Math 80, la speranza per i diabetici vietata dal Ministero

Math 80, la speranza per i diabetici vietata dal Ministero

Il Ministero lo vieta perché contiene sostanze pericolose, ma un giudice sancisce che solo quel farmaco può salvare un’anziana donna affetta da una grave forma di diabete obbligando il suo medico a prescriverglielo. È il trionfo del diritto individuale alla salute su una regola collettiva.

La storia di Anna M. comincia dieci anni fa quando, dopo un’inutile lotta a colpi d’insulina contro la glicemia, viene a contatto con un medico africano laureato in Italia e con studio a Milano, Matias Christian Zohoungbobo, il quale le prescrive un preparato galenico. È un farmaco denominato “Math 80”, che va preparato apposta per lei da un farmacista combinando due sostanze, con l’abilità del medico Galeno, che nell’antica Grecia “inventava” farmaci mescolando erbe. La paziente assume il medicinale, smette di prendere l’insulina e sta subito meglio: i valori glicemici tornano nella norma e per lunghissimo tempo Anna M., in passato vittima di attacchi cardiaci e di un infarto a causa del diabete, vive in salute.

A gennaio di quest’anno, compiuti 81anni, torna da Zohoungbobo per farsi prescrivere nuove confezioni di “Math 80”, ma il medico si rifiuta di farlo spiegandole che il Ministero ha vietato nel frattempo un principio presente nel composto e un altro lo ha classificato come “stupefacente”. In breve tempo, i valori della glicemia s’impennano fino a tre volte oltre i limiti e subentra una grave insufficienza renale, nonostante il ritorno alla medicina “tradizionale”. L’ ultima chance è la via giudiziaria. L’avvocato dell’anziana malata, Giovanni Reho, prepara un ricorso al Tribunale di Milano contro Zohoungbobo, l’Aifa e il Ministero della Salute, nel quale chiede che venga riconosciuta la «libera determinazione della paziente a proseguire la cura che le ha procurato benessere, anche a rischio di effetti collaterali, per ora inesistenti, quando sia in gioco la sua stessa esistenza».

Il giudice Cesare De Sapia prende qualche giorno di tempo per riflettere e, sabato scorso, deposita un’ordinanza con cui obbliga il medico a disapplicare il diktat ministeriale e a somministrare la medicina ad Anna M. Nel motivare la decisione spiega: «Non risulta che nel provvedimento adottato dal Ministero sia stata valutata la specifica incidenza nella terapia in questione per la cura del diabete in un soggetto in cui la terapia è stata praticata per anni senza danni e con benefici evidenti. Sembra invece che il profilo tenuto in considerazione abbia riguardato piuttosto i principi in esame usati per la (sola) cura dell’obesità».

In effetti, nel decreto ministeriale che bandiva una delle sue sostanze presenti nel preparato, l’amfepramone, si faceva riferimento al suo utilizzo come farmaco galenico nelle terapie dimagranti. Per l’avvocato Reho è la «vittoria della tutela della salute della persona e del suo diritto autentico alla salute contro ogni posizione preconcetta». Non solo. La decisione del giudice svela anche una contraddizione eclatante: «Il Ministero della Salute — afferma il legale — nel giugno scorso ha autorizzato un’azienda italiana a vendere all’estero quasi tremila chili di amfepramone . Se è davvero tossico non è pensabile che il nostro Ministero stia danneggiando la salute delle persone che lo assumeranno all’estero grazie alla produzione autorizzata in Italia».

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