Caro Giannino, prendere i voti è più liberale che dare consigli

Caro Giannino, prendere i voti è più liberale che dare consigli

Il concetto più martellato e martellante degli ultimi anni è che «al centro c’è un grande spazio». Uno spazio talmente vasto che nessuno riesce a occuparlo stabilmente, se non per modesta pastorizia politica. In quest’ultimo scorcio la litania ha subito l’accelerazione del caso, in virtù di plurime discese in campo che hanno – si fa per dire – infuocato l’agosto cittadino. I più “attenzionati”, ma anche i più permalosi, sono i prof di Fermare il Declino, pattuglia di valorosi liberali che ha steso un decalogo di buone intenzioni che viene generosamente offerto a chi ne voglia raccogliere le sollecitazioni. Apriti cielo quando ne abbiamo detto così così, parlando di quattro ideuzze in croce bastevoli, oggigiorno, a far cadere nella rete il fragile e ormai devastato elettore: siamo stati massacrati e sommersi da commenti assai poco liberali. Ma sapete com’è, a noi che amiamo così poco le imposizioni per Regio decreto, la sola idea di imporre la concorrenza in Costituzione ci appare come una soluzione non solo assai poco liberale, ma anche un cicinin fascista.

L’elemento forse più suggestivo di tutta questa operazione è che altre formazioni liberali, partite con grandi squilli di tromba, hanno convenuto sulla poca incisività della loro proposta, sciogliendosi nell’altra, ritenuta evidentemente più fresca, più autorevole, meno compromessa con vecchi poteri. È stato così per Italia Futura, la casetta pericolante di Luca di Montezemolo, i cui migliori cervelli (Nicola Rossi, Andrea Romano, Irene Tinagli e altri) hanno pensato bene di arginare il proprio declino appoggiandosi ad altro destino politico. Le migliaia di adesioni raccolte da Fermareildeclino.it in così poco tempo testimoniano di un fermento che non può che rallegrare: che i liberali stiano per tornare? Ecco, proprio questa domanda appare come la più impropria, perché nell’Italia moderna i liberali non ci sono mai stati. In termini di voti, di potenza elettorale, di aderenza con larghi strati di società. Hanno però significato parecchio, per singole storie personali e idee dallo straordinario respiro.

Per occupare uno spazio, innanzitutto è indispensabile farsi riconoscere. Ma poi è necessario come l’acqua farsi vedere. Per farsi riconoscere bastano le proposte, che ognuno valuterà con la severità del caso. Per farsi vedere, è obbligatorio dichiarare cosa si intende fare nella vita: i dispensatori di utili consigli o i dirigenti di una nuova formazione politica? Perché, a seconda dei casi, le questioni cambiano, e molto, di aspetto ma anche di sostanza. Di dispensatori di utili consigli ne abbiamo sinceramente piene le tasche (e poi chi ci garantisce il disinteresse?), di bravi, sinceri, autorevoli, preparati dirigenti di nuove formazioni politiche c’è invece un bisogno feroce.

Sotto questo cielo, i prof di Fermare il Declino raccontano di non avere ancora scelto, se continuare cioè la dotta professione accademica o gettarsi in quella fogna maxima che è la politica, facendosi a loro volta partito. Vie intermedie non ve ne sono, e nessuno se le può inventare. All’elettore piace soprattutto un aspetto del suo essere cittadino pensante: l’identificazione, l’elettore vuole volti, facce, umori, sentimenti, passioni, mica analisi di bilancio. Fermare il Declino ha una traduzione sinceramente umana di tutto questo o si attesta sulla noia mortale del suo scontatissimo programma?

Le facce dei fondatori però qualcosa possono rivelare. La più nota è quella di Oscar Giannino, commentatore economico sulla cui autorevolezza pochi riservano delle perplessità. E Giannino dice che no, lui almeno non scenderà in politica e in fondo la cosa non ci dispiace, almeno come categoria. Farebbe sicuramente peggio di come fa (bene) il giornalista. Su altri, la mano sul fuoco non la metteremmo e voi che ogni tanto accendete la tivù potete tranquillamente dire la vostra sull’irruento professor Boldrin: ce lo meritiamo? Lui, a differenza di Giannino, non esclude a priori e chi non esclude a priori generalmente muore dalla voglia di occupare uno scranno di Montecitorio. Sorprende piuttosto lo Zingales, da sempre consigliere “indipendente”: perché dover dipendere dalla politica quando si è già avuta la libertà di dire dei no? Sui transfughi di Italia Futura non ci sentiamo di andare oltre un benevolo «che Dio vi protegga», anche perché capiamo davvero poco di quel che vogliono fare. Una sola, tra le domande possibili: dopo aver fatto l’impossibile per andarsene dal Senato (e dal Pd), adesso Nicola Rossi vorrebbe rientrarci da liberale?

Insomma, cari ragazzi che offrite solo consigli e neppure a pagamento: è il momento delle scelte, troppo comodo stare un passo in qua dalla politica, giusto per non contaminarsi con la robaccia che si vede in giro. Fate una bella lista e pubblicatela sui siti di riferimento con tanto di decisione finale: Giannino NO, Boldrin SI’, Zingales SI’, Rossi SI’, Tinagli SI’, Romano SI’…
 

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