La finestra sopra il cantiere, quando i lavori in corso diventano un incubo

La finestra sopra il cantiere, quando i lavori in corso diventano un incubo

Là dove c’era una città ora c’è…un labirinto di metallo, tubi che spuntano da marciapiedi semidistrutti, fermate del bus soppresse, tir che intasano le strade. E soprattutto polvere, fango e tanto rumore. Fino a un anno fa, all’altezza del chilometro 9 della strada statale 36 sorgeva il quartiere Robecco di Cinisello Balsamo, a nord di Milano: 800 famiglie, una chiesetta e tante attività commerciali. Da quando sono partiti i lavori di collegamento tra la strada statale e la tangenziale A52, «viviamo come in un lager», dice – esagerando sì, ma non troppo – un anziano della zona. Le barriere di alluminio della Dalmine sfiorano balconi e finestre. Le strade, dove prima grandi e piccini passeggiavano, si sono trasformate in stretti cunicoli polverosi schiacciati tra muri di cemento e acciaio. Automobili e biciclette hanno fatto largo a gru e camion.

I lavori vanno dal chilometro 8,55 al chilometro 12,87 della statale 36. Gli operai della Impregilo, la società che si è aggiudicata l’appalto dall’Anas, hanno iniziato a scavare sotto l’asfalto di Cinisello a dicembre del 2011, ma la strada che portava al quartiere Robecco era stata già bloccata il primo giugno del 2011. Da allora i residenti vivono in un incubo. «Siamo isolati dal mondo», dice Andreina Malini, presidente del comitato quartiere Robecco nato dopo l’avvio dei lavori. «Hanno spostato la fermata dell’autobus e per poter attraversare la statale, lungo viale Brianza, c’è solo un semaforo in mezzo al buio. Da un anno abbiamo chiesto un lampione per poter attraversare la strada di notte, ma ancora non ci è stato dato». Addirittura, continua, «è stato l’hotel Best Western a dare la corrente al semaforo per i primi sei mesi e solo dopo una serie di lamentele l’Anas ha concesso l’elettricità». Nel corso degli scavi, poi, «sono state danneggiate la fognatura e i tubi dell’acqua e le case parallele ai lavori sono rimaste un giorno e mezzo senza acqua. Per non parlare dell’inquinamento acustico, che è destinato a crescere, visto che i dirigenti Anas ci hanno detto che non hanno soldi per costruire le barriere antirumore». Eppure, aggiungono, «un ingegnere da noi pagato ha stimato che basterebbero 25 mila euro per costruirle».

Una delle maggiori preoccupazioni dei membri del comitato è l’innesto “a raso” della A52, che sbucherà direttamente nella via Margherita de Vizzi di Cinisello, con un’enorme rotonda a sei immissioni. Questo significa che il traffico, anche quello pesante, dall’autostrada si immetterà direttamente su una delle strade cittadine. E una delle immissioni sorgerà di fronte al cancello rosso di una villetta ben curata, con tanto di giardino fiorito e tendine colorate. «Questa casa sarà bloccata in mezzo al traffico», dicono i membri del comitato, «il proprietario non riuscirà più a uscire con la sua auto». «L’innesto», spiega la signora Andreina, «doveva essere fatto in galleria, con un sottopasso. Ma l’Anas, dopo aver cominciato a scavare, ha scoperto la presenza di un collettore del gas di due metri di diametro – secondo loro non segnalato sulle mappe del Comune – che serve gran parte dell’hinterland milanese. Questo collettore non si può spostare e allora hanno deciso di fare l’innesto a raso, cioè l’immissione diretta nella strada comunale di tutto il traffico che viene dalla Valtellina, compresi i tir. Le nostre camere da letto, quindi, si affacceranno direttamente sulle auto che arrivano dall’autostrada». Qualcuno scherza: «Manca solo l’autogrill».

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Nel quartiere Robecco, non ci sono solo famiglie, ma anche diverse aziende, come Epson, il gruppo De Luigi e la Amilcare Pizzi. Che, come raccontano i membri del comitato, «hanno difficoltà a essere raggiunte a causa delle continue deviazioni e chiusure improvvise delle strade». E negli uffici di viale Brianza, «i proprietari ci hanno detto di aver dovuto lasciare a casa del personale perché, non essendoci più mezzi pubblici che arrivano, la gente non sa come venire a lavorare».

