I fantastici cinque, nel vivo le primarie del centrosinistra

I fantastici cinque, nel vivo le primarie del centrosinistra

Comincia l’evento delle primarie del Pd: su SkyTg24 i cinque candidati del centrosinistra si presentano insieme per la prima volta. Non un dibattito, ma un confronto. Di fronte, Renzi e Bersani, ma anche Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci.

21.30, primo beak pubblicitario. Si è parlato di diritti, di economia e di proposte per la crescita. Il bilancio è ancora parziale, ma al momento Renzi ha strappato applausi a scena aperta, e anche Bersani, con uno stile diverso, ha convinto parte dell’uditorio. Decisiva la domanda a Marchionne: Renzi ha creduto in lui, ma è rimasto deluso. Vendola, invece, non ci ha mai creduto. Tra i due lo scontro dialettico è forte, e tende a escludere Bersani.

22.00 Altra mezz’ora di dibattiti. Si parla di costi e Casta, e di tagli agli sprechi. I nodo sta nel finanziamento pubblico ai partiti, che Renzi vorrebbe abolire, ma che sia Bersani che Vendola ritengono necessario per evitare di lasciare troppo potere a banche o grandi finanziatori. Poi, il question time che si chiude alle 22.00, con i sostenitori dei candidati fanno domande incrociate ai concorrenti. A Vendola chiedono un ranking dei candidati, nei suoi voti, a Bersani le eventuali future lenzuolate. Ma su tutto, emerge il lapsus della sostenitrice di Sel, che accusa Renzi di rifarsi a personaggi troppo disomogenei dal punto di vista politica. Come Oscar Giannetto (confondendosi per Giannino).

22.30 Il dibattito si conclude con l’appello dei cinque candidati. Le posizioni in campo sono state nette: al centro, anche la questione della coalizione ideale. Renzi e Vendola dicono no a Casini, mentre Bersani e la Puppato sono possibilisti. Per Tabacci, la presenza di Casini è scontata. Sul finire, uno scontro tra Renzi e Tabacci sul numero dei ministri: Renzi parla di un governo con dieci incarichi. Per Tabacci è impossibile, per esperienza sa che ce ne vorrebbero almeno 18. La risposta del sindaco di Firenze è tagliente: rispetta l’esperienza, ma è proprio quella il problema, non avendogli permesso di tagliare i parlamentari (e aiutandolo a posizionare alcune persone in ruoli chiave).

Alla fine entra in campo il sindaco Giuliano Pisapia, che con una lettera ai cinque candidati augura loro buon lavoro. E chiude la serata. Cosa è mancato? Si è parlato di economia e di alleanze. Evasione fiscale e tasse. Diritti delle minoranze, gay e lavoratori. Un ruolo importante ha giocato la figura di Marchionne e la Fiat. Ma la Cina? E gli Usa? L’assenza degli esteri e delle prospettive di governo dice molto, o molto poco, di quello che hanno intenzione di fare i cinque candidati.

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