Cari borghesi, domenica niente paste. Altrimenti tacete per sempre

Cari borghesi, domenica niente paste. Altrimenti tacete per sempre

Cari destri illuminati, cari riformisti sognatori, cara gente liberal qualcosa, è finalmente arrivato il vostro momento. Avete a disposizione ancora un grumo di ore, dopo di che ogni vostra lamentela postuma assumerà il sapore di una patetica e inutile rivendicazione. C’è da prendere il numerino, come si fa nei negozi affollati, farsi riconoscere (leggi iscriversi) non senza una qualche difficoltà, aspettare disciplinatamente il proprio turno, e dopo lunga ed estenuante coda, che vi garantirà un’indulgenza da parte dei padri della patria, apporre finalmente il sigillo della felicità: la croce su Matteo Renzi candidato premier!

Il sindaco di Firenze ha messo l’asticella della partecipazione sui tre milioni. Passata la quale, dice, potrebbe anche intravedersi la collinetta del paradiso. Ebbene, cosa aspettate a seguirlo come soldati liberali che hanno a cuore il cambiamento di questo benedetto Paese? È chiaro ormai che la vittoria di Renzi porterebbe con sé una non piccola rivoluzione culturale e politica: di linguaggio, prima ancora che di contenuti, perché è sulle parole che si tracciano le strade, sono le parole che convincono, sono le parole che fanno le idee. 

È il momento della consapevolezza. È soprattutto il momento di capire sino in fondo se una certa borghesia vuole ancora contare, se intende indirizzare i processi di una nazione o se invece si accontenta di subirli. Con il che togliendosi il diritto di lamentarsi dopo. Queste sono le prime, vere, primarie della borghesia (riformista?). C’è, esiste questa parte della società, avverte – forte – l’esigenza di contribuire a un passaggio che potrebbe essere molto significativo?

Nelle terre dove nacque la democrazia, pochi decidono per molti. Le percentuali di voto sono estremamente basse (rispetto alle nostre, ad esempio), eppure nessuno si sogna di gridare a una democrazia dimezzata sol perché grandi masse di elettori evitano di «partecipare». È un’assenza del tutto consapevole e per questo perfettamente compatibile con la civiltà di un Paese: assenza, più acuta presenza, scriveva il grande Bertolucci.

Così sarà domenica, se deciderete di NON partecipare. Lascerete che altri, più attivi di voi, più appassionati di voi, magari anche più irreggimentati di voi, decidano anche del vostro destino. E lo decidano, ovviamente, nel segno di Pierluigi Bersani. A quel punto, non saranno più tollerati i vostri ghiribizzi lamentosi, la litania stanca che in questa Italia non possa mai cambiare nulla, quel borbottio continuo di persone che in realtà si sono sottratte al cambiamento.

Vero, partecipare costa. Costa innanzitutto in termini di tempo da perdere, e il vostro sappiamo che è prezioso, costa in termini di contaminazione, perché sarete tutti in fila appassionatamente magari per qualche ora e non ci sarà modo di sottrarvi all’aggregazione, costa come fatica mentale perché non è affatto escluso che proprio all’ultimo momento, magari sull’uscio di casa, vi colga quel sottile senso di fastidio per cui imboccare la via di una buona pasticceria piuttosto che quella del gazebo.

Non potete aspettare le elezioni nazionali. Non potete, perché se volete Renzi lo dovete volere adesso. Se non ci sarete in massa il sindaco di Firenze perderà, dunque dopo non potrete votarlo. Lasciate stare quei sondaggi che raccontano un’eresia, che se Renzi vince le primarie poi sbanca anche alle nazionali. Quel sondaggio è contro di voi, cari borghesi, è fatto per lasciarvi a casa, comodamente in poltrona, mentre le truppe cammellate di Bersani marciano compatte.
Svegliatevi borghesi, adesso o mai più.

Ps. Perché lo sapete che se non votate Renzi, poi vi resta Montezemolo. Quindi pensateci.