Perché le primarie Pd non finiscano in farsa, è ora di darsi regole

Perché le primarie Pd non finiscano in farsa, è ora di darsi regole

Si avvertono in giro troppe interpretazioni da «furbetti del quartierino», rispetto al regolare svolgimento delle primarie che dovranno stabilire il candidato premier del centro-sinistra. Come mi hanno insegnato gli amici liberali, una democrazia non è tale se non si fonda sulle regole. Certe e condivise. Da questo punto di vista, il Partito Democratico è in pienissima anarchia: quali sarebbero le regole di queste benedette primarie? Mistero. Le sembra civile, gentile segretario Bersani? A me no.

Mi rivolgo a Lei, segretario, sapendola attenta e responsabile, perché nelle ultime ore ne ho sentite di tutti i colori, una di queste – dalla sfumatura molto, molto accesa – addirittura La riguarda. Me l’ha girata un’autorevolissima giornalista del Corriere della Sera, che l’altro giorno mi diceva: sai, Bersani sta pensando al doppio turno… E io, ingenuo: ah, per le elezioni? E lei, molto meno ingenua di me: ma va’, per le primarie! In che senso, ho fatto io? Semplice: nessuno dei candidati può raggiungere la maggioranza assoluta al primo turno, per cui, al secondo, Bersani conta di prendersi i voti di Vendola con cui è alleato. Con il che battere Renzi. 

Così, all’istante, la mia reazione è stata tra il depresso e il divertito, mix sentimentale che riesco a coniugare solo quando penso al Partito Democratico. Non mi sembra affatto sportivo ritagliarsi regole ad hoc, giusto per neutralizzare l’avversario. 

Come, al contrario, mi pare un po’ miserello trasformarsi in pifferai della destra, lanciando appelli un filo paraculi perché i tapini accorrano copiosi ai gazebo del Pd allestiti per le primarie. E questo riguarderebbe Renzi. 

Per la verità, a malignare mi ci hanno portato autorevoli commentatori, amici fraterni, giornalisti che ho incontrato e con i quali ho fatto una chiacchiera politica in libertà. Perché altrimenti, nella mia patetica ingenuità, credevo che quelle parole del sindaco di Firenze, quel «vi vengo a prendere» pronunciato con una certa enfasi all’inizio del viaggio, mi era parso soltanto un’ipoteca sul futuro, un ponte gettato sul dopo-primarie. E anche se non elegantissimo, come ha avuto modo di sottolineare Massimo Cacciari, quanto meno comprensibile. 

Invece, se devo dare credito a chi ne sa più di me, anche il Matteo sta provando a farsi le «sue» regole, allargando il territorio dei possibili votanti, consapevole che la direzione Pd non gli userà molti riguardi quando si tratterà di metterle nero su bianco. 

Questa situazione sospesa è davvero poco dignitosa. Per una formazione importante come il Partito Democratico, ma soprattutto per i suoi elettori, i quali è necessario che sappiano l’importanza che rivestono all’interno del «loro» partito. E’ il rispetto (minimo) che gli si deve. Il pericolo descritto da Peppino Caldarola, e cioè che in un’assenza di regole definite elettori indistinti di destra possano tranquillamente contribuire a definire il candidato premier del centro-sinistra (per poi magari tornare da Berlusconi), è assolutamente concreto e si tradurrebbe in un’offesa al popolo della sinistra. Ne vale la pena? 

Non può passare una sciocchezza del genere. Non possono votare tutti alle primarie del Pd, anche se tutti potranno (potrebbero) fingersi sinceri sostenitori e quindi inquinare la partecipazione di tante persone perbene. E’ chiaro che non c’è regola scritta che possa garantire l’assoluta giustezza delle operazioni e non si può costringere la persona che vota a un’iscrizione coatta al partito. Ma una formula andrà pur trovata, tipo il socio sostenitore (anche perché si pagherà una minima quota), in modo che l’eventuale finto destro si senta almeno un po’ merdaccia a sporcare una cosa così bella.

P.s. Girano le voci più strambe e paradossali. Tipo che Berlusconi potrebbe mandare un buon numero dei suoi a votare Bersani alle primarie, sapendosi già spacciato contro Renzi. Meglio fermare questa giostra impazzita.