Moody’s, schiaffo al management e ai piani di Mps

Moody’s, schiaffo al management e ai piani di Mps

La morsa della Procura di Siena, che sta accelerando le indagini sull’acquisizione di Antonveneta e sugli altri punti oscuri dell’ultimo quinquennio di Mps, coinvolgendo anche i referenti politici della banca. La crescente sfiducia del mercato esacerbata dalla batosta arrivata oggi dall’agenzia Moody’s, che ha abbassato il rating a livello spazzatura (Ba2). Le incertezze sul salvataggio a metà fra aiuti di Stato e l’intervento di uno o più cavalieri bianchi tramite l’aumento di capitale riservato da un miliardo. Infine, un forte nervosismo interno e una conflittualità più o meno latente fra vertici, dirigenti e base che blocca lo scatto d’orgoglio necessario per il rilancio della banca: un’ipoteca pesante sulla riuscita del piano industriale preparato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola e dal presidente Alessandro Profumo. Nubi pesanti, insomma, si stanno addensando su Siena e potrebbero presto scatenare una tempesta perfetta sul Monte dei Paschi.

Il crollo del titolo e le proteste di Viola. Il crollo di oggi del titolo (-6,36% a 0,23 euro per azione) incorpora la bocciatura arrivata da Moody’s, che ha abbassato il rating di due gradini a Ba2, sotto la soglia del grado investimento. Con il debito classificato a livello junk o spazzatura, le cose per Mps si complicano. A nulla sono vale le proteste che Viola ha affidato alle agenzie di stampa: la valutazione di Moody’s è «incoerente e ingiusta». L’amministratore delegato del Monte ha criticato «la tempistica» del declassamento a soli «tre mesi dal varo del piano industriale», che «secondo le prime indicazioni va nella direzione auspicata», con un aumento della raccolta diretta e benefici sul capitale per effetto della restrizione dello spread sui titoli di stato (la banca ha impegnato circa 25 miliardi in Btp).  

Scetticismo sul piano. Ma il punto è proprio il piano industriale varato dal cda guidato da Profumo (che è uno degli 80 soci de Linkiesta) e da Viola. Infatti, più che l’abbassamento esplicito del rating ad avere lasciato il segno sono le motivazioni indicate da Moody’s. Nella nota dell’agenzia, si parla esplicitamente di «debole capacità interna di generare capitale» e delle cupe prospettive sui crediti. Già oggi il 17% dei crediti della banca sono problematici. E poiché l’emersione di nuovi incagli e sofferenze segue le crisi economiche con un lasso di 12-18 mesi, Moody’s prevede che la qualità del credito di Mps «è probabile che continui a deteriorarsi nel 2013 e nel 2014». Scarsa profittabilità e qualità creditizia fragile renderanno difficile l’accesso al mercato e  costringeranno l’istituto presieduto da Profumo a rimanere sotto la tenda d’ossigeno della Bce. A fine giugno, i fondi ottenuti da Francoforte ammontavano a 31,5 miliardi. La conclusione, a proposito del piano industriale, non farà piacere ai vertici della banca: «Moody’s ha presente che il piano della banca punta ad affrontare le debolezze… ma crede che sia soggetto a un significativo rischio di esecuzione». A giugno, quando il piano era stato presentato, Linkiesta ne aveva evidenziato limiti e rischi.

Aumento di capitale. Che cosa possa succedere adesso è difficile dirlo. Gli aiuti pubblici, attraverso l’emissione di strumenti di capitalizzazione destinati ad essere sottoscritti dal Tesoro (fino a un massimo di 3,9 miliardi, di cui 1,9 mld in sostituzione dei Tremonti bond in essere), non sono ancora definiti. Manca ancora l’accordo con la Commissione europea, che dovrà dare semaforo verde sulla compatibilità di questi strumenti con le regole europee sugli aiuti statali alle banche in difficoltà: in particolare, riguardo al prezzo di sottoscrizione delle azioni nell’ipotesi, già prevista, che Mps non abbia risorse per pagare la cedola di interessi per cassa. Sullo sfondo resta la questione dell’aumento di capitale. La banca ha smentito «di aver sondato la disponibilità di Ubs o di altri soggetti relativamente all’ipotesi di aumento di capitale da 1 miliardo» deliberato il 9 ottobre, notizia riportata da La Stampa.

Chi c’è all’orizzonte? A Siena, tuttavia, non pochi, dentro e fuori la banca, segnalano che sia imminente l’arrivo di un cavaliere bianco, finanziario o industriale. Negli ultimi due anni si è parlato periodicamente di un intervento di Intesa Sanpaolo: ai tempi di Corrado Passera, l’istituto ha più volte guardato dentro Mps, senza mai decidersi. L’altro grande gruppo che avrebbe le spalle larghe a sufficienza per sostenere un tale intervento, ossia Unicredit, non sembra orientato ad aumentare la sua presenza in Italia. In un’intervista a Class Cnbc, nel pomeriggio il direttore finanziario di Mps, Bernardo Mingrone, ha comunque ribadito di ritenere che «non esistano le condizioni per effettuare questo aumento di capitale, è prematuro». Forse a Rocca Salimbeni aspettano di incassare il via libera sui Monti bond, mentre sullo sfondo, complici i ribassi del titolo, si posizionano i nuovi futuri azionisti della banca senese.

Twitter: @lorenzodilena

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