Più piccola è l’impresa più la banca chiude il rubinetto

Più piccola è l’impresa più la banca chiude il rubinetto

Personalmente non credo che servano più altre conferme alla stretta creditizia sulle piccole imprese, ma dato che all’interno del sistema bancario si continua anche nel 2012 giocare a nascondino parlando di grande supporto al territorio, o usando statistiche cumulative sugli impieghi e dato che le stesse statistiche sottovalutano il fenomeno del rifiuto del credito (e della rinuncia a chiedere credito), questa volta uso una ricerca condotta dalla Bce sulle imprese dell’eurozona per dare nuovo sostegno alla mia convinzione che il credito sia stato tolto alle imprese di minore dimensione. La ricerca, fatto piuttosto importante, consente di apprezzare anche le differenze tra Paesi, che sono se mi è consentito anche un fatto competitivo. Quando Passera stesso parla delle nostre piccole imprese “innovative” che soffrono per mancanza di liquidità, e pensa alla loro capacità di stare sui mercati, tenga presente anche la situazione di svantaggio sul fronte del credito.

La ricerca della Bce, Survey on the access to finance of small and medium-sized enterprises in the euro area, è recente (aprile 2012) e misura un notevole numero di fattori che determinano la capacità delle Pmi europee di ottenere finanza nel periodo a cavallo tra ottobre 2011 e marzo 2012. Un campione di 7.511 Pmi, di cui il 93% con meno di 250 dipendenti, suddivise nelle canoniche classi: micro-imprese, piccole imprese, medie e grandi imprese. È la stessa ricerca a cui si riferisce Carlo Milani nel suo pezzo Il credito scomparso su LaVoce.info.

Nella ricerca ho estratto i dati relativi alla percentuale di richieste di prestiti bancari totalmente respinte o approvate con significative riduzioni rispetto alla richiesta. I tre grafici mostrano nell’ordine la situazione in quattro Paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) per le Pmi nel loro complesso, per le sole micro-imprese e per le piccole imprese.

Fonte: Banca centrale europea

Fonte: Banca centrale europea

Fonte: Banca centrale europea

La lettura dei grafici è semplice:

1) prima di tutto le imprese tedesche non stanno per niente attraversando una stretta creditizia, nonostante il sistema bancario tedesco sia sottoposto agli stessi parametri dell’EBA, nonostante la Germania abbia come l’Italia molte Pmi. Solo il 10% delle PMI tedesche sono state rimbalzate dalle banche tedesche negli ultimi sei mesi. In Francia la percentuale sale al 14 per cento. In Italia siamo al 35% e in Spagna poco meno (34%). Vale la regola spiegata da Imprese+Finanza: il 30-40% delle PMI non hanno più accesso al credito o ne hanno meno di quanto ne vorrebbero. Sono gli “indesiderati”, i divoratori di capitale che le banche stanno abbandonando al loro destino per buone ma anche per cattive ragioni.

2) più piccola è la dimensione più grave è il problema. La percentuale di mancato accesso al credito sale al 42% per le micro-imprese, contro il 28% delle piccole, ma ancora una volta il confronto con le imprese tedesche e francesi è impietoso: 19% e 17% per le micro-imprese e addirittura solo 3% e 13% per le piccole imprese.

Dati alla mano c’è una ragione in più per ritenere che in questo preciso momento le banche italiane, sottoposte all’urto della crescita del portafoglio di crediti dubbi, stiano stritolando le piccole imprese mentre questo non sta avvenendo, a parità di condizioni bancarie in Germania e Francia.

Le imprese italiane sono in uno stato economico-finanziario peggiore? È totalmente possibile, sicuramente sono più indebitate e più vulnerabili. Ma ricordando che le colpe dell’eccesso di debito bancario vanno divise a metà tra imprenditori poco avveduti e banche prima ingorde e noncuranti poi spaventate, rimane il fatto che questa chiusura del credito alle piccole imprese è pericolosissima oggi. Un altro motivo per considerare un progetto di ampio respiro per mettere in sicurezza molte piccole imprese (nell’Arca e nel Bacino di Carenaggio) e non sacrificare anche questo pezzo dell’economia alla Francia e alla Germania. Perché da difendere in Italia non c’è solo la Parmalat o la Edison.

Contributo originariamente pubblicato sul blog Imprese+Finanza