Ma che gente c’è nei cda delle compagnie assicurative?

Ma che gente c’è nei cda delle compagnie assicurative?

Ma che gente finisce nei cda delle compagnie assicurative? È all’altezza del compito che è chiamata a svolgere in imprese come Generali, Cattolica, Fondiaria, Unipol, Reale Mutua, FonSai? Sono domande che girano da tempo nella testa di grandi investitori e risparmiatori. Sono anche domande rispetto alle quali l’Isvap ha «considerato l’opportunità» di dare una risposta. Sia pure con notevole ritardo rispetto alle problematiche emerse negli ultimi anni nelle principali compagnie assicurative italiane.

All’inizio di agosto l’autorità di controllo delle assicurazioni, che a breve finirà sotto l’ala della Banca d’Italia e cambierà la ditta in Ivass (nome che sostituisce l’iniziale denominazione Ivarp), ha messo in consultazione pubblica lo schema di un provvedimento (v. documento)  relativo a controlli interni, gestione dei rischi e compliance, ossia la conformità a norme e standard. La consultazione si è chiusa venerdì scorso e adesso si attende provvedimento definitivo che andrà a modificare un regolamento del 2008.

Le nuove disposizioni in via di adozione «sono volte a migliorare (…) l’efficienza del processo gestionale, nonché la valutazione dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa», e a consentire «un’interazione più trasparente ed efficace tra impresa e supervisore», vale a dire controlli più incisivi. Il caso FonSai, ma anche alcune vicende delle Generali, hanno lasciato il segno: un occhio particolare va alle «misure intraprese per monitorare gli interessi degli amministratori nelle operazioni della società sulle quali è chiamato a decidere, le operazioni con parti correlate ed in generale i conflitti di interesse».

Nuovi obblighi. Si chiede «che siano svolti, con frequenza almeno annuale, adeguati piani formativi che coinvolgano anche tutti i componenti dell’organo amministrativo stesso, al fine di garantire un livello di conoscenza adeguata rispetto alla natura, dimensione e complessità dei compiti che ciascuno è chiamato a svolgere». Non solo. Le società dovranno esprimere «orientamenti sulle figure professionali la cui presenza nell’organo amministrativo sia ritenuta opportuna e proponendo eventuali azioni correttive». L’Isvap-Ivarp dovrà essere informata sulle procedure di nomina degli amministratori e in particolare sui «requisiti di professionalità e specifiche competenze professionali di ciascun amministratore», ma anche delle ragioni che, secondo il cda, rendono la struttura organizzativa «idonea ad assicurare la completezza, la funzionalità ed efficacia del sistema dei controlli interni e di gestione dei rischi».

Amministratori competenti? Fra le pieghe del linguaggio felpato dell’autorità di vigilanza, c’è l’invito a ripensare la composizione dei cda delle compagnie assicurative. Solitamente pieni di banchieri e avvocati d’affari, professori di scienze bancarie ed economisti, commercialisti e imprenditori che hanno investito nella società. Persone che spesso, ma non sempre, hanno una solida esperienza nei campi più svariati: tranne nelle assicurazioni. Che si tratti di Generali, di FonSai, di Unipol o di Cattolica, la prevalenza di categorie professionali “altre” rispetto alle assicurazioni e alle scienze attuariali è palese. L’obiezione che viene fatta al riguardo è che il cda debba solo supervisionare e indirizzare, mentre per i compiti “più tecnici” basterebbero amministratore delegato e management. Tuttavia, con quali strumenti gli amministratori possono controllare l’operato del management, se persino i banchieri d’affari più svegli faticano a raccapezzarsi fra concetti complessi come ilVif, lo shadow accounting e molti altri

Qualità e composizione del cda. Un paper  pubblicato a luglio 2009 dallo Iais, l’organismo internazionale che riunisce tutti i regolatori assicurativi, evidenziava che «i cda di oggi necessitano di comprendere questioni complesse relative al business assicurativo, scienze attuariali, contabilità, modelli algoritmici e remunerazioni del management», rimarcando la necessità di «avere amministratori di buona qualità, dotati di integrità, conoscenze rilevanti ed expertise». Questo ovviamente non vuol dire che nel cda di un’impresa assicurativa debba essere fatto solo da specialisti del ramo. Una compagnia è esposta a rilevanti problematiche finanziarie, immobiliari, legali e contabili e i professionisti di questi settori con compiti di amministratore portano valore aggiunto, se non cadono in conflitto di interessi. Negli anni, però, anziché essere di complemento, queste professionalità “altre” sono diventate la regola, mentre le “skill” specifiche del settore sono assenti o limitate a poche figure con compiti esecutivi, come appunto l’amministratore delegato. È così che, poi, all’improvviso si scopre che c’era un buco di qualche miliardo nelle riserve tecniche, con grave rischio per i clienti assicurati e per il sistema finanziario.

Limiti del provvedimento. La proposta avanzata dall’Isvap, peraltro, risente di due evidenti limiti. Il primo è l’assenza di qualsiasi riferimento agli organi di controllo. Il ruolo dei sindaci non è meno importante da quello svolto dagli amministratori: come possano vigilare su cda e amministratore delegato in un settore così complesso come quello assicurativo senza specifiche competenze? Il secondo limite è l’assenza di un indirizzo più stringente sui requisiti di professionalità degli amministratori e sulla composizione equilibrata del cda, che includa tutte le competenze necessarie a una sana conduzione degli affari. 

Atto in extremis. Non è un caso che questa mossa dell’Isvap arrivi solo adesso. Da un lato, il decreto sulla spending review dello scorso luglio ha sciolto il consiglio dell’Isvap è stato sciolto e affidato i poteri di commissario straordinario affidati al presidente uscente Giancarlo Giannini, con il compito di gestire la transizione Isvap-Ivass. È venuto meno un consiglio formato in buona parte da ex politici, con i condizionamenti che questo può avere comportato. Dall’altro, Giannini tenta di lasciare, nel finale, un segno positivo per correggere a futura memoria l’eredità della sua gestione, che rimarrà indelebilmente legata allo scandalo FonSai. Ma per scoprire se terrà dritta la barra del timone o cederà alla pressione delle lobby, bisognerà attendere il provvedimento ufficiale.

Twitter: @lorenzodilena

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