«Marchionne sbaglia, ma non si può delegare tutto ai giudici»

«Marchionne sbaglia, ma non si può delegare tutto ai giudici»

La Corte d’Appello impone alla Fiat la reintegrazione dei 19 lavoratori iscritti alla Fiom, e allora Marchionne ne licenzierà altri 19, tutti dello stabilimento campano di Pomigliano. Una scelta che ha del clamoroso, ma che rispetta alla lettera il problema di organico più volte sottolineato dalla società. Anche stavolta: «da tempo la Fiat ha sottolineato che la sua attuale struttura è sovradimensionata rispetto alla domanda del mercato italiano ed europeo da mesi in forte flessione», hanno comunicato da Torino. Pugno duro e inflessibile.

Una scelta che non è piaciuta molto: da sinistra si è parlato di “rappresaglia”, come ha detto Monica Cerutti, responsabile nazionale dei Diritti di Sel. Ha sottolineato come il gesto di Marchionne sia un attacco rivolto contro lo stabilimento di Pomigliano. Altri hanno parlato addirittura di “nazismo”, come Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista Fds, richiamandosi alle logiche contro i partigiani. Parole pesantissime, che provengono da esponenti radicali. Il problema, del resto, è più complesso e anche l’analisi della questione merita una riflessione in più.

Almeno, così sostiene Linkiesta Enrico Morando, senatore del Pd (e sostenitore di Renzi), è il logoramento dei rapporti sindacali. «Quando purtroppo la contrattazione viene portata in Tribunale» ha detto, «è del tutto evidente che si va a determinare conseguenze negative». Perché, a suo giudizio, il gesto di Marchionne «è senz’altro negativo».

Ma, va detto, è determinato da un contesto conflittuale che ha superato gli schemi. «Né Marchionne né la Fiom hanno reso possibile l’accordo del settembre 2011. Si tratta, oramai, più di un anno fa». Il problema, quello vero, «è che si è rinunciato a un confronto sindacale anche duro e complicato, come può succedere», e invece «si è preferito rivolgersi ai magistrati, spostando il luogo del conflitto dai tavoli alle aule di Tribunale».

E i risultati sono questi. La cosa, in fin dei conti, va a discapito dei sindacati, perché «in questo modo vedono ridotto il loro ruolo, e aumentato, al loro posto, quello dei giudici». Avranno anche il potere di imporre le loro decisioni alla Fiat, ma non di evitare gesti come questi.