Ricco e ottimista, eppure anche il Canada ha la sua “primavera”

Ricco e ottimista, eppure anche il Canada ha la sua “primavera”

Pensi al Canada e cosa ti viene in mente? Distese di foreste e laghi, un’enorme Svizzera bilingue e federale. Welfare, rigore (non solo climatico) e ottimismo, soprattutto: l’economia più ottimista del G7 nel 2012 (secondo l’ultimo International Business Report di Grant Thornton). Eppure, nel cuore economico e finanziario del Paese, il 2012 è iniziato con una primavera “araba”. E l’estate si preannuncia caldissima.

“Le printemps herable” la chiamano in Quebec (in francese, lingua ufficiale): la “primavera degli aceri”. Oggi compie 100 giorni. È la protesta studentesca più lunga – arrivata ormai alla quinta settimana di mobilitazione ininterrotta – nella storia del Canada. La più partecipata, e anche la più violenta: 2000 gli arresti tra i manifestanti dall’inizio dei subbugli. Oltre 300 solo domenica scorsa. Molotov, assalti ai negozi e alla metropolitana, picchetti delle associazioni studentesche davanti alle scuole. Il tutto a due passi dai giardini della “maggioranza silenziosa”.

Un conflitto dai tratti “greci” che suona strano in un Paese che, dall’inizio della recessione globale, ha sempre registrato indici bassissimi nella percezione della crisi da parte della popolazione. Secondo il report di aprile dell’istituto di statistica Environics, meno di un canadese su tre ha preoccupazioni lavorative, il 70% si dichiara “ottimista” sulle prospettive economiche del Paese, oltre il 40% si aspetta “significativi miglioramenti nella propria situazione finanziaria” nei prossimi sei mesi. La disoccupazione? Praticamente inesistente. Anzi: secondo una ricerca della società di consulenze Grant Thornton, il 38 % degli imprenditori canadesi lamenta difficoltà nel reperire personale qualificato, per soddisfare le possibilità di crescita.

Eppure nella provincia del Quebec – cuore economico e finanziario della Federazione, dotato di un Welfare State tra i più avanzati al mondo – la riforma universitaria approvata dal governo a febbraio, che prevede un aumento del 75% in cinque anni delle rette universitarie (la Hausse), ha scatenato una sollevazione popolare senza precedenti. L’escalation di tensione ha raggiunto l’apice la settimana scorsa, con violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine e l’approvazione, in Parlamento, di una “legge speciale” per fronteggiare la “situazione d’emergenza”.

Il pugno duro del governo – la controversa Loi 78, approvata giovedì e in vigore fino al 1° luglio 2013, che introduce dure restrizioni ai manifestanti e multe fino a 125mila euro per chi partecipi ai presidi davanti alle scuole – non ha sortito per il momento gli effetti sperati. La più grande associazione studentesca del Quebec, la CLASSE, ha lanciato ieri una campagna di disobbedienza civile, annunciando proteste a oltranza per tutto il periodo estivo. «Proporremo a breve un progetto di legge per la riorganizzazione del calendario scolastico – ha risposto il primo ministro Jean Charest – le lezioni riprenderanno ad agosto, permettendo così agli studenti di completare le loro sessioni».

Ma la situazione è tutt’altro che sotto controllo. C’è già chi chiama il Quebec la “Grecia del Canada”. E la crisi va ben oltre i problemi – enormi – d’ordine pubblico. Il partito liberale, al governo dal 2003 e da mesi in calo vertiginoso di consensi per uno scandalo-corruzione che ha investito l’esecutivo, ha avviato una politica di tagli alla spesa pubblica per ridurre la pressione fiscale – la più alta in tutto il Canada – e la dipendenza dalle altre province (che trasferiranno a Montreal “equalization payments” per 7.3 miliardi di dollari nel 2012).

Ma le contestazioni dei tagli ai fondi per la formazione universitaria – che arrivano a 75mila dollari a studente nel corso di una laurea triennale – hanno già portato alle dimissioni, la settimana scorsa, del ministro dell’istruzione – e vice-premier – Line Beauchamp. Che agli inizi di maggio era stata anche travolta da una bufera giudiziaria, per aver presenziato una raccolta fondi per il partito assieme a un noto esponente della mafia locale.

E se il Quebec, anziché la Grecia, fosse anche solo l’Italia del Canada, l’ottimismo dei canadesi – non solo degli studenti – sembra essere destinato a un tracollo inesorabile nei prossimi sondaggi.  

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