Viva la FifaAltro che errori arbitrali: la Juve è prima con merito. Lo dicono i numeri

Altro che errori arbitrali: la Juve è prima con merito. Lo dicono i numeri

A inizio anno, Andrea Stramaccioni si arrabbiava se davano della ‘provinciale’ alla sua Inter. Certo è difficile immaginare che una provinciale voli al terzo posto in campionato, prendendo pochissimi gol e contando su giocatori del calibro di Antonio Cassano (ieri assente a Bologna) e Diego Milito. Eppure non ci sarebbe nulla di male, o anormale, nel dire che questa Inter si copre quando serve e colpisce quando è ora, così come fanno certe provinciali dotate però di meno campioni. Ieri al Dall’Ara l’Inter è salita in cattedra per insegnare cinismo. Il Bologna di Stefano Pioli ha addirittura avuto il vantaggio territoriale del campo (67% contro il 25% degli ospiti) e fatto più possesso palla (55% a 46). Il tutto mentre l’Inter si portava a casa i 3 punti. L’identità di gioco regalatagli da Stramaccioni comincia a dare i suoi frutti: i nerazzurri sono imbattuti da 7 partite tra campionato ed Europa League e ieri è arrivato il primo gol subìto in trasferta in questa stagione. A livello tattico, ‘Strama’ ha azzeccato tutto. Il suo 3-5-2 serve a mettere dentro Mudingayi a contenere Diamanti, che crea gioco in mezzo. Peccato che è proprio in quella zona del campo che l’Inter basa la sua forza, e lo dimostra la percentuale di contrasti vinti: 86%. E poi la difesa, sempre più granitica: l’Inter ha subìto 7 gol in 9 gare, meglio hanno fatto Napoli e Juve. Non a caso, stiamo parlando delle prime 3 della serie A.

E non a caso parliamo di gol subìti. Da ieri sera, quella della Roma è la difesa più battuta del campionato. Appare ormai chiaro che Zdenek Zeman allena due squadre. La prima è quella che si è vista nei primi 25 minuti ieri sera contro l’Udinese. Una squadra praticamente inarrestabile, che attacca dappertutto. Se si guarda la distribuzione del gioco, si scopre infatti che i giallorossi avanzano in maniera equilibrata a destra (31%), al centro (32%) e a sinistra (37%), dove c’è una leggera supremazia data dalla posizione in quella zona di Francesco Totti. E’ ancora lui, il capitano, a prendere in mano la squadra, così come due settimane fa contro il Genoa (quel match fu quello con più passaggi utili dell’8° turno: 827), illuminando la scena e distribuendo passaggi – sono 435 in tutto in 9 giornate – ai compagni Lamela e Dodò che sbucano ovunque come funghi. Poi però c’è la seconda Roma, quella che assomiglia a un giocattolo elettronico sgargiante e pieno di luci che a un certo punto esaurisce la batteria e si spegne. Merito anche di Francesco Guidolin, troppo smaliziato per poter farsi schiacciare così. Dopo il 2-1 di Domizzi accorcia la squadra, toglie Faraoni incapace di limitare Dodò e mette Pereyra a spingere sulla fascia. La Roma non azzecca un movimento in difesa e imbarca un altro gol per il fuorigioco sbagliato di Piris. La partita, ad ogni modo, viene decisa nel risultato da un rigore dubbio.

Ecco, gli errori arbitrali. Difficile analizzare una giornata di campionato quando i direttori di gara fanno arrabbiare certe squadre o ne avvantaggiano altre. Ma questa non è sede di polemiche. Qui parlano i numeri. Quelli che dicono che la Juve è prima in classifica con merito. Una Juve che ha il primato di passaggi utili (3538), di gol fatti (20) e di difesa meno battuta (4 reti prese). Una Juve che può fare a meno di Claudio Marchisio, tanto c’è il giovane Pogba, che al centro del campo crea un trio di centrali con Pirlo e Vidal capace di fare il bello e il cattivo tempo. Il flusso del gioco passa tutto da lì: 23 i passaggi tra Pirlo e Vidal, 21 tra l’ex Milan e Pogba. La Juve ha dominato con i numeri: 54% di possesso palla, 52% di vantaggio territoriale, 9 tiri in porta, 465 passaggi di cui il 90% azzeccati. Il tutto contro la squadra di Maran, che se l’è giocata. Il suo Catania sfrutta le ripartenze in velocità con Gomez e Bergessio, supportati al centro dai flussi di gioco affidati a Lodi e Almiron, con Barrientos a fare da raccordo: è quest’ultimo il più cercato dai compagni, con 28 passaggi destinati ai suoi piedi. Ai rossoblu manca però equilibrio: lo dimostrano i 9 gol fatti contro i 14 subiti. Eccola la buona notizia per la Juve, che dopo il mezzo passo falso in Champions torna alla vittoria contro una squadra che non si arrocca in difesa ma che prova a pungerti in velocità, a viso aperto.

E poi c’è il Milan, che più che una squadra sembra un mistero gaudioso (per gaudio si intende la vittoria contro il Genoa). A guardare certi numeri, si può immaginare una squadra in piena lotta per la Champions: 4200 passaggi in totale (secondi dietro la Juve) che possono significare una trama di gioco ben definita e ricca di intensità, 278 palle in avanti di Riccardo Montolivo, 7 gol di un ragazzo di 20 anni come El Shaarawi, 148 tiri da inizio anno (sempre secondi dietro la Juve, che ne ha fatti 10 in più). Ma ci sono anche 10 gol subìti in 9 giornate e 11 fatti contro i 20 della capolista, oltre ad un impianto di gioco che non favorisce l’apporto fondamentale in zona-gol di Pazzini. Questo Milan non è fatto per il 4-2-3-1, né per il momento per una difesa a 3, visto che i suoi terzini sanno contenere ma non attaccare quando serve. Bojan non gode della fiducia di Allegri, che spesso lo fa sedere in panchina. Ma certi numeri non sono sufficienti a spiegare il Milan peggiore degli ultimi tre anni. Basta guardare la faccia del tecnico rossonero sabato sera, per capire che la benzina a Milanello è finita da un pezzo.