FonSai, sull’ok a Unipol manca la firma della Vigilanza Isvap

FonSai, sull’ok a Unipol manca la firma della Vigilanza Isvap

La conduzione del salvataggio del gruppo Fondiaria Sai sta provocando un mezzo terremoto dentro l’Isvap, l’Istituto di vigilanza delle assicurazioni private. A meno di 48 ore dal provvedimento che autorizza il gruppo Unipol ad acquisire il controllo della holding Premafin, e a cascata di FonSai, si è aperto un giallo sulle procedure interne che hanno portato l’Isvap a concedere il via libera alla compagnia bolognese guidata da Carlo Cimbri.

Secondo fonti vicine all’autorità presieduta da Giancarlo Giannini, nella relazione conclusiva della procedura autorizzativa per Unipol sembra che non ci sia la firma di Giovanni Cucinotta, il responsabile del servizio di Vigilanza I dell’Isvap, nella relazione conclusiva della procedura autorizzativa per Unipol. Sull’autorizzazione n. 2986, adottata nella seduta del 20 giugno dal consiglio dell’Isvap (leggi qui il provvedimento), sarebbe mancato l’assenso del dirigente che sovrintende ai controlli su diverse compagnie, fra cui, appunto, Unipol. Nelle scorse settimane, i due servizi di Vigilanza assicurativa (l’altro è diretto da Roberto Roberti) sono stati tagliati fuori dalla gestione del dossier. L’intera pratica è stata accentrata nelle mani del presidente-direttore generale Giancarlo Giannini e del vicedirettore Flavia Mazzarella (v. articolo «L’Isvap silenzia i funzionari competenti sul dossier»).

Interpellato da Linkiesta, l’Isvap ha dichiarato che «l’operazione Unipol-FonSai è stata positivamente valutata all’unanimità dagli organi dell’autorità lo scorso 20 giugno». Rispetto al passato, viene sottolineato da fonti a conoscenza delle vicende, ci sarebbe stato un intenso coinvolgimento di tutti i membri del consiglio dell’istituto. Non è stato possibile, invece, raggiungere Cucinotta. Negli ultimi due mesi, si erano rincorse varie indiscrezioni su contrasti interni circa la sostenibilità del salvataggio da parte di Unipol. Voci mai confermate, ma che hanno trovato un’eco nella lettera che l’ex amministratore delegato delle Generali Giovanni Perissinotto ha inviato al cda del Leone poco prima di essere dimissionato («Seri dubbi sulla visione strategica di questa operazione, non solo per l’inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore»). Proprio ieri, peraltro, Cimbri ha presentato al mercato gli obiettivi del progetto di integrazione con FonSai che punta a un utile di 821 milioni nel 2015, anche grazie a un obiettivo alquanto ambizioso di efficienza gestionale (costo dei sinistri più spese gestionali al 93% dei premi Danni).

Cimbri ha respinto come “fantasie” i rilievi sulle minusvalenze implicte nell’esposizione in titoli strutturati emersi nella due diligence condotta dalla Ernst & Young, per conto di FonSai, sulla compagnia bolognese (leggi l’articolo «Ecco la due diligence su Unipol»). Il manager ha invitato gli analisti a guardare la positiva conclusione del processo autorizzativo da parte dei vari regolatori: oltre al sì dell’Isvap, è arrivato il semaforo verde della Banca d’Italia (necessario in quanto il gruppo FonSai controlla una banca) e quello dell’Antitrust (quest’ultimo condizionato a diversi impegni, fra cui la cessione di rami di portafogli di premi per 1,7 miliardi di euro). La Consob di Giuseppe Vegas ha poi aiutato Mediobanca a strutturare l’operazione in modo tale da evitare che Unipol incorresse negli obblighi di Opa sul gruppo Premafin-FonSai, e a giorni dovrebbe sciogliere i nodi residui sull’assenza di Opa sulla controllata Milano Assicurazioni.

Il clima collaborativo fra autorità di vigilanza non ha tuttavia sopito le tensioni all’interno dell’Isvap. Fonti sindacali riferiscono che il clima è molto nervoso: la riunione del Consiglio dei ministri di martedì prossimo è attesa con una certa trepidazione. Da Palazzo Chigi dovrebbe venir fuori il nome del successore di Giannini, il cui mandato è arrivato al termine proprio in questi giorni.

Nell’aria, però c’è anche la soppressione dell’Isvap e il trasferimento delle funzioni alla Banca d’Italia. Un esito che buona parte del personale dell’Isvap pregusta come un insperato salto di status, ma che non pochi vivono come una fine ingloriosa per l’istituto, travolto dalle critiche per lo scandalo FonSai. I contrasti fra le strutture tecniche e il vertice dell’istituzione e, adesso, il giallo della firma non aiutano a rasserenare gli animi. E anzi richiamano alla memoria i dissensi scoppiati nel 2005 tra i funzionari Clemente e Castaldi e l’allora governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, a proposito della Bpl di Fiorani.

La soppressione dell’Isvap oggi, insomma, verrebbe vissuta come sanzione esiziale, al termine di un periodo turbolento, in cui la reputazione dell’istituto è stata offuscata dalle polemiche sull’inefficace vigilanza condotta sulla Fondiaria Sai nel decennio della gestione Ligresti. Una fonte esterna che conosce molto bene l’Isvap ricorda che negli anni le indicazioni dei tecnici della Vigilanza non sarebbero state tenute in giusta considerazione da Giannini. In qualche caso anche contro il parere del vicedirettore Mazzarella, che premeva per avviare un’ispezione su FonSai da prima che i problemi della compagnia emergessero in tutta la loro gravità. Lo scorso 30 marzo, Mazzarella è stata ascoltata dal pm Luigi Orsi nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sul gruppo Ligresti. 

Twitter: @lorenzodilena

lorenzo.dilena@linkiesta.it