia.

Sul cosiddetto versante moderato, la pentola è in ebollizione, ma è difficile immaginare quali minestre saranno in tavola nella primavera del 2013. C’è chi spera in una inverosimile resurrezione di Berlusconi, chi aspetta Sor “tentenna” Montezemolo, chi preannuncia l’arrivo di un sorprendente homo novus. Intanto, anche il terzo polo di Casini, Rutelli e Fini, anch’essi primattori della Seconda Repubblica in agonia, sembra in via di evaporazione al sole delle elezioni amministrative. Pare difficile mietere consensi per chi tesse l’apologia del Governo Monti, la cui impopolarità cresce di giorno in giorno.

Questo è lo scenario in fieri. Aggiungo una domanda: l’area laico-socialista, che non ha responsabilità di quanto accaduto nell’ultimo ventennio, non potrebbe essere una delle novità della transizione verso la Terza?

*Ex ministro della Difesa nel governo Ciampi, l’articolo è stato originariamente pubblicato su L’Avanti.