“Marchionne? Ottimo lavoro, con qualche dubbio”

“Marchionne? Ottimo lavoro, con qualche dubbio”

Lo scorso gennaio, in occasione di un evento-fundraising tenuto a Fort Worth, in Texas, il vice presidente Joe Biden ha sintetizzato magistralmente i principali (gli unici?) successi ottenuti in questi anni da Obama. «Bin Laden è morto e la General Motors è viva», ha esclamato rivolgendosi a una platea di potenziali finanziatori. Alle prese con una crescita economica assai anemica e una riforma sanitaria maldigerita dalla maggioranza della popolazione, in vista di novembre la strategia elettorale di Barack non può che fondarsi su questi due pilastri. Se poi consideriamo il carattere insulare della discussione politica statunitense che da sempre relega in secondo piano le questioni di carattere internazionale, ecco che il salvataggio dell’industria automobilistica voluto nel 2009 dalla Casa Bianca appare come l’apice del mandato.

«Siamo nell’intervallo e il secondo tempo sta per cominciare», diceva a febbraio Clint Eastwood in un suggestivo spot della Chrysler andato in onda durante il Superbowl e ritenuto da molti repubblicani un subliminale invito a confermare Obama. I numeri dell’operazione restano inconfutabili. Tre anni e 85 miliardi di dollari dopo, il bailout ha rilanciato la produzione, messo al sicuro oltre un milione di posti di lavoro e permesso alla General Motors (GM) di tornare a essere il primo gruppo al mondo per veicoli venduti. Simboli indiscussi della rinascita commerciale e tecnologica di Motown sono oggi l’elettrica Chevrolet Volt, prima vettura americana ad aggiudicarsi in Europa il riconoscimento di auto dell’anno, e il Ceo della Chrysler Sergio Marchionne che – caso del tutto inedito per un manager italiano – in autunno potrebbe risultare determinante per le sorti di Barack.

Chi conosce alla perfezione tanto la storia dell’ibrida della casa di Detroit quanto quella di Marchionne è Bob Lutz, già vice presidente dal 2001 al 2010 di GM e ideatore della Volt, che in un’intervista rilasciata a Linkiesta coglie l’occasione per difendere la sua creatura dagli attacchi repubblicani, dare i voti all’operato del dirigente abruzzese ed esprimere alcuni dubbi sulla partnership Chrysler-Lancia. Forse per camuffare l’imbarazzo di Romney che nel 2008 s’era detto «favorevole al fallimento dell’auto americana» o per proteggere gli interessi del settore petrolifero, negli ultimi mesi la Volt si è trasformata nell’oggetto preferito degli strali repubblicani.

Per il Gran Old Party il profilo ecologico e gli incentivi all’acquisto garantiti da Washington incarnerebbero l’insopportabile ingerenza del big government obamiano. E non importa se la vettura è stata pensata da un conservatore come Bob Lutz. «La Volt, come l’omologa Opel Ampera, rappresenta [invece] un traguardo eccezionale – ci spiega Lutz con orgoglio – . L’ibrido ha dalla sua un livello di tecnologia molto avanzato, un aspetto straordinario, un’ottima tenuta di strada e ha un’autonomia di 500 km». Eppure la Volt sarebbe semplicemente figlia «della scellerata agenda verde di Obama». Romney l’ha definita «un’idea acerba con cui la politica vuol suggerirci che auto guidare», e Neil Cavuto, noto anchorman del canale conservatore Fox News, l’ha addirittura bollata come «la cosa più stupida che abbia mai visto».

Ma se i commenti al vetriolo sono parte di una manovra più ampia tesa a colpire la Casa Bianca – avverte Lutz – la tattica non funzionerà. «L’estrema destra ha creato il falso mito per cui il governo avrebbe ordinato alla General Motors di produrre la Volt. In realtà il concept dell’auto è stato presentato nel gennaio del 2007, mentre Obama è stato eletto nel novembre del 2008. La destra si augura che l’ibrido fallisca e che ciò danneggi il presidente. Anch’io sono un repubblicano, ma non è questo il sistema migliore per cacciare Obama dalla Casa Bianca!».

Lutz, che ha vissuto sulla propria pelle le alterne vicende di Motown e che da anni scruta Marchionne con gli occhi dell’insider, esprime un’opinione spassionata del numero uno di Fiat e Chrysler. «Non è sempre piacevole lavorare per persone come Sergio. Lui è un leader con una visione molto chiara di ciò che intende raggiungere e di come vuole che sia fatto, ma sta svolgendo un ottimo lavoro. Le auto migliorano di continuo e i risultati economici dimostrano che sta facendo ciò che gli azionisti reputano giusto». È tutto perfetto? Si chiede Lutz, quasi volesse sottolineare ciò che non va. «No. Non tutto – risponde da sé alla domanda – . Ad esempio, mi chiedo quanti in Europa compreranno le enormi vetture che la Chrysler produce negli Stati Uniti e che saranno lanciate nel vecchio continente con il logo della Lancia».

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