Crespi: sondaggi su misura, Vallanzasca e la ’Ndrangheta

Crespi: sondaggi su misura, Vallanzasca e la ’Ndrangheta

A Milano raccoglieva voti per conto della ’Ndrangheta e di altri esponenti della criminalità organizzata. È accusato di ciò Ambrogio Crespi, direttore editoriale di Clandestinoweb, titolare del sito Mr. Blog, ma soprattutto fratello del più noto Luigi, già sondaggista del “Contratto con gli italiani” dell’ex leader del centrodestra Silvio Berlusconi e ora nel team della comunicazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ne sono convinti i magistrati della procura di Milano che lo hanno fatto arrestare questa mattina, dopo averlo indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nel 2010 Crespi, secondo l’ordinanza di arresto, avrebbe rastrellato 2.500 voti per Domenico Zambetti, detto Mimmo, durante le elezioni regionali del 2010. Poi si era in parte astenuto dal ripeterlo alla tornata elettorale delle Comunali del 2011 per Sara Giudice, anche conosciuta come l’anti Nicole Minetti, candidata per Futuro e Libertà: le cosche calabresi non lo avevano pagato per il servizio fatto appena un anno prima. Luigi ha pubblicato su Clandestinoweb una replica ai fatti di oggi: «Affronto serenamente, stando al fianco della moglie di mio fratello e di suo figlio di pochi mesi, questo che io reputo essere quantomeno un equivoco, un errore, una decisione affrettata».

È comunque una storia di malavita, di amicizie pericolose con le cosche e con Renato Vallanzasca, di omicidi irrisolti e rapine, di una Milano che sembrava ormai scomparsa nei meandri del bar Ebony di via Porpora, quella che viene fuori dall’ordinanza che ha portato Crespi questa mattina in carcere. I magistrati sono convinti della «piena consapevolezza» del giornalista – nato nel quartiere periferico milanese di Baggio – sul «patto di scambio», rappresentata dagli stretti rapporti con i boss calabresi Alessandro Gugliotta, Pino D’Agostino, Eugenio D’Agostino e lo stesso politico del Pdl Zambetti.

Il bar Ebony evoca corsi e ricorsi storici del crimine organizzato a Milano. Tant’è che, leggendo le carte, emergono nomi e circostanze che portarono alla sbarra la ’Ndrangheta lombarda nei primi anni ’90, fino a tornare a quel Vallanzasca, oggi detenuto a Bollate condannato all’ergastolo. In una intercettazione tra Eugenio Costantino e Alessandro Gugliotta, gli investigatori si trovano tracciate le frequentazioni del Crespi «conosce tutti gli esponenti della ’Ndrangheta, della Mafia, della Camorra… è spaventoso!», fino all’incontro con Vallanzasca.

Dice Costantino che c’è pure Vallanzasca attovagliato con Crespi in viale Certosa (Vallanzasca in quel periodo era stato ammesso al lavoro esterno proprio in una impresa della zona) «mi ha chiamato (Crespi, ndr) ed era con Vallanzasca […] questo quando viene a Milano mangia con Vallanzasca e con questi Morabito, solo gente di ’Ndrangheta, con i palermitani, con tutti. Pazzesco!». Verità o millanterie quelle che riguardano il “bel Renè”? Ora i coinvolti dovranno chiarirlo davanti ai magistrati della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia, ndr) di Milano.

La vicenda potrebbe allargarsi ad altre formazioni politiche o esponenti di spicco della politica italiana? Al momento non è dato saperlo, ma il direttore di Clandestinoweb insieme con il fratello Luigi hanno lavorato in questi anni con molte formazioni politiche, da La Destra ai Radicali, da Berlusconi a Mara Carfagna, da Gianfranco Miccichè a Ombretta Colli. Di certo, come si evince dalle carte, Crespi avrebbe aiutato Amedeo Canale alle regionali calabresi.

Proprio Crespi in un’intercettazione contenuta nell’ordinanza del 12 maggio 2011, incalzato dalle cosche per aiutare la Giudice in campagna elettorale, spiegava di volerla aiutare anche con alcuni «sondaggi»: «Il tempo è corto – diceva Crespi – … proprio corto… se era prima gli potevo dare una mano benissimo… vediamo… quello che posso fare, magari un’intervista… gli faccio un articolo… gli faccio girare… lunedì, e poi abbiamo una settimana sola davanti e quindi».

Del resto, secondo l’ordinanza, il sondaggista milanese «si impegnava a fondo nel procacciamento delle preferenze elettorali». E a fronte della raccolta di voti – secondo gli accordi stretti con la ’Ndrangheta – avrebbe dovuto ricevere una consistente somma di denaro. Sarebbe stato lui, sostengono i pm milanesi, a portare i voti «milanesi» a Mimmo Zambetti alle regionali del 2010: più di 2.500 preferenze rastrellate un po’ qua e là negli ambienti della malavita meneghina.

Fu un contributo «fondamentale» secondo i magistrati, perché Crespi era molto amico proprio di Gugliotta, figlio di un boss della ’Ndrangheta, in costante contatto con Costantino. Nell’aprile del 2011 sono loro due a stabilire come suddividersi il denaro che l’assessore alla Casa aveva iniziato a «sganciare» in diverse tranche per il servizio ricevuto alle ultime elezioni regionali.

Costantino parla anche con Gugliotta di dividersi il denaro come «i frati». Non solo. Ognuno aveva dei compiti. «Io me la vedo con il mio gruppo e tu con Ambrogio», diceva Costantino. Purtroppo però i soldi non arrivarono, anche se Crespi, consigliere di società come la Data Service Srl – agenzia di modelle – e la Intertel Srl – società di sondaggi -, aveva provato a contattare Zambetti proponendo alcune rilevazioni elettorali che potevano fare comodo e saldando così l’aiuto dato in campagna elettorale.

In ogni caso, secondo i pm, Crespi poteva assicurare questi voti, anche perché forte «dei suoi legami con ambienti della criminalità napoletana, siciliana e calabrese, ed in particolare con il gruppo criminale capeggiato da Onorato Giuseppe alias “Pepé”». Non solo. Il sodalizio tra lui e Gugliotta si era manifestato pure «nell’impegno» del direttore editoriale di Clandestinoweb a farsi promotore di una campagna di stampa a favore della scarcerazione del padre di Gugliotta, Giuseppantonio, malato terminale e storico capo cosca.

In un interrogatorio reso dal pentito Luigi Cicalese ai pm di Milano, il 14 settembre 2011, emerge una quadro più che mai inquietante proprio su Gugliotta Alessandro, detto Sandro. «Mi disse che se avessi avuto bisogno per ammazzare qualcuno potevo fare affidamento su di lui in quanto lui stesso era in grado di assolvere a questi incarichi. Mi specificò, peraltro, che la sua “famiglia”, proprio perché coinvolta nella faida calabrese, aveva a disposizione dei ragazzi pronti ad uccidere».

E poi c’è un fatto singolare. Nell’ordinanza salta fuori un omicidio irrisolto, quello Ekoule Soppo Frederic, un buttafuori camerunense, ucciso in corso Como a Milano il 19 febbraio 2002. Crespi fu denunciato nel 2004 per concorso in delitto con Massimo Alberto Giuseppe Onorato, figlio di Pepè Onorato. Quell’omicidio, consumato con sette colpi di arma da fuori, era passato alla storia come irrisolto.