I fondi per gli esodati? Basterebbe tagliare il numero di parlamentari

I fondi per gli esodati? Basterebbe tagliare il numero di parlamentari

Un recente emendamento in Commissione Lavoro alla Camera ha proposto di aumentare la spesa pensionistica per aiutare i cosidetti ”esodati”, quei lavoratori che hanno perso il posto o si sono dimessi dal lavoro in attesa di andare in pensione e sono rimasti spiazzati dai nuovi requisiti pensionistici della riforma Fornero. L’emendamento, proposto da tutti i partiti, propone di finanziare l’aumento della spesa con un aumento dell’Irpef di 3 punti per i redditi superiori a 150.000 euro per gli anni 2013 e 2014.

Non voglio qua entrare nella questione di quali sono i modi più opportuni per aiutare gli esodati. Voglio solo fare due conti su quanto può rendere l’aumento dell’Irpef e chiedere se veramente non ci sono altri modi per reperire questi soldi.

Cominciamo guardando quanto renderà questa tassa addizionale (o ”contributo di solidarietà” come viene chiamato dai nostri politici privi di senso dell’ironia). Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia ha meritoriamente iniziato a rendere disponibili on line i dati sulle dichiarazioni dei redditi. A questo link trovate la distribuzione dell’Irpef dichiarata nel 2011, facente riferimento all’anno 2010. Ci interessano in particolare i redditi sopra i 150.000 euro. Quanto sono i contribuenti in questa categoria e quanto dichiarano in media? Abbiamo raccolto la risposta in questa tabella, i dati originari sono al link precedente.

I contribuenti che hanno dichiarato più di 150 mila euro sono (curiosamente) poco più di 150 mila e rappresentano circa lo 0,37% del totale dei contribuenti. Quanto si ricava da questi signori aumentando l’aliquota del 3% per i redditi superiori a 150 mila euro? Occorre prendere il reddito medio di ciascuna classe, sottrarre 150.000, moltiplicare per il numero di contribuenti nella categoria e poi applicare il 3%. Si somma il tutto per le tre classi di reddito e si ottiene il totale. 

Per esempio, i contribuenti che hanno dichiarato un reddito tra 150.000 e 200.000 euro hanno in media un reddito di 170.670 euro, per cui pagheranno l’aumento di tassa su 20.760 euro. Il 3% di tale cifra è 620 euro. Moltiplicando per 74.798, numero dei contribuenti in questa classe di reddito, si ottengono circa 46 milioni. Facendo lo stesso per le altre due classi di reddito e sommando alla fine si ottengono 557 milioni.

Non sappiamo se una cifra del genere (per i due anni 2013 e 2014) sarebbe sufficiente a coprire le maggiori spese richieste dall’emendamento, dato che su questa faccenda degli esodati i numeri e i costi non sono mai stati chiari. Sembra poco a dir la verità (e se così fosse vorrebbe dire che la copertura è fasulla), ma non è di questo che vogliamo discutere.

Vogliamo invece porre una semplice domanda: veramente non era possibile trovare l’equivalente di 557 milioni per due anni tagliando altre spese? Se ai parlamentari manca la fantasia, ecco un semplice suggerimento. Stimando che, a occhio, un parlamentare costi circa 200.000 euro l’anno si potrebbe ridurre il numero di senatori a 100 e il numero dei deputati a 200. Si passerebbe così da 915 (630 deputati e 315 senatori, senza contare quelli a vita) a 300 parlamentari. 200.000 per 615 significa un risparmio di 123 milioni l’anno. In due legislature il risparmio sarebbe di 1.230 milioni, più del gettito generato dalla sovratassa per due anni. Per i sofisticati si possono anche fare i conti scontando i risparmi futuri (e allungando l’orizzonte), la faccenda cambia di poco.

Oppure, sempre a occhio, si possono eliminare completamente i contributi ai partiti e alla stampa. Altre idee simili sono facili da trovare, per cui non insistiamo. Ci risparmino quindi i signori parlamentari la stucchevole retorica sul ”contributo di solidarietà”. Se vogliono essere solidali sul serio sanno cosa possono fare veramente. E non lo stanno facendo.

Un punto finale. Senza dubbio ci sono quelli che trovano sempre e comunque una buona idea ”aumentare le tasse sui ricchi”, per cui non vedono la necessità di tagliare le spese. A costoro faccio presente una cosa elementare: il livello di progressività dell’imposta sul reddito può essere deciso indipendentemente dal livello di spesa da finanziare.  Per essere più chiari: se vi piace l’idea di aumentare le tasse pagate dai più ricchi (sempre e comunque?), fatelo pure a prescindere dalle spese che vanno finanziate, e tagliate al tempo stesso le tasse per i meno abbienti.

Lo si può fare in molti modi: abbassando l’Irpef pagata dai redditi più bassi, riducendo l’IMU sulla prima casa per valori sotto una certa soglia, diminuendo l’IVA sui beni di prima necessità, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Immaginate quindi che quei 557 milioni li tirino fuori i meno abbienti, ai quali non viene scontata la tassa in più pagata da chi guadagna più di 150 mila. Sono quindi loro che finiscono per finanziare non gli esodati ma i partiti, i giornali o i parlamentari in più. E chiedetevi ora di nuovo quanta ”solidarietà” ci sia in quel contributo che i parlamentari impogono ad altri.

*Economista, parte del gruppo Noise from Amerika

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