Potenti d’Italia, quanta ricchezza investite in Btp?

Potenti d’Italia, quanta ricchezza investite in Btp?

La vicenda della crisi dell’ euro è ormai al centro della discussione ad ogni livello del paese. Tutti si sentono coinvolti, anche per il timore che suscita, e questo pone il tema al centro dei pensieri ed anche delle “chiacchiere” quotidiane.

La vicenda, come spesso accade per i grandi temi discussi pubblicamente, ha assunto un quadro di riferimento, direi una “narrazione”, che purtroppo è in alcuni punti falsa e certamente fuorviante.

La narrazione dominante è la seguente: la crisi dell’ euro e dei paesi del Sud è partita dalla crisi prima finanziaria ed ora economica avviatasi nel 2007. La recessione ha messo principalmente in difficoltà i paesi più indebitati e meno competitivi, come l’Italia. Ciò ha reso i paesi più deboli vulnerabili a causa della difficoltà di rifinanziare a costi accettabili i loro debiti sovrani. Di fronte a questa situazione anche il nostro paese ha intrapreso sia riforme strutturali sia misure di austerità per promuovere da un lato uno sviluppo economico futuro e per convincere dall’ altro “ i mercati” a sottoscrivere i debiti pubblici e a farlo a tassi di interesse non così alti da generare ulteriore deficit.

Questa narrazione, è seppur in modo superficiale, fondamentalmente corretta sino a che non appare l’arrivo dei cosiddetti “mercati”. Infatti nessuno spiega bene cosa siano i mercati; anzi tutto viene lasciato in modo impersonale, ma continuamente viene accreditato che i mercati siano qualcosa di esterno, di altro da noi ed in fondo cattivi e speculativi.

Che ruolo dovrebbero avere i mercati e che cosa abbiamo bisogno da loro? Il debito pubblico italiano è di circa 2.000 miliardi con il 60% in mano agli italiani ed in particolare alle banche. Servono circa 300 miliardi per garantire il rinnovo, a tassi accettabili, dei titolo pubblici in scadenza nei prossimi 12 mesi. Ciò ridurrebbe l’attuale emergenza e ci darebbe il tempo per completare le riforme, cominciare a vederne l’ effetto e sperare in una possibile ripresa dell’ economia mondiale. Quindi abbiamo bisogno di 300 miliardi dai cosiddetti mercati.

Ogni anno la Banca d’Italia pubblica un report sulla ricchezza delle famiglie italiane. Esso ci dice che la ricchezza privata in Italia è 8.600 miliardi, di cui ben 3.500 miliardi sono la parte finanziaria e sostanzialmente liquida. Il 50% della ricchezza finanziaria appartiene al primo 10 % più ricco della popolazione. È evidente che i privati italiani non avrebbero dunque alcuna difficoltà, se lo volessero, a trovare le risorse per rifinanziare il debito pubblico italiano. Dunque i mercati siamo “noi” o almeno anche noi. E poiché non lo stiamo facendo i primi speculatori sono proprio gli italiani. In particolare il 10% più ricco ha una responsabilità fondamentale nel decidere di sostenere l’ Italia in questo momento. E non è solo un sostegno finanziario, ma anche morale di dirsi e di dire la verità e cioè che i mercati siamo in prima battuta noi stessi.

Politici, economisti e lo stesso governo stanno accreditando che l’ unica soluzione dipenda dall’ intervento finanziario o di investitori stranieri o delle istituzioni europee. Ciò genera deresponsabilizzazione e panico e spinge tutti i piccoli risparmiatori italiani a fuggire, comprensibilmente dal nostro debito pubblico. Questa narrazione è un implicito aiuto a chi poi vuole davvero speculare sulle nostre difficoltà.

Ma la falsa narrazione non finisce qui. Infatti non è pensabile che le istituzioni europee possano sottoscrivere ciò che gli Italiani non vogliono comprare e soprattutto che lo possano fare senza condizioni stringenti e probabilmente capestro. Infatti, poiché questi sottoscrittori non possono prendere in mano le redini del governo, potranno garantirsi del rischio solo con clausole economiche che , come si è visto altrove, corrono il rischio di essere alla fine negative per il paese e per gli stessi sottoscrittori. Pertanto lasciar credere che l’Europa ci possa salvare senza pretendere pesanti condizioni è la seconda parte della falsa narrazione.

Accreditare il falso o nascondere parte di verità è una responsabilità grave che governo, politici, economisti, e media si stano assumendo. La falsa narrazione induce comportamenti ed aspettative sbagliate nei cittadini e allontana la possibilità di identificare soluzioni e di prepararsi ad esse. Quindi questa falsa narrazione diventa essa stessa una causa del problema che vorrebbe curare.

Desidererei che i nostri ministri, i più elevati responsabili di strutture pubbliche, i responsabili dei media, i commentatori economici e i maggiori imprenditori dichiarassero quale parte della loro ricchezza finanziaria è investita in titoli pubblici italiani. Potremo avere delle sorprese e sarebbe un bel modo di comprendere se vi è congruenza tra le dichiarazioni pubbliche e i comportamenti privati

*presidente e fondatore di Oltre Venture Capital Sociale

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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