Praia a Mare, il processo va a rilento e l’amianto continua a uccidere

Praia a Mare, il processo va a rilento e l’amianto continua a uccidere

COSENZA – Un enorme scheletro di amianto, circondato da ammassi di ferraglia arrugginita e carcasse di auto abbandonate. Alle spalle il cimitero, di fronte la ferrovia, poi la strada provinciale. Tutt’intorno campi verdi, forse ancora coltivati. Si presenta così l’ex stabilimento tessile Marlane-Marzotto di Praia a Mare (Cosenza), una struttura dove ancora oggi i tetti sono in amianto, nonostante la fabbrica sia dismessa ormai dal 2004.

La chiusura della struttura risale a 8 anni fa, quando la produzione venne spostata in Repubblica Ceca. Marlane oggi significa soprattutto amianto, di cui è ricoperto da cima a fondo quello stesso capannone che negli anni ’60 impiegava circa 400 operai. Da qui venivano prodotte lenzuola, tovaglie e fazzoletti distribuiti in tutta Italia. Al momento però la fabbrica, situata quasi al centro di Praia a Mare, è totalmente abbandonata. E oggi non si parla più di tovaglie e lenzuola, ma di processi e udienze.

Le decine di decessi per tumore di ex dipendenti dello stabilimento tessile hanno portato all’apertura di tre diversi filoni di indagine, il primo dei quali risale al 1999. Successivamente sono state aperte altre due inchieste, la prima nel 2006 e la seconda nel 2007. Infine le inchieste sono confluite nel processo attualmente in corso nel Tribunale di Paola (Cosenza), che vede 15 ex dirigenti e tecnici (due dei quali nel frattempo deceduti), rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo e disastro ambientale.

Proprio come all’Eternit di Casale Monferrato, alla Marlane gli operai lavoravano a stretto contatto con l’amianto, che si sprigionava dai freni delle macchine e si diffondeva sugli altri impianti. Infatti, come hanno più volte affermato le associazioni dei parenti delle vittime, la sottile polverina del materiale cancerogeno veniva spazzata via con una pistola ad aria compressa, che però spargeva i frammenti dappertutto. Ma a Praia non c’era solo l’amianto. Nello stabilimento Marlane è stato rinvenuto anche il cromo esavalente, causa prima di leucemie e altri tipi di tumori.

Lo stabilimento venne rilevato nel 1987 dai Marzotto, storica famiglia di industriali veneti. Conosciuti nel vicentino per la loro attività tessile, l’anno scorso hanno festeggiato i 175 anni di attività, con un fatturato di 316 milioni di euro e oltre 4mila dipendenti. Oggi però, due persone chiave del Gruppo, Pietro Marzotto e Antonio Favrin, sono coinvolte nel processo di Paola per la morte di oltre 80 ex lavoratori dello stabilimento di loro proprietà a Praia a Mare e per altri 60 operai oggi malati di tumore, dopo aver lavorato per anni nella stessa fabbrica.

L’inchiesta principale è durata dieci anni ed è stata coordinata dal procuratore Bruno Giordano (lo stesso che istruì l’indagine sulle navi dei veleni). Nell’ottobre 2009 vennero chiuse le indagini e nel Novembre 2010 furono rinviate a giudizio 15 persone tra ex funzionari e dirigenti dello stabilimento, chiuso dal 2004. Il processo è cominciato ufficialmente il 19 aprile 2011 a Paola, ma –  a causa di errori di notifica degli atti e legittimi impedimenti invocati dagli avvocati della difesa – ha subito ben 5 rinvii in soli 10 mesi.

Del collegio difensivo fa parte anche l’onorevole-avvocato Niccolò Ghedini, noto legale dell’ex Premier Silvio Berlusconi. Nell’udienza dello scorso 8 giugno è stata disposta una nuova perizia tecnica dello stabilimento della fabbrica Marlane-Marzotto, ormai dismessa nel 2004. Il giudice ha accolto la richiesta del pm Bruno Giordano in merito alla necessità di predisporre una perizia suppletiva, in grado di accertare meglio le cause delle morti che continuano a verificarsi tra ex dipendenti ed operai dello stabilimento, e che potrebbero essere collegate alla loro attività all’interno della fabbrica. La nuova udienza è stata fissata per domani.

Durante un’udienza dello scorso ottobre, nella quale stava per essere fissato l’ennesimo rinvio, la seduta venne interrotta dalla notizia della morte per tumore di Franco Morelli, 70enne ex impiegato del reparto filatura della Marlane, entrato come operaio ed uscito come caporeparto. 

Tra gli imputati risulta anche l’attuale sindaco di Praia a Mare Carlo Lomonaco del Pdl, accusato di omicidio colposo plurimo e disastro ambientale, per aver ricoperto la carica di responsabile del reparto tintoria e dell’impianto di depurazione dal 1973 al 1988. Lomonaco è imputato anche in qualità di responsabile della fabbrica dal 2000 al 2003.

Paradossalmente il 28 marzo 2011 il Comune di Praia a Mare ha deciso di costituirsi parte civile nel processo in corso di svolgimento presso il tribunale di Paola. In pratica la Giunta ha votato a favore di un provvedimento che, all’interno dello stesso processo, vedrà l’amministrazione comunale contrapposta al sindaco imputato.

A parte il sindaco Lomonaco, Pietro Marzotto e Antonio Favrin, gli altri imputati sono: Silvano Storer, Vincenzo Benincasa, Attilio Rausse, Ernesto Fugazzola, Salvatore Cristallino, Giuseppe Ferrari, Jean De Jaegher, Lamberto Priori e Lorenzo Bosetti. Tutti gli imputati sono accusati di omesso controllo sulla sicurezza all’interno dell’ ex fabbrica dei Marzotto, mentre alcuni di loro sono chiamati a rispondere anche di delitto e omicidio colposo.

Pietro Marzotto gestisce ancora direttamente le fabbriche e i dipendenti dell’ omonimo Gruppo, Favrin è vicepresidente vicario di Confindustria Veneto, Storer è stato dirigente di marchi importanti come Benetton e De Jaegher è consigliere di Hugo Boss e Zucchi. E’ quello che riportano Francesco Cirillo, Giulia Zanfino e Luigi Pacchiano nel libro Marlane: la fabbrica dei veleni (editore Coessenza). Inoltre, gli autori scrivono nel libro che Calabria e Sicilia non hanno ancora fornito una mappatura del rischio amianto all’interno dei loro territori.

A parte il quotidiano Il Manifesto, che ha seguito spesso la vicenda dell’ex stabilimento tessile di Praia a Mare, il processo per le decine di morti di ex operai della fabbrica del cosentino è stato ignorato dai media nazionali, probabilmente anche a seguito dei numerosi rinvii del dibattimento. Tuttavia Praia a Mare arriva dopo Casale Monferrato, quasi a voler ricordare che la storia dei processi per amianto in Italia è ancora tutta da scrivere e da seguire.
 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter