Chi c’è dietro al film che ha scatenato le rivolte? La vicenda è un giallo

Chi c’è dietro al film che ha scatenato le rivolte? La vicenda è un giallo

LOS ANGELES – L’indagine sui responsabili del provocatorio film anti-musulmano, all’origine delle violente proteste in Libia ed Egitto, hanno portato mercoledì a un cristiano copto californiano condannato per crimini finanziari che ha ammesso il suo ruolo nel gestire e provvedere alla logistica della produzione.

Nakoula Basseley Nakoula, 55 anni, ha detto all’Associated Press, in un’intervista fuori Los Angeles, che era lui il gestore della compagnia che ha prodotto Innocenza dei Musulmani, film che schernisce i musulmani e il profeta Maometto, causa della protesta di massa che ha attaccato le missioni statunitensi in Egitto e Libia. Nakoula ha messo a disposizione i primi dettagli sull’oscura casa produttrice dietro il film.

Lui ha negato di aver diretto il film e ha detto che conosceva un auto-proclamatosi regista, Sam Bacile. Ma il numero di cellulare, che AP ha contattato martedì per raggiungere il regista che si identificava con il nome di Sam Bacile, ha portato allo stesso indirizzo, nei pressi di Los Angeles, dove AP aveva trovato Nakoula. I documenti della corte federale parlavano di altre identità di Nakoula tra cui Nicola Bacily, Erwin Salameh e altri.

Nakoula ha dichiarato all’AP di essere un cristiano copto e ha detto che il regista del film appoggiava i timori dei cristiani copti per i trattamenti subiti dai musulmani.

Nakoula ha negato di essersi finto Bacile. All’esterno di casa sua, durante una conversazione, ha voluto mostrare la sua patente per provare la sua identità, ma ha nascosto parte del suo nome con il pollice, “Basseley”. Successivamente, un controllo della documentazione ha permesso ad AP di trovare altre connessioni con Bacile.

L’AP ha localizzato Bacile dopo aver ottenuto il suo numero di cellulare da Morris Sadek, un copto cristiano conservatore degli Stati Uniti, che nei giorni scorsi ha promosso sul web il film anti-musulmano. Da tempo, la popolazione cristiana copta d’Egitto denuncia quella che descrive come una storia di discriminazioni e violenze occasionali della maggioranza araba del paese.

Il pastore Terry Jones di Gainesville, Florida, quello che ha bruciato il Corano nel nono anniversario dell’11 settembre, ha detto di aver parlato mercoledì con il regista del film per telefono e di aver pregato per lui. Ha detto di non averlo incontrato di persona, ma di averlo contattato qualche settimana fa per promuovere il film.

«Non l’ho incontrato. Sam Bacile, questo non è il suo vero nome» ha detto Jones «Gli ho appena parlato al telefono. Si sta nascondendo e non rivela la sua identità. Era onestamente abbastanza scosso dagli eventi e da quello che sta accadendo. Non ha il sostegno di molti».

Il film è implicato nelle proteste che sono sfociate martedì nell’incendio del consolato statunitense a Bengasi, città nell’Est della Libia.

Mercoledì, funzionari libici hanno dichiarato che l’ambasciatore Chris Stevens e tre altri funzionari dell’ambasciata erano stati ammazzati durante le violenze della folla, ma ora i funzionari statunitensi vogliono fare indagini sull’assalto, per capire se era o no stato pianificato per fare un attentato terroristico legato all’undicesimo anniversario dell’attacco dell’11 settembre.

Nel 2010, Nakoula, che parla cautamente del proprio ruolo, aveva implorato la corte in California per la contestazione di una multa per frode alla banca federale, multa che lo obbligava a pagare più di 790.000 dollari. Inoltre, era stato condannato a 21 mesi di prigione federale con il divieto, per cinque anni, di usare computer o internet senza l’approvazione del funzionario per la libertà condizionata.

L’account di Youtube, “Sam Bacile”, usato a luglio per pubblicare estratti provocatori del film, è stato utilizzato, a partire da martedì, per pubblicare commenti online, inclusa una difesa del film scritto in arabo: «È un film americano al 100%, vacche!»

Al dipartimento di Giustizia il procuratore Jennifer Leigh Williams ha detto che Nakoula aveva messo in piedi un account bancario fraudolento usando un’identità rubata e numeri di sicurezza sociale, perché potesse spostare assegni da questo account ad altri falsi per ritirare poi i soldi alle macchinette Atm.

Era un «semplice schema di assegni falsi» ha detto il procuratore all’AP. «Tu ritiri i soldi dalle banche prima che la banca realizzi che sono stati presi da account falsi. In pratica non ci sono soldi».

Mercoledì, gli attori nel film hanno rilasciato un comunicato congiunto dichiarando di essere stati ingannati sul progetto e che alcuni dei loro dialoghi erano stati completamente cambiati nel doppiaggio di post-produzione.

Nella versione inglese del trailer, si può vedere che i riferimenti diretti a Maometto sono il risultato dei cambiamenti del film in post-produzione. Gli attori non si vedono quando si pronuncia il nome “Maometto”, o si può notare che stanno dicendo altre cose mentre si sente il nome del profeta.

«Tutto il cast e la troupe sono estremamente irritati e si sentono sfruttati dal produttore» dice il comunicato, ottenuto dal Los Angeles Times. «Al 100% noi non siamo promotori del film e siamo stati scandalosamente ingannati su intenti e scopi. Siamo colpiti dalla riscrittura drastica del copione e delle menzogne dette a tutti quelli coinvolti. Siamo tutti addolorati dalle tragedie causate».

Martedì, colui che si indentificava come Bacile e si descriveva come lo scrittore e il regista del film, ha comunicato all’AP che si sarebbe nascosto. Ma i dubbi sono nati sull’identità dell’uomo in mezzo a un turbine di false dichiarazioni sul suo passato e sul suo ruolo nell’obiettivo del presunto film.