Viva la FifaMilan e Inter devono arrangiarsi con quello che passa la società. Cioè con poco

Milan e Inter devono arrangiarsi con quello che passa la società. Cioè con poco

Immaginate di essere un tifoso del Milan (se non vi dà troppo disagio farlo). Anzi, immaginate di essere un abbonato del Milan. Uno di quelli che nonostante le incertezze sul mercato della società, non si è tirato indietro e ha rifiutato la ‘sfida’ di Adriano Galliani: se non siete contenti, vi rimborsiamo l’abbonamento. Non se ne parla nemmeno. Il Milan è una squadra che ha fatto la storia, che ha vinto più di tutti, che è stata condotta da maestri come Nereo Rocco e Arrigo Sacchi. Va bene, non ha fatto un mercato eccezionale, ma l’anno scorso il Milan se l’è giocata quasi fino alla fine. E se quel gol di Muntari fosse stato visto dentro…

Entrate allo stadio, vi sedete ed assistete ad uno spettacolo desolante. La squadra è lenta, impacciata, con poche idee e ben confuse. L’avversario, la quadrata e bella Atalanta, gira invece che è una bellezza. E vince. Dopo Bologna ci si aspettava una conferma . E in effetti è arrivata: il Milan è sgonfio. In molti puntano il dito sulle cessioni di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva: la loro partenza non ha solo indebolito il tasso tecnico generale della squadra, ma ha tolto la maschera ai problemi strutturali dei rossoneri. La difesa è anziana: lasciando andare via Nesta e prendendo Acerbi non si poteva credere di risolvere il problema. Yepes e soprattutto Bonera (tra i peggiori contro la Samp) che garanzie possono dare a una squadra impegnata su due fronti? A centrocampo, Constant contro l’Atalanta è stato visto sbagliare un appoggio a meno di 4 metri: anziché darla al compagno, ha servito un raccattapalle. Ambrosini fa il suo, ma è come Cambiasso nell’Inter, non ci si può sempre appoggiare ai senatori. E poi c’è Montolivo. Allegri ha richiesto il giocatore già l’anno scorso, ma ha dovuto aspettare una stagione: nel frattempo, è arrivato Nocerino. Il centrocampista non l’aveva presa benissimo, facendo pure lo spiritoso sul fatto che era a Milanello era arrivato Nocerino e non lui. L’ex Palermo fece una valanga di gol, mentre il viola, ora in rossonero, non ha ancora dimostrato nulla. E poi c’è Pazzini. Peccato per lui che l’Atalanta non avesse in porta Agliardi: sarebbe stato l’unico modo per lui di ripetere l’expoit del Dall’Ara. Ma non è colpa sua: se non gli arrivano i palloni, soprattutto sotto forma di cross, come fa ad arrivare ai livelli di quando era alla Samp? Mistero. Ci sarebbe Bojan, ma Allegri non è convintissimo, tanto che non lo ha ancora schierato titolare. Più che un acquisto, è sembrata un’imposizione della società, convinta che all’ultimo secondo si possano sempre fare affari. Ad Allegri non resta altro che allenare con quello che ha a disposizione.

E se Atene piange, Sparta non ride. Vero, l’Inter ha vinto, ma non ha convinto. Il giovane tecnico Stramaccioni è indaffaratissimo nel dare un’identità alla sua squadra: è questo, in fondo, il vero obiettivo dei nerazzurri per questa stagione (oltre evitare di ripetere l’esclusione dalla Champions dello scorso anno). ‘Strama’ si offende, se gli dite che la sua è una squadra operaia. Anzi, ribatte che il posticipo contro il Torino l’Inter lo ha concluso con Alvarez e Cassano in campo. A parte che si potrebbe obiettare sull’opportunità, per l’Inter, di avere ancora in rosa uno come Alvarez; ma quel che conta è anche l’undici di partenza: Johnathan e Juan Jesus titolari in difesa e Alvaro Pereira in mezzo al campo (anziché terzino sinistro, il suo ruolo naturale). E tanta confusione in difesa, con Cambiasso che in fase di possesso palla va a fare il centrale per impostare, con l’effetto di cerare impacci nei compagni. Ieri sera all’Inter è andata bene: se il Torino avesse avuto un attaccante capace di attaccare la profondità, a quest’ora Ventura avrebbe colto una prestigiosa vittoria. E se Milito non avesse trovato il gol dello 0-1 (con Palacio acciaccato), sarebbe stato divertente capire chi lo avrebbe sostituito. Perché l’Inter non ha comprato un altro attaccante, cedendo pure il giovane e promettente Longo in prestito? Dov’è finito il buon vecchio Moratti, sempre pronto ad aprire il portafogli? Anche qui, Stramaccioni deve fare con quello che ha.

E mentre la Lazio dello sconosciuto Petkovic è a sorpresa in testa al campionato, era lecito invece aspettarsi una Roma balbettante. Intendiamoci: fare peggio di Luis Henrique è francamente difficile. Ma quali sono i reali meriti di Zeman? Fino ad ora, si sono visti ma in negativo. Non è certo merito del boemo se Totti ha fatto un partitone contro l’Inter, inventandosi lanci che manco alla Playstation. E’ invece ‘merito’ suo se la squadra ha già preso 5 gol in due partite in casa. Il tecnico giallorosso si sta divertendo nel fare il Mourinho: attacca, alza i toni, li esaspera. Però Mourinho vinceva.

Lazio a parte, il campionato sembra dunque rispettare il pronostico. Si profila una lotta a due tra Juventus e Napoli, ovvero due squadre che a differenza di Inter e Milan problemi di organico non ne hanno. Gli azzurri si sono pure permessi il lusso di mangiarsi contro il Parma 3 o 4 gol, tanto è tirata a lucido la squadra di Mazzarri, che ormai ha nel 3-5-2 il suo marchio di fabbrica e in Cavani, Pandev e Hamsik i sui 3 tenori (per non parlare dello scalpitante Insigne). La Juve, che attende il responso del Tnas per la vicenda Conte, ha dimostrato di avere carattere. Non è un caso se i bianconeri hanno chiuso lo scorso torneo da imbattuti e quest’anno non hanno ancora perso. Nonostante gli affanni in difesa, la squadra ha cambiato marcia nella ripresa con l’ingresso di Vucinic, vincendo a Genova una gara che si era messa maluccio.

Uno esperto nel cambiar pelle, ovvero nel cambiare allenatori, è Maurizio Zamparini. Il presidente del Palermo ha fatto ieri una nuova vittima. Dopo averlo definito non meno di un mese fa ‘Il miglior acquisto del mercato rosanero’, ieri ha esonerato Sannino. Perché la colpa è del tecnico e del fatto che, parole di Zamparini, dopo il gol contro il Cagliari nessuno è andato ad abbracciarlo. Sannino non credeva alla squadra, insomma. Tra la lungimiranza del tecnico (che voleva dare una nuova mentalità alla squadra) e gli istinti di Zamparini, hanno vinto ancora questi ultimi. E poco importa se il Palermo ha fatto poco mercato: devi saper vincere con quello che hai. Vero, Allegri e Stramaccioni?
 

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