“Donne uscite, il futuro del mondo è discorso da uomini”

“Donne uscite, il futuro del mondo è discorso da uomini”

CERNOBBIO – Molte cravatte, poche gonne. Se il workshop Ambrosetti di Cernobbio vuole raccontare i «temi di maggiore impatto per l’economia globale e la società nel suo complesso», almeno in una cosa sembra esserci riuscito. Anche qui, su queste rive immacolate del lago di Como, tra imprenditori e politici illuminati, le donne sono ancora poche. «È un evento molto italiano in cui inevitabilmente una buona parte degli attori è costituita da uomini», dice Alessandra Brambilla, vice president di Hewlett-Packard (HP) Europe. Barbara Berlusconi a parte, basta fare un giro nelle sale e nei cortili di villa d’Este per capirlo. E anche a scorrere l’elenco dei relatori dei dibattiti scritto sul programma, si vedono i vari Jacob, Tom, Roberto, Antonio, ma in tre giorni le uniche voci femminili sono quelle del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, del Guardasigilli Paola Severino e del ministro del Lavoro Elsa Fornero. 

Mentre le first lady Elsa Monti e Flavia Prodi pranzano sedute a tavola l’una accanto all’altra, arriva Barbara Frei, amministratore delegato di ABB Italia. «Le donne qui a Cernobbio sono solo le figlie degli imprenditori vecchi», dice con una forte inflessione tedesca. Subito dopo ride e guarda verso il responsabile della comunicazione: «Forse sono stata un po’ troppo cattiva». Giacca, pantaloni di ordinanza e tacchi alti. Barbara Frei ha origini svizzere, una laurea in ingegneria, due figli (uno di 18 e uno di 20), un marito e una lunga carriera alle spalle cominciata nel 1988 nel settore delle macchine elettriche e dell’automazione. Poi arriva ABB. Prima viene nominata country manager in Repubblica Ceca e dopo due anni arriva in Italia, dove le viene affidata la responsabilità di tutta la regione mediterranea. 

L’ingegner Frei è sul lago per presentare una ricerca della sua azienda sulle smart city in Italia. Quando in conferenza stampa arriva il suo turno, preferisce parlare in inglese. «Perché mi viene più facile», spiega al pubblico. Sorride a tutti, stringe mani e risponde alle domande. Poi si prende un momento di pausa. «Vede la hall della villa? Dove si crea tutta quella calca», dice. «È uno spazio stretto perché ci sono gli anziani che non vanno in pensione, così con i pochi giovani che si aggiungono di anno in anno si sta stretti». C’è bisogno «di un restauro, di un ricambio generazionale oltre che di genere. E questo posto è lo specchio dell’Italia».

Il problema, secondo questa 42enne arrivata ai piani più alti della multinazionale svizzera dell’automazione, «è che nel nostro Paese manca un role model femminile». Un esempio da emulare, insomma. Anche se lo scoglio principale, secondo lei, «non è tanto il genere quanto l’età: si dà poco spazio ai giovani e soprattutto poca credibilità». E confessa: «Spesso mi scambiano per una studentessa». Ma lei una cosa dell’Italia la salverebbe: «Il ruolo della famiglia, con le mamme e le nonne che ti aiutano. In Svizzera non è così». 

Dalla sala dove si è appena svolto il dibattito “Dalle mega-città alle città intelligenti” esce Alessandra Brambilla, 45 anni, tacchi e gonna al ginocchio. Anche lei ingegnere, con una laurea al Politecnico di Milano e una specializzazione negli Stati Uniti. «Non mi sono mai sentita discriminata», racconta, «ma noi donne arrivate in posizioni di leadership suscitiamo ancora tanta curiosità in chi incontriamo». Eppure, «in un contesto complesso e dinamico come quello in cui viviamo, la leadership vincente è quella che sa interpretare la complessità. E in questo credo che le donne siano più brave degli uomini». 

Con le donne al potere, quindi, non saremmo in questa crisi? «Non sarei così estrema», risponde,  «ma è vero che l’uomo tende a prendersi più rischi, a puntare su risultati a breve termine. Mentre le donne hanno una visione più prospettica nella interpretazione della realtà». Anche se, precisa con un sorriso, «odio le generalizzazioni e non voglio certo dire che le donne siano più brave degli uomini». Quello che manca, secondo lei, «non sono solo le donne, ma anche i giovani». Eppure è pronta a giurare, arrivata alla sua settima edizione del workshop di Cernobbio, che «quest’anno si vede qualche donna in più. E sono anche giovani». 

Tra i corridoi della villa rinascimentale, si aggira Federica Monti, figlia del premier che per anni ha lavorato nello studio del forum di Ambrosetti, amico di vecchia data di papà Mario. Nel tardo pomeriggio, mentre il pianista comincia a suonare in cortile e i camerier servono l’aperitivo, un trio di donne discute di fronte al lago. Dietro di loro, i mariti parlano tra di loro. «Oggi non abbiamo partecipato ai lavori», dicono, «siamo qui come accompagnatrici, è come essere in gita». Ma, assicurano, «gli altri anni abbiamo preso parte ai dibattiti e anche qui le signore sono sempre state poche, come in tutte le cose». Forse, aggiunge una delle tre, «quest’anno c’è solo qualche straniera in più».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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