Il disastro greco? È anche colpa delle spese militari

Il disastro greco? È anche colpa delle spese militari

Tra i motivi che hanno portato la Grecia sull’orlo del collasso economico ci sono anche i costi astronomici per rinnovare e mantenere il suo strumento militare. La scelta di potenziarlo non è dovuta soltanto agli impegni del Paese in ambito Nato (la Grecia vi ha aderito il 18 febbraio 1952), ma anche e soprattutto, dal punto di vista di Atene, dall’insufficiente appoggio dato dagli Stati Uniti alle istanze anti-turche, divenute una specie di “leitmotiv” nazionale dopo il colpo di mano greco su Cipro che portò a sua volta Ankara all’intervento del 1974 dal quale ebbe origine la Repubblica Turca di Cipro del Nord.

Da quella data, proprio per via della questione turco-cipriota, la stizzita Grecia non ha più fornito truppe alla Nato per sei anni, reintegrandole soltanto nel 1980. Tuttavia, dalla metà degli anni 70 in poi, buona parte della strategia e del procurement militari ellenici sono stati costantemente orientati al confronto con la Turchia e le tensioni sono proseguite con improvvisi riacutizzarsi del confronto, con entrambe le nazioni incuranti di essere teoricamente alleate in ambito Nato, anche se spesso impegnate a guardarsi in cagnesco e ad acquistare armamenti identici dagli stessi identici produttori. In buona parte europei.

Il fatto di far parte di un dispositivo di difesa comune insieme al presunto alleato non ha impedito ad Atene, per esempio, di appoggiare le posizioni dei movimenti indipendentisti armeni e curdi in Turchia, il che, ovviamente, non ha fatto che aumentare l’irritazione di Ankara. L’incessante potenziamento delle Forze Armate ha fatto sì che nel periodo 2002-2006 la Grecia sia stato il 4° importatore mondiale di armi convenzionali.

Secondo il Sipri, Stockholm International Peace Research Institute, nel 2011, cioè con la crisi economica già ben avviata verso scenari drammatici, la percentuale delle spese militari greche (9,369 miliardi di euro) rispetto al prodotto interno lordo è stata del 3,2%, cioè al 2° posto tra i Paesi Nato dopo il 4,7% degli Stati Uniti, e al 20° nel mondo davanti a nazioni dall’economia ben più solida come la Norvegia (26° posto), la Svezia (31°), la Svizzera (37°) e l’Austria (45°).

La Grecia ha oggi quasi 500 basi militari e 17 grandi centri d’addestramento per il personale in armi, i cui stipendi divorano, sulla carta, l’abnorme percentuale del 74% del bilancio della Difesa, anche se non è certo quante retribuzioni vengano effettivamente erogate. Eppure, in cambio di tutto ciò, l’apporto delle Forze Armate greche al contingente multinazionale in Afghanistan è oggi limitato a uno sparuto drappello di appena 122 uomini dislocati all’aeroporