Maxistipendi: Bankitalia striglia i banchieri, loro fanno spallucce

Maxistipendi: Bankitalia striglia i banchieri, loro fanno spallucce

Non è la prima volta che un governatore della Banca d’Italia parla di tagli dello stipendio dei banchieri. Prima dell’altro ieri, Ignazio Visco ne aveva parlato nelle Considerazioni finali a maggio. «Le remunerazioni degli amministratori e dell’alta dirigenza devono essere indirizzate all’obiettivo del contenimento dei costi», aveva detto. E prima di lui, ci aveva pensato più volte Mario Draghi, da governatore come da presidente del Financial stabilty board. I risultati, però, non sono quelli che il regolatore e l’opinione pubblica si aspettano, gli organi di vertice restano pletorici, oltre che super-pagati. Ma qualche passo nella direzione giusta è stato fatto.

Nel 2011, per esempio, fra i 10 manager più pagati a Piazza Affari non figura nessun banchiere. Per trovare un uomo di banca bisogna scendere alla 12esima posizione, dove, secondo una classifica pubblicata di recente dal Sole 24 Ore, troviamo Antonio Vigni, ex direttore generale del Montepaschi, che fra stipendio e una buona uscita ha incassato 5,4 milioni. Corrado Passera ha invece ricevuto 3,2 milioni, di cui 1,1 a titolo di indennità di licenziamento. Certo, a guardare bene i rendiconti dello scorso anno, si trovano anche banchieri in pieno esercizio che hanno incassato 3 milioni con il solo stipendio. È il caso, per esempio, di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, seguito dal presidente dello stesso istituto, Renato Pagliaro (2,6 milioni), e da tre top manager (Di Carlo, Vinci, Cereda), con remunerazioni superiori a 2 milioni a testa. Va anche detto che nella primavera del 2012 anche in casa Mediobanca è stata avviata una revisione dei compensi, che dovrebbe portare a un taglio del 40 per cento. Taglio tanto più necessario anche alla luce dei magri risultati dell’ultimo bilancio

Sembrano comunque distanti i tempi in cui i banchieri svettavano in cima alle classifiche dei manager più pagati: oggi ci sono per lo più esponenti dell’industria o imprese di servizi. Ma allora, a chi o a che cosa si riferiva il governatore Ignazio Visco quando ieri ha parlato di «dinamiche dei sistemi di remunerazione non coerenti con l’attuale fase congiunturale e non sufficientemente ancorati ai risultati di medio‐lungo periodo»?

Non è certo a singole situazioni personali che pensa Visco, anche se l’ingaggio a cifre rotondo di Enrico Cucchiani a Intesa Sanpaolo e di Fabrizio Viola a Mps ha suscitato qualche perplessità. A maggio, uno studio della Uilca-Uil mostrava che il monte retribuzioni 2011 degli amministratori delegati dei primi undici gruppi bancari italiani è cresciuto nel complesso del 36,23% rispetto all’anno precedente, per un totale di 26,067 milioni, anche a causa delle dimissioni di quattro top manager che hanno comportato buone uscite per complessivi 9,7 milioni. Lo stipendio medio degli a.d. è risultato 85 volte quello del bancario medio (il record è di 101 volte nel 2007). La questione non tocca solo i componenti del cda o i direttori generali. È tutto il meccanismo di incentivazione in cui sono coinvolti centinaia di dirigenti di alto rango che rischia di compromettere la stabilità patrimoniale di un istituto. Ecco perché il richiamo alla corretta applicazione delle indicazioni di Via Nazionale, ribadito nella comunicazione del 2 marzo: «Le condizioni ostative all’erogazione dei bonus e i meccanismi di collegamento con la performance… dovrebbero determinare una riduzione/azzeramento nella parte variabile della remunerazione». Sia di quella da pagare nel 2012 e relativa ad esercizi precedenti sia di quella da pagare negli anni successivi. 

Smussare le punte più alte e scandalose delle remunerazioni dei banchieri è più semplice che intervenire su meccanismi che passano dall’assemblea e coinvolgono centinaia di dirigenti. Ma sull’uno e sull’altro punto banchieri continuano a essere in ritardo, o interpretano in modo riduttivo le indicazioni del regolatore.  È anche vero, è stato fatto notare dal bocconiano Roberto Perotti, che Visco potrebbe dare il buon esempio, visto che da governatore riceve 682mila euro l’anno contro 154mila euro del presidente della Fed e 350mila euro del presidente della Bce.

Ma è altrettanto vero che continuando così i banchieri appaiono sempre più come una casta di privilegiati, inamovibili e incoerenti rispetto alla “fase congiunturale” che hanno contribuito a determinare, e rispetto alla quale stanno ricevendo aiuti massicci dagli Stati o, quanto meno, dalla Bce. L’insofferenza per queste “dinamiche” crea o libera lo spazio per cui anche anche un brillante professore universitario con cattedra a Chicago, quale Luigi Zingales, può alzarsi e interrompere in stile provocatoriamente grillino un anziano e rispettato banchiere, nel bel mezzo di un convegno alla Banca d’Italia. Anche in finanza, oltre che in politica, la soglia di tolleranza del vecchio tran tran si è abbassata.

Twitter: @lorenzodilena