La giunta ancora non c’è ma Barilla apre a Pizzarotti

La giunta ancora non c’è ma Barilla apre a Pizzarotti

PARMA – Paolo Pizzarotti, da buon re dei costruttori edili, lo asfalta: «Dice cose fuori dal mondo, impensabili nel 2012». Paolo Barilla, il principe dell’industria alimentare, vuole prima assaggiarlo: «È giovane, vedremo come si muoverà». Lui, l’altro Pizzarotti, il grillino Federico-consulente – informatico, diventato sindaco di Parma, ostenta sicurezza e non va a ossequiarli. Arriva a piedi, insieme al cerimoniere del Comune, nella sede dell’Upi, l’Unione parmense degli industriali, chiamata a raccolta tra i marmi e gli affreschi del Teatro Regio per la consueta assemblea annuale, benedetta per l’occasione dal ministro della Giustizia Paola Severino.

Per il volto nazional popolare del Movimento Cinque Stelle, quello di ieri è stato un giorno importante: il battesimo con i poteri forti. «Il Pizza» si materializza subito dopo aver annunciato – via You Tube – il primo assessore della nuova squadra di governo ancora da forgiare. Sia fuori che dentro il Regio, gli sguardi e le battute sono esclusivamente per lui, il nuovo fenomeno politico spuntato nella Food Valley. Mai gli industriali di Parma si sarebbero immaginati una scena del genere, «eppure ne abbiamo viste tante: a partire dal crac Parmalat», alza le spalle un vecchio funzionario di Confindustria. Eppure ora la realtà ha superato la fantasia. Ancora più clamoroso il caso di Paolo Pizzarotti. Il Cavaliere del cemento, tra i primi cinque imprenditori edili italiani «con oltre 3.000 dipendenti e commesse in tutto il mondo», ora non è più il Pizzarotti più potente di Parma. «La cosa non mi tange – dice a Linkiesta – io continuo a fare il mio lavoro. Vedremo cosa sarà in grado di mettere su il sindaco, vedremo chi metterà in giunta. Se mi spaventano i suoi proclami? Beh, ciò che ha detto in campagna elettorale sullo sviluppo del territorio è fuori dal mondo, nel 2012. La decrescita, gli zero volumi, lo stop al termovalorizzatore? Cose folli. Qui c’è la crisi, la cri-si». Guida per il lettore: in campagna elettorale il grillino andava nei dibattiti e premetteva: «Mi chiamo Pizzarotti e non c’entro niente col costruttore». Quello entrato negli appalti di tutta la penisola, dal ponte sullo Stretto all’Alta Velocità. Berlusconiano d’antan, l’altro Pizzarotti, il costruttore, prima di inforcare la bicicletta verso la strada di casa ragiona: «Altro che Terza repubblica qui rischiamo di finire peggio della Prima».

Paolo Pizzarotti

Meno tranchant il commento di Paolo Barilla, che premette di non essere andato a votare alle ultime elezioni: «Cercheremo di supportarlo come abbiamo fatto con tutte le altre amministrazioni – spiega l’imprenditore della multinazionale alimentare – non spetta a noi condizionare il suo operato. Noi facciamo un lavoro diverso. I poteri forti? Non esistono più, e queste elezioni lo hanno dimostrato. Così come la Gazzetta di Parma (diretta emanazione del potere Confindustriale, ndr) non sposta più un voto. Sono i cambiati i modelli, occorre prenderne atto. Mi raccomando: niente titoli scandalistici». Poi arriva Marco Rosi, Mister Parmacotto, e se lo porta via. Anche quest’ultimo, all’indomani della svolta, aveva chiaramente espresso tutta la sua paura «per un salto nel buio eccessivo», per una scossa attesa che si era trasformata «in un terremoto» .