In difficoltà è anche l’albergo a quattro stelle Best Western, lungo viale Brianza. «I lavori ci stanno fortemente penalizzando», spiega il direttore Giovanni Zambonelli. «Nel mese di aprile, rapportando il fatturato a quello dello stesso periodo dello scorso anno, ho registrato un calo del 90 per cento». I clienti, continua, «lamentano soprattutto la difficoltà di accesso alla struttura. E il risultato è un 70-75 per cento di stanze vuote». Stesso deserto tra i tavoli del ristorante “L’Angolo”, gestito da Nan Shenouda, immigrato egiziano che tutti a Cinisello ormai chiamano Romano. L’insegna che conduceva all’ingresso è stata coperta dalle lamiere. Così Romano si è arrangiato scrivendo, con una bomboletta spray rossa, il nome del suo locale sulle paratie di cemento dell’Anas. Con tanto di freccia in evidenza. Perché, tra cunicoli e gru, i clienti faticano a orientarsi. «Mi stanno rovinando», spiega Romano, «sto fallendo. Qui è il deserto, non viene più nessuno. Ho sette dipendenti, un affitto e le tasse da pagare». Il problema sorge soprattutto la sera, «quando è buio totale e i clienti hanno paura a venire». Così Romano si è inventato un menù a otto euro, affiggendolo sul muro d’ingresso del ristorante. «E il Comune mi ha pure fatto la multa per affissioni abusive», racconta.

Alcuni angoli del quartiere sono completamente isolati. Tra una casa e l’altra, ci sono enormi crateri con fili di ferro arrugginiti che spesso spuntano sulla strada, rendendo pericoloso il percorso per grandi e piccoli. «Molte persone anziane sono senza macchina», spiega Andreina, «e non sanno più come andare a fare la spesa, perché il supermercato più semplice da raggiungere ora è a 1,5 chilometri di distanza». Chi invece riesce ancora ad andare a fare rifornimento all’Auchan, è costretto ad attraversare a piedi uno svincolo della tangenziale, in un angolo senza strisce, semafori e marciapiedi, sfiorati da macchine e tir. Persino andare in chiesa nel quartiere Robecco diventa pericoloso. Il percorso per arrivare alla cinquecentesca parrocchia di San Bernardino è un cunicolo stretto tra le lamiere, con un marciapiede quasi invisibile, con tanto di tubi del gas a vista e senza lampioni.

«La cosa peggiore è che l’Anas non ci ascolta», si sfoga Massimo Manenti, membro del comitato, «è come se non parlassimo con nessuno. Cerchi di rivolgerti alle istituzioni provando a far capire che ci sono problemi ma è come parlare con un muro». E anche i disegni dei lavori sono difficili da ottenere. «Stiamo chiedendo dei disegni all’Anas dal 2011», aggiunge la signora Andreina, che nel frattempo ha imparato tutto di innesti stradali e scavi. «Dopo una email molto minacciosa, abbiamo ricevuto risposta che i disegni li stanno preparando ma li dobbiamo pagare».

La vicenda del rifacimento dei quattro chilometri di strada, affidata a Impregilo, è cominciata nel 2000. La spesa iniziale doveva essere di 93 milioni di euro, poi saliti a 116 con le spese per gli espropri, i collaudi e l’eliminazione di “interferenze” come cavi e condutture. L’importo, poi, ha continuato a lievitare negli anni, tra “ulteriori interventi” e altre interferenze, raggiungendo nel 2010 quota 228 milioni di euro. Il tratto stradale interessato attraversa i comuni di Monza e Cinisello. L’opera di maggior rilievo, si legge nei progetti, è la costruzione della galleria artificiale sotto viale Lombardia, a Monza. «Sarà il tunnel urbano più lungo d’Europa», dicono dall’Anas.   

Dopo i ritardi accumulati, il termine previsto per i lavori è stato spostato dal 2008 alla fine del 2013, ma i residenti del quartiere Robecco non sono ottimisti. Sugli slittamenti dovuti agli errori progettuali sta indagando ora la Corte dei Conti. Anas e Impregilo incolpano la tardiva scoperta di sottoservizi e interferenze che «non sono state né precedentemente segnalate dai vari enti gestori né messe in evidenza nell’esistente cartografia agli atti comunali», e comunque garantiscono che, approvate le opportune varianti e scontato un certo ritardo fisiologico, il termine del 2013 sarà rispettato. «Speriamo», chiosa Giovanni Zambonelli, direttore del Best Western. «A noi interessa che finiscano il prima possibile. Ma spesso ho visto al massimo cinque operai al lavoro. Così non si finisce più».

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