Madrid punta sui casinò “per loro pronti a sospendere la legge sul lavoro”

Madrid punta sui casinò “per loro pronti a sospendere la legge sul lavoro”

MADRID – Nel 1953 il regista spagnolo Luís García Berlanga portava sugli schermi Bienvenido, Mister Marshall, una tragica commedia sugli sforzi rocamboleschi per ottenere almeno le briciole degli aiuti americani del dopoguerra. Nel celebre film, ambientato in un paesino sperduto della provincia di Madrid, tutti erano coinvolti nel dare la giusta accoglienza alla delegazione proveniente dagli Stati Uniti, in un crescendo di situazioni grottesche quanto inutili. A sessant’anni di distanza la realtà supera la fantasia e i governi di Madrid e della Catalogna fanno a gara per convincere il magnate Mister Sheldon, re dei casinò di Las Vegas, a installare nel loro territorio un faraonico complesso dedicato al gioco d’azzardo. In cambio promettono di tutto, persino di ritoccare le leggi dello Stato e favorire così la creazione di un’enclave del diritto.

Las Vegas Sands, questo il nome del gruppo, è una società quotata in borsa con un valore societario di 36 milioni di dollari. Dopo aver ampiamente sfruttato tutte le possibilità offerte dallo stato del Nevada – suo è il celebre Venetian Resort, con tanto di campanile veneziano – dal 2005 ha puntato sull’Asia, con la creazione di enormi complessi alberghieri dedicati al gioco d’azzardo, come il Marina Bay Sands di Singapore, ma soprattutto la città del gioco di Macao, che oggi frutta più della natia Las Vegas. Da tempo, tuttavia, Sheldon Adelson, che detiene il 65% delle azioni del gruppo e il cui nome compare annualmente nelle classifiche di Forbes tra più ricchi del pianeta, coltivava il sogno di espandersi in Europa. Ci aveva già provato nel 2009 in Gran Bretagna, ma l’allora premier Gordon Brown, forte anche della crociata della Chiesa Anglicana, aveva cortesemente respinto al mittente l’offerta.

Mister Sheldon, d’altronde, pensava per l’Europa a una zona in crisi e nel Regno Unito aveva individuato i dintorni di Manchester, una città in cui il vuoto lasciato dall’industria non era mai stato colmato del tutto. Difficile per gli amministratori, in effetti, resistere alle lusinghe di un simile investimento, che crea posti di lavoro facili e un ritorno immediato sull’economia locale. Dopo essersi guardato attorno e aver preso i primi contatti, la decisione è dunque ricaduta sulla Spagna dello sboom immobiliare. E la scelta è stata quanto mai accorta, dato che Esperanza Aguirre, presidente della Comunidad di Madrid, si è immediatamente innamorata del progetto, che risolverebbe di colpo una buona percentuale della disoccupazione che affligge la zona. Sedicimila lavoratori per la messa in piedi dei cantieri e un numero imprecisato nella fase di attività, ossia il sogno segreto di molti politici spagnoli: una nuova bolla, di qualunque tipo, per tirare a campare in attesa che passi il temporale.

Aguirre e il suo entourage hanno così accolto, lo scorso giugno, la delegazione proveniente da Las Vegas, riservandogli onori da capi di Stato e promettendo mari e monti, tra cui la cessione gratuita dei terreni in una delle aree più depresse della regione, la sospensione della legge antifumo e delle norme che regolano il mercato del lavoro, privilegi fiscali sull’iva e sui tributi locali e persino alcuni ritocchi alle norme sullo spazio aereo per permettere agli elicotteri privati di raggiungere comodamente i futuri grattacieli del complesso. A Eurovegas si deve fumare, non ci devono essere controlli di nessun tipo e i lavoratori devono seguire le norme interne. Tanto più che con la crisi in corso, chi oserebbe obiettare?

L’appoggio del governo di Mariano Rajoy era scontato e la sua collega di partito Aguirre era ormai convinta di non avere più ostacoli. Oltre a risollevare l’economia di Madrid, almeno secondo i suoi calcoli elettorali di breve periodo, avrebbe potuto così ripulire lo smacco del deficit della regione, che è risultato essere esattamente il doppio di quello annunciato. Ma l’operazione della Presidenta, così ama farsi chiamare, aveva un ostacolo sul suo cammino: l’odiata Barcellona stava tessendo in parallelo una trattativa con Mr. Sheldon, in una specie di sequel del primo episodio della saga. Cene di gala, ispezioni dei terreni, baci, abbracci e grandi intenti. Oltre alle lusinghe già proposte dalla capitale, Artur Mas, presidente della regione, può offrire l’ineguagliabile cornice di Barcellona e una carta logistica in più: la cessione dei terreni nella zona del Llobregat, a metà strada tra l’aeroporto e l’attracco delle grandi navi da crociera.

Di fronte a tanta abbondanza a Mr. Sheldon non è parso vero di poter scegliere e si è preso tempo fino a settembre per decidere dove sorgerà finalmente Eurovegas. Ma oltre che nella cittadinanza, preoccupata per le conseguenze sulla sicurezza che porta con sé un simile progetto, l’enclave del gioco d’azzardo scuote anche il mondo imprenditoriale catalano e madrileño, che, tra le altre cose, deve sopportare gli ultimi aumenti delle tasse e dell’iva. Eurovegas ha infatti bisogno di quindici miliardi di euro, dei quali Mr. Sheldon apporterebbe circa il 20 per cento. Il resto dovrebbe provenire da una cordata di cui ancora non si sa molto, tranne che alcune banche spagnole, secondo indiscrezioni della stessa Las Vegas Sands riprese dal quotidiano economico El confidencial, vi parteciperebbero, nonostante i soldi che deve sborsare l’Europa per tenerle in piedi. 

Pochi giorni fa è inoltre giunta la notizia dagli Usa di un’indagine aperta a carico di Las Vegas Sands per riciclaggio di denaro sporco. A Los Angeles si sta infatti facendo luce sui presunti fondi girati da Zhenli Ye Gon, un impresario cinese con nazionalità messicana, coinvolto nel cartello del narcotraffico specializzato in metanfetamine. Ma se negli States la vicenda ha messo in imbarazzo il candidato alla casa Bianca Mitt Romney, appoggiato generosamente da Mr Sheldon con un assegno da 10 milioni di dollari, in Spagna fanno spallucce e nessuno pensa di togliere i tappeti rossi per l’arrivo di Eurovegas.