«Destri» pro-Renzi, non vorrete mica votare sotto copertura?

«Destri» pro-Renzi, non vorrete mica votare sotto copertura?

Putacaso a un sinceramente destro venisse mai in mente di votare Renzi alle primarie, gli toccherebbe (almeno) il peso della vergogna, dovendosi registrare nell’Albo degli Albi del Partito Democratico. Nella tenzone principale, che dovrebbe spingere l’onore dei duellanti al massimo della dignità, tocca assistere a piccole comiche di giornata in cui la coppia Matt&Bersy dà veramente il meglio di sé. L’ultima è addirittura un ricorso a un certo qual Garante di una certa qual autorithy che sappiamo già per definizione non essere terza, in quanto popolata da politici di professione mandati lì dai partiti, ma che in questo caso diventa persino “quarta” o “quinta”, essendone affidata, la presidenza, alle sapientissime mani di un signore che risponde direttamente a colui che lì lo ha spedito, e cioè Pierluigi Bersani.

Di questa schedatura politica si lamenta assai il Renzi, latore del ricorso incriminato, al quale pare insensato, e immaginiamo molto stravagante, che persone diverse, di diversa estrazione sociale, possano tutte insieme un bel giorno sentire l’orgoglio di sentirsi fieramente di sinistra (sono così poche le occasioni, signora mia), riconoscendosi in un irriducibile afflato comune, tanto da rinunciare a una parte di domenica per mettersi in fila, disciplinatamente, e come se la immagina Piero Ignazi, serissimo politologo, «tanto movimento, quelle belle file lunghe. La politica deve essere anche divertente, regalare leggerezza».

Ecco appunto, leggerezza. Quella che manca, purtroppo. Nelle parole che corredano il ricorso, gli avvocati del sindaco fiorentino scrivono che quelle liste pubbliche sono «legate alla messa in atto di comportamenti che implicano la manifestazione di opinioni politiche o consistono essi stessi in manifestazioni di opinioni politiche». E ci mancherebbe anche. Cosa c’è di più orgogliosamente bello, quale espressione più pulita si può immaginare per «manifestare un’opinione politica» che votare con il petto in fuori di un riconoscimento pubblico alle primarie del partito a cui evidentemente si è vicini?

Renzi se la doveva giocare meglio. E pensare che altri, prima di noi, si sono dedicati all’organizzazione di primarie. In molti stati americani hanno ben presente il punto che anima il ricorso del nostro candidato, e cioè la riconoscibilità di quegli elettori che, in pienissima autonomia, vogliono cambiare idea e votare un candidato dell’altro schieramento. E alcuni, forse i più attenti e sensibili, lo hanno affrontato non sul piano improprio della privacy, quanto su quello, molto più nobile e indiscutibile, della libertà politica, proteggendo queste persone attraverso una lista «indipendente», naturalmente all’interno della lista principale del partito che si intende votare. Firmando la lista indipendente, il cittadino protegge se stesso da qualunque malignità, e comunica l’idea sovrana del confronto delle idee, chiarendo da subito il suo rapporto col nuovo partito: io voterò questo candidato perché oggi ci credo, ma domani, se mi deluderà, non esiterò a passare nel campo avverso.

Era proprio impossibile per queste primarie chiedere una lista indipendente? Perché la malizia che circola e che Renzi doveva fermare da subito (perché non proprio nobilissima) è che una certa parte destra dei suoi elettori non gradirebbe l’identificazione pubblica, quello status perenne di sincero democrat, quel bollino d’infamia attaccato sul petto. O ragazzi, come direbbe il segretario Pierluigi, non è che vi possiamo far votare sotto copertura.

Il sindaco è fresco di una scottatura «finanziaria», quella serata Cayman che francamente, anche al più distratto degli osservatori, non è parso un gran colpo di genio.
(Piuttosto, di chi la paternità dell’idea, dello stesso Renzi o di qualche comunicatore della domenica?). Ecco, il candidato ha l’obbligo di proteggere i suoi possibili elettori, soprattutto quelli di destra. Deve trasferire anche a loro l’orgoglio di una partecipazione, che non significa adesione tout court ma scommessa sul futuro, su una persona in cui si crede e che si vuole affiancare per un tratto di strada.

O pensa per questi elettori, Matteo Renzi, di creare un «paradiso elettorale»?
 

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