La lotta all’evasione sarà efficace se lo Stato non sarà sopra alla legge

La lotta all’evasione sarà efficace se lo Stato non sarà sopra alla legge

(intervento originariamente pubblicato su Fermare il declino)

Mario Monti ha detto che l’evasione fiscale ci pone in uno stato di guerra, devasta l’immagine nazionale all’estero. È una considerazione aspra, per riflettere sulla quale mi aiuto con una pubblicità che oggi mi ha molto colpito. È a pagina intera sul Corriere della sera, è dell’azienda di filati e tessuti di Brunello Cucinelli, marchio che negli ultimi anni si e’ affermato nell’alto di gamma di lane e cachemire associato al pregio di una fattura totalmente made in Italy. La pubblicità propone alcuni modelli che indossano capi Cucinelli, sul lungo ponte che collega Civita di Bagnoregio alla vallata sottostante. “L’essenza dell’etica si realizza nello Stato”, declama il claim scelto da Cucinelli. Ma, prima domanda: è così ed è giusto pensarla così? Seconda domanda: a maggior ragione nell’Italia di oggi, è così? Perchè questa è una delle questioni essenziali legate alle parole di Monti sull’evasione.

La scelta di Cucinelli mi ha colpito, perchè conoscendo l’imprenditore e il progetto “umano” della sua impresa al quale tiene molto, sono rimasto quasi allibito da tale soprassalto hegeliano. Cucinelli persegue infatti un modello d’impresa-comunità di valori che affonda le sue radici per metà nello spirito olivetano degli ordini ecclesiali impegnati nel lavoro e nelle cose del modo – vedi come ha recuperato il borgo medioevale in cui l’impresa è insediata – e per l’altra metà nello spirito olivettiano, dell’indimenticato Adriano Olivetti che da decenni è simbolo di un fare impresa compenetrato alla condizione di soddisfazione e compartecipazione del lavoratore e dell’intera comunità di stakeholders (anche al costo di mandare l’impresa all’aria, è da sempre la mia critica a chi rimpiange Olivetti come imprenditore “comunitarista”). In altre parole, il modello-Cucinelli mi è sempre sembrato tutt’altra cosa che un inchino allo Stato, espressione realizzata della suprema etica civile, intesa come quella pubblica e decisa dallo Stato.

Com’è ovvio, per chi come me si è fortificato negli anni nella convinzione hayekiana, lo Stato per definizione non è affatto l’ente che realizza l’essenza dell’etica. Lo Stato è solo il criticabilissimo e transeunte attore che cristallizza in norme, regolamenti, reti di competenze e autorità pubbliche, amministrative e giudiziali, l’evoluzione di un patto sociale che non è affatto liberamente contratto dai cittadini, sui quali lo Stato esplica la sua sovranità. Le verifiche del fondamento di sovranità delegata avvengono ormai a secoli di distanza, non siamo più ai frequenti rivolgmenti costituzionali delle “Trenta Gloriose”.

Ma non voglio tediare nessuno con le mie convinzioni in teoria di filosofia del diritto. Basti dire che per chi la pensa come me per definizione lo Stato non è, non deve e non può essere quel che sta scritto nella pubblicità Cucinelli. Tanto meno poi quando lo Stato di cui si parla non è lo strumento generale inverante lo spirito della storia di cui parlavano Hegel, gli idealisti e gli organicisti romantici incubatori del nazionalismo successivo. Quando dall’empireo delle idee scendiamo al concreto e parliamo dello Stato italiano di oggi, allora la frase di Cucinelli è ma-ni-fe-sta-men-te falsa, qualunque cosa possiate pensare di Hegel e di Hayek.

Lo Stato italiano è ladro di immani risorse e con le sue norme e la sua griurisprudenza asimmetrica pone il suo furto al di sopra delle impugnative e rivalse ordinamentali che dovrebbero essere riservate a noi cittadini che non tali non siamo più, stante che siamo regrediti alla condizione di sudditi.E ciò è purtroppo ancor più pazzescamente vero proprio nella materia tributaria di cui parla Monti. Il premier ieri ha evocato la guerra proprio per giustificare le “misure forti” – così le ha chiamate – messe in campo contro gli evasori fiscali. Ma qui non siamo affatto di fronte ad alcune forzature recenti, introdotte perchè gli evasori nella loro pervicacia non abbassano le penne. Lo Stato da decenni ha organizzato la struttura del suo prelievo e della sua spesa in maniera opaca e discrezionale, da sempre non rispetta la Costituzione agli articoli 23 e 53 che disciplinano i fondamenti del fisco, lo Statuto del contribuente, il fondamento costituzionale al diritto a un equo giudizio da parte di un giudice terzo, prassi sconosciuta al contenzioso tributario.

Lo Stato fiscale italiano nasce come ladro, non lo diventa per reazione ai cattivi evasori. Tanti evasori totali nei decenni hanno trovato piena giustificazione del loro operato nel comportamento concreto di uno Stato ladro che si voltava dall’altra parte. È probabile che l’imprenditore Cucinelli pensi di svolgere un ruolo da pubblicità-progresso, associando il suo marchio all’inno statalista. Gli faccio i mie auguri. Ma un premier dovrebbe saperlo che solo con un nuovo patto riscritto dalle fondamenta tra Stato e contribuenti, chi sta al comando pubblico potrà forse un domani dare ai contribuenti dei ladri. Perchè al momento chi spoglia di più il Paese è lo Stato, e chi ne è alla testa dovrebbe non dimenticarlo mai. Il contrasto agli evasori avrà altro successo se ne cambiamo insieme il fondamento, restituendo allo Stato un ruolo meno rapace e asimmetricamente “al di sopra della legge”!

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