Mi consentoNon chiamarla estate se non passi una serata a L’Aquila

Non chiamarla estate se non passi una serata a L’Aquila

L’AQUILA – Innanzitutto un’avvertenza: se andate a L’Aquila con un navigatore satellitare non aggiornato, è meglio che lo spegniate una volta usciti dall’autostrada. L’infernale aggeggio che “allieta” i vostri viaggi con la sua vocina stridula sarà un continuo di “tornate indietro quando potete”. Perché quelle strade e quegli accessi che lui conosce, ormai non ci sono più. Oppure sembrano viali che aprono su un mondo che non c’è.

Andare a L’Aquila in piena estate 2012 è un’esperienza da fare. E non solo per osservare una città che sembra rimasta ferma a tre anni e mezzo fa e regala uno scenario spettrale che vi si para davanti agli occhi. Ma, soprattutto, per trascorrere una serata piacevole tra fiumi di gente che tornano a popolare il Corso col cosiddetto struscio e provano a divertirsi e sorridere.

Al centro storico vale la pena arrivarci dalla vecchia strada, quella che porta in su. Dopo duecento metri troverete un cancello semiaperto e uno spettacolo desolante: la città vuota, i palazzi semidistrutti e abbandonati. Quasi vi si ferma il cuore. Silenzio e pietre. Nulla più. Attimi che sembrano non finire mai. Dopo qualche minuto, in lontananza, spunta un’automobile che lentamente si avvicina. Allora si può circolare, pensate. E riprendete il cammino in questo scenario da Day after.

Basta incrociare un aquilano, però, per capire che non date alcun fastidio, anzi. «Sì, il centro è aperto. Qua no, qua è tutto chiuso, ma arrivate in fondo, c’è la fontana luminosa. Parcheggiate e camminate». La fontana luminosa, la chiamano così. E in effetti di sera è luminosa, come se l’acqua emanasse un fascio di luce. O forse c’è davvero. Ferma, sulla sinistra, c’è una jeep dell’esercito. Di fronte a voi il corso, con una serie di bancarelle.

Perché questa, a L’Aquila, è la settimana della Perdonanza. L’altra sera c’è stata l’inaugurazione, col sindaco Cialente, il vescovo e il concerto dei Subsonica. Chi ama i contrasti forti non se la può perdere una serata qui nell’estate 2012. Diversi i bar aperti, tutti intenti a preparare il rito dell’aperitivo. Bar alla moda, moderni, curati nel design. Più Milano che provincia, per intenderci. Poi basta imboccare una delle tante traverse per intraprendere un viaggio nel tempo e tornare a tre anni e mezzo fa, a quel 6 aprile del 2009, quando la terra si sollevò e sconvolse la vita degli abruzzesi. 308 morti, 1500 feriti, oltre 10 miliardi di euro di danni. Così recita Wikipedia.

Ecco, quelle traverse danno su tre anni e mezzo fa. Non c’è più nulla. Nulla di animato. Nulla di vivo. Qualche cartello vi avvisa che una macelleria ha riaperto, ma qualche metro più in là. È come se la vita provasse a riappropriarsi di un universo lunare. Dietro di voi coppiette, anziani e bambini con le caramelle, davanti a voi palazzi squarciati. Ogni tanto una camionetta dell’esercito.

In lontananza, poi, un po’ di musica. In una piazza, in un angolo, ci sono ragazzi che provano “Bocca di rosa”. In serata c’è il tributo a Fabrizio De Andrè. Sulla panchina, un signore coi capelli bianchi li guarda e li ascolta. Le stranezze del nostro mondo. Qui a L’Aquila nessuno interromperà mai un concerto per schiamazzi notturni. Lo cercano il caos, ne hanno bisogno come del sole. La batteria risuona nella piazza.

In quella principale, invece, piazza Duomo, stanno provando uno spettacolo di danza. La chiesa è aperta, con le crepe che la segnano lungo tutto il perimetro. Ma resta aperta. Orgogliosamente aperta. E ha aperto anche uno sportello turistico.

Lo struscio prosegue e se chiedete notizie a un barista, lui vi risponde orgoglioso: «Sì, certo che ce n’è di gente. Dovevate venire l’altra sera, cento volte questa folla. Ma se rimanete un po’, vedrete. Verso le undici non si può camminare». Ogni bar ha i tavolini fuori. Il rito dell’aperitivo resiste alle macerie.

È una strana sensazione. Persone ai tavolini, tanti i giovani, tantissimi, che sorridono, si divertono. Ma se allungate un poco il collo, scorgete il silenzio. Lungo il corso, però, non vogliono pensarci. La serata è appena cominciata. E mentre vi allontanate, vi soffermate su una fila di auto. È tornato il traffico a L’Aquila, e nessuno se ne lamenta.