“Noi, i sindaci che non si lagnano e applicano la spending review”

“Noi, i sindaci che non si lagnano e applicano la spending review”

Ci sono i sindaci che scendono in piazza con fascia tricolore e fischietto contro la spending review. Quelli che annunciano di non poter pagare gli stipendi dei dipendenti. E quelli che, davanti ai tagli del governo Monti, si rimboccano le maniche per trovare una soluzione e far quadrare i conti. In piena pianura veneta, nella marca trevigiana, un folto gruppo di primi cittadini, di colori e appartenenze politiche diverse, si è messo insieme per ridurre i costi di uffici e servizi. Si tira una riga e si decide su che cosa risparmiare. «Altro che spending review», dice scherzando Marzio Favero, sindaco leghista di Montebelluna (a circa 20 chilometri da Treviso), «qui in Veneto si chiamano conti della serva. E noi li abbiamo già fatti da tempo, senza sprechi né sperperi. Ma c’è un limite oltre il quale non possiamo andare. È per questo che dobbiamo fare qualcosa».

A Montebelluna, meno di 31 mila abitanti tra due colline verdi coperte di querce e roveri, Favero avrebbe trovato la soluzione: creare una alleanza tra Comuni. Che significa: «Mettere insieme risorse finanziarie e umane dei diversi municipi per ridurre le spese di gestione». Come già è accaduto per la Federazione dei Comuni del Camposampierese, a Nord di Padova, e per l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. Niente di nuovo, insomma, la forma giuridica è prevista dall’art. 32 del Testo unico degli enti locali n.267 del 2000 . Il numero minimo per costituirne una è di due comuni, ma per unirsi a Montebelluna hanno già dato la loro approvazione altri sei consigli comunali diversi: Caerano San Marco, Crocetta del Montello, Breda di Piave, Nervesa della Battaglia, Trevignano e Volpago del Montello. Per un totale di circa 80 mila abitanti. «Su cento consiglieri comunali tra maggioranza e opposizione», racconta fiero Favero, «solo uno ha dato un voto contrario». 

«All’unione», spiega il primo cittadino di Montebelluna, «vengono trasferiti fondi e personale». Il senso è quello di ottimizzare i servizi, accorpando gli uffici dei diversi comuni in un’unica macchina burocratica. E gli impiegati in esubero? «Vengono riallocati in altri settori per migliorare i servizi che hanno delle carenze», risponde, «così migliora anche la qualità delle politiche amministrative, perché in questo modo i singoli lavoratori si specializzano». Niente «amputazioni» del personale, quindi, come il sindaco 47enne preferisce chiamare i “tagli” del governo dei Professori. «Vista l’impossibilità delle assunzioni, ci sarà una riduzione progressiva dei dipendenti con i naturali pensionamenti».

I sette comuni condivideranno i servizi informatici, quelli della gestione del personale e degli appalti, il settore urbanistica, quello della trasparenza pubblica, i servizi sociali e il turismo. In questo modo, ribadisce Favero, «le procedure burocratiche vengono semplificate». E il risparmio consiste soprattutto «in un minore ricorso alle consulenze esterne, che riempiono sempre le voci di spesa dei bilanci». La concentrazione territoriale, per di più, «servirà anche per ottenere maggiori finanziamenti dalle istituzioni».

Ma a esser condivise tra i comuni non sono solo le risorse finanziarie. «L’unione ci permette di mettere in condivisione anche le idee e i progetti», dice, «per avere una visione più ampia del territorio, perché è chiaro da tempo che i territori non coincidono con i confini». E i cittadini cosa ne pensano? «La risposta è positiva», dice Favero, «anche perché la gente si aspetta dalla politica locale le risposte che invece non riesce a ottenere dalla politica nazionale». E «con la riduzione delle spese di amministrazione, anche per i cittadini sul lungo termine si prospettano minori costi». Attenzione, però, precisa Favero, «qui non abbiamo problemi di bilancio, abbiamo sempre avuto una buona gestione dei conti. Noi la spending review l’abbiamo già fatta da tempo». 

È quello che dice anche Marco Serena, a capo della giunta monocolore leghista di Villorba, a 16 chilometri da Montebelluna, che da anni rientra nei parametri dei cosiddetti comuni “supervirtuosi”. In questo paese di 18 mila abitanti, luogo di residenza di Luciano Benetton (fondatore del Gruppo Benetton), a settembre del 2011, insieme ai comuni di Ponzano Veneto e Povegliano, era stato firmato un documento «col quale ci siamo posti l’obiettivo di razionalizzare le macchine comunali per migliorare i servizi e specializzare il personale». E in questo accordo, come ama precisare Serena, «si trova tutto il buon senso dell’arco costituzionale: a Ponzano c’è una giunta di centro destra composta da Lega, Pdl e Udc, a Povegliano una amministrazione guidata dal Pd». 

I tre comuni hanno unito le forze, per formare quella che viene definita “fusione”, anche questa prevista dal Testo unico sugli enti locali all’articolo 15. Diversamente dall’unione, nella quale restano i singoli municipi distinti, la fusione prevede «trasferimenti» delle competenze in un unico “macrocomune”. «Abbiamo chiesto una analisi della gestione del funzionamento dei tre municipi alla società di consulenza Kpmg», racconta Serena. E alla fine è stato stabilito di mettere in comune gli uffici finanza, ragioneria e tributi e quelli del personale e della segreteria generale. «I tre front office resteranno uguali», dice il sindaco, «quello che viene centralizzato è il back office». Restano fuori «dalle sei alle 15 persone», prosegue, «che vengono riallocate nei settori dove c’è più bisogno, per esempio nell’assistenza alla polizia locale per la compilazione dei verbali, di modo che gli agenti possano avere più tempo per pattugliare il territorio». 

A esser condivisi sono anche i servizi per la cura degli anziani, con una singola casa di riposo per Villorba e Povegliano, la polizia locale («entro settembre passeremo a 20 vigili su tutto il territorio dei tr comuni», dice Serena) e l’ufficio personale, che passerà da sette impiegati a tre. «Queste tre persone saranno sufficienti a gestire i 150 dipendenti degli uffici dei tre comuni», spiega il sindaco. 

Anche qui non si prevedono «tagli» né «amputazioni», come direbbe il sindaco di Montebelluna. Ma «una revisione della pianta organizzativa, altrimenti non si riesce a far altro che pagare stipendi, bisogna eliminare questa politica che si autoalimenta». La spending review a Villorba è già cominciata lo scorso anno, con lo spostamento di due dirigenti, «uno dei quali è passato a lavorare in Regione Veneto, l’altro ha avuto invece una riduzione dello stipendio». E dal 1 agosto, aggiunge Serena, «metteremo in comune due posizioni organizzative con il comune di Povegliano: il responsabile dei lavori pubblici e quello dell’edilizia privata e dell’urbanistica». Il risparmio, come già aveva detto Favero, «sta anche nell’eliminazione dell’acquisto di servizi dall’esterno. Gestendo all’interno la manutenzione del verde, ad esempio, risparmieremo 150-200 mila euro all’anno». 

E anche qui i cittadini sono contenti. «Dopo una prima fase di smarrimento», racconta il primo cittadino, «soprattutto da parte degli anziani, tutti hanno capito che una riduzione della spesa della politica è necessaria». E per il futuro, dice Serena, «una volta preparato il sostrato e riorganizzate le macchine, chiederemo ai nostri cittadini, tramite un referendum, se vogliono ancora tre sindaci o se ne basterà uno solo».