Tagli alle province, “ora riprogettiamo le città con il crowdsourcing”

Tagli alle province, “ora riprogettiamo le città con il crowdsourcing”

Da un po’ di tempo, numerose città si stanno interrogando sul ruolo che potranno ancora giocare nel prossimo futuro. Ci sono varie ragioni che spiegano questo fermento. L’imminente (e atteso) smantellamento delle province toglierà a molte città quella centralità amministrativa garantita per legge, che da sola bastava per attirare risorse pubbliche, posti di lavoro e flussi di persone. C’è poi il ridisegno (e la razionalizzazione) dell’articolazione periferica delle amministrazioni dello Stato e degli Enti locali, che porterà a una maggiore polarizzazione territoriale: la concentrazione di servizi e funzioni in alcune città creerà “poli del terziario pubblico” capaci di attrarre investimenti e risorse, inevitabilmente sottratti alle aree in cui scompariranno le sedi decentrate. Basta pensare alla chiusura di un ospedale per avere la misura degli impatti a cui alludo. E infine ci sono le dinamiche economiche e sociali che si muovono in funzione della competitività socio-istituzionale di un territorio, che è una cosa molto più seria e di ampio respiro rispetto al dumping fiscale. Questi movimenti sono spesso legati alle sorti di filiere che travalicano anche i confini regionali e nazionali.

Cito solo questi tre fenomeni, perché sono accomunati dal fatto di essere vincoli che incidono pesantemente sulle traiettorie di sviluppo, ma che derivano da processi decisionali sui quali la classe dirigente di una città o di un territorio ha un potere molto ridotto se non addirittura nullo. In altri termini, piaccia o no, si tratta di decisioni imposte: dall’alto, dalla società e dal mercato. In tale contesto, una città lungimirante comincia per tempo a immaginare il proprio futuro, in modo da elaborare una strategia per diventare più attrattiva. Padova è una di queste, ed è un caso interessante per il metodo che sta adottando.

La Città del Santo, con qualche alto e basso, è da molto tempo un laboratorio a cielo aperto. C’è un nutrito gruppo di studiosi dell’Università di Padova che elabora proposte, sviluppa progetti e alimenta il dibattito con la società civile per aggiornare l’identità della città e della sua cintura metropolitana. Ci sono le parti sociali che si confrontano apertamente (e in modo acceso) tra loro e con gli studiosi. E poi ci sono circoli e liberi pensatori (giornalisti, imprenditori, professionisti, sindacalisti, amministratori) che condividono spunti originali e organizzano momenti di riflessione mai superficiali e banali.

Basta questo per progettare l’identità prossima ventura di un territorio? La risposta è no. La moderna progettualità, soprattutto quella che lavora su orizzonti temporali medio-lunghi, non può essere espressione solo della classe dirigente di oggi e del network di relazioni, più o meno ampio, a cui essa ha accesso. Sarebbe un clamoroso errore rinunciare al contributo di chi è fuori dalla classe dirigente solo per ragioni anagrafiche, o perché si trova nelle “cordate sbagliate”, o più semplicemente perché ha scelto di occuparsi d’altro nella vita.

Tutto ciò ha nulla in comune con la rottamazione della classe dirigente. È più semplicemente un approccio pragmatico, per dare alla nostra società gli strumenti per affrontare le sfide della modernità: esperienza e novità, memoria e immaginazione, ponderazione e coraggio, tradizione e innovazione. Nei processi decisionali pubblici va ripristinato il giusto equilibrio tra tutte le componenti della società, per dare più credibilità, più solidità e più respiro alle proposte per il futuro.

È in questo contesto che si inserisce Free Writing, il progetto di ricerca promosso dalla Fondazione Ruggero Menato, che ha lo scopo di costruire una visione condivisa sulle traiettorie di evoluzione dell’area metropolitana di Padova, sulle strategie da adottare per intraprendere le traiettorie individuate, sulle politiche da implementare per raggiungere gli obiettivi definiti e sugli attori collettivi e individuali da coinvolgere per garantire una rappresentanza equa, orientata al futuro, aperta e responsabile. 

Data la mission del progetto, non ci sono alternative al crowdsourcing. Il gruppo di ricerca, composto da un team di tre trentenni di estrazione politico-sociale, ingegneristica ed economico-aziendale, si è limitato (si fa per dire) a raccogliere, studiare e organizzare una parte della grande quantità di studi e ricerche già realizzate da accademici, liberi pensatori ed esperti, per poi estrarne alcuni spunti di riflessione e quesiti da discutere con tutti i cittadini sulla pagina Facebook del progetto e da elaborare in modo più approfondito con l’invio di proposte dettagliate attraverso la pagina dedicata nel sito del Comune. 

I contributi raccolti vengono sintetizzati dal gruppo di ricerca ed eventualmente ulteriormente sviluppati con il diretto coinvolgimento dei proponenti. Le proposte progettuali saranno discusse in alcuni focus group, in programma in autunno, composti in modo coerente con il giusto equilibrio di cui si è detto sopra, per giungere ad alcune proposte di sintesi. Il passaggio successivo sarà condividere i risultati emersi con gli accademici, i liberi pensatori e gli esperti che da anni partecipano al dibattito. E infine verrà presentato alla città un progetto per il suo futuro, disegnato con il contributo di chi vive e vivrà la città stessa: residenti e visitatori, stanziali e pendolari, lavoratori e studenti e così via.

Il progetto è organizzato attorno a quattro filoni, che aggregano i quesiti attorno ai quali, seguendo gli studi fino ad ora fatti, si dovrà costruire la città del futuro: le persone con i loro bisogni e le loro aspettative; le comunità e le loro espressioni nelle dinamiche sociali e culturali; il lavoro e i processi di generazione di ricchezza; le infrastrutture e il loro impatto su qualità della vita e traiettorie di sviluppo.

Cosa emergerà da questo lavoro? Sui contenuti, è presto per dirlo visto che la raccolta delle proposte è partita da poco. Sul metodo, invece, Free Writing altro non potrà dare se non buoni risultati: farà convergere le intelligenze distribuite nel territorio attorno a linee progettuali comuni, evitando la loro dispersione; aumenterà il senso civico dei cittadini e il livello di responsabilizzazione sociale; suggerirà chi sono le buone teste pensanti che abitano Padova e la sua cintura metropolitana. Per tutte queste ragioni, serve partecipare. E chi ha amici intelligenti deve spronarli a partecipare. Senza distinzione di età, genere, identità di genere, esperienza, cultura, etnia, orientamento religioso.

*Paolo Gubitta, 43 anni, è professore straordinario di Organizzazione aziendale all’Università di Padova ed è responsabile scientifico della ricerca Free Writing.