La rivoluzione del Movimento cinque stelle continua la sua marcia a colpi di rotture con il passato. Cesare Azzali, direttore dell’Upi e non proprio un cultore del vaffa day, fa gli onori di casa avvolto nel fumo della sua pipa. Quando arriva il sindaco scatta il saluto, una fugace stretta di mano. Intorno gli altri industriali mormorano: «Guarda quanto siamo caduti in basso». E un altro: «Ma stai zitto, questo è diventato una delle persone più famose d’Italia, altro che la tua fabbrichetta…». Giovanni Borri, presidente dell’Upi, saluterà più tardi così il nuovo cittadino davanti al parterre du roi del Regio: «Auguri, ma paga i debiti con le nostre imprese».

Paolo Barilla e Marco Rosi ieri all’assemblea degli industriali

È bello notare come i dubbi e le perplessità di quelli che una volta erano poteri forti vadano a sbattere sul sorriso da bravo ragazzo stampato sulla faccia del sindaco, per una volta in grisaglia. Talmente poco a suo agio, all’apparenza, da preferire addirittura il capannello dei cronisti a quello degli industriali. Dei due il male minore, si dirà. «Allora, come avete visto – detta ai taccuini – abbiamo scelto il primo assessore, ora lasciateci lavorare e arriveranno gli altri….».

Prima di arrivare al Regio, con un video messaggio su You Tube, Pizzarotti ha infatti annunciato il nuovo responsabile del bilancio, colui che dovrà affondare il bisturi nel debito monstre del Comune e delle partecipate. Si chiama Gino Capelli, ha 48 anni, è un commercialista parmigiano. Neofita della politica, ha fatto il curatore fallimentare per alcune società legate al gruppo Parmalat e per la Jam Session Srl, della Jam Session Holding Srl e della Jam Session Retail Srl, società a capo del gruppo titolare del marchio Guru di Matteo Cambi, dichiarate fallite nel luglio 2008.
 

E gli altri? Fuori al Regio arriva una piccola delegazione di consiglieri Cinque stelle, tirati a lucido con l’abito buono. «In settimana annunceremo altri assessori: stiamo chiudendo per quello alle attività produttive, sarà un imprenditore». I grossi nomi agitati durante i comizi da Grillo pare che abbiano fatto un passo indietro. O meglio: non uno in avanti. Le Napoleoni, gli Scarpa e i Pallante non entreranno in giunta. «Daranno una mano come consulenti» In città, c’è già chi maligna: la società civile non vuole metterci la faccia, una cosa è fare l’occhiolino, un’altra è prendersi delle responsabilità e rischiare. C’è chi parla di stallo. C’è chi dice che Pizzarotti si si stia incartando proprio con i curricula dei candidati. «Non è vero, mi prendo tutto il tempo per fare le scelte giuste». Sarà pure così, ma non mancano i casi. Tipo Gian Paolo Montali: l’ex tecnico della nazionale di volley avrebbe detto prima sì, poi no a un impegno a Cinque stelle. «Metteremo la sua candidatura ai voti, personalmente gli voterò contro: ho un altro nome su cui puntare», spiega un consigliere. Oppure c’è la grana della Cultura, nella città dei teatri e della lirica. Domenica scorsa con una email anonima un grillino deluso, trasformatosi in corvo, ha fatto uscire tre nomi papabili, bruciandoli, su Repubblica Parma: Lucia Fornari Schianchi, Roberto De Lellis, Paola Donati. Rispettivamente: ex sovrintendente ai Beni storici e artistici di Parma e Piacenza, ex presidente e direttore generale del Teatro delle Briciole di Parma e la direttrice artistica della Fondazione Teatro Due di Parma. Nomi tirati in ballo chiosando che «non sono proprio il nuovo che avanza». Sta di fatto che la città è impaziente, e vuole sapere: il 14 giugno c’è il gran debutto in Consiglio. «A breve avrete altre sorprese». Basterà sintonizzarsi sul nuovo canale You Tube del Comune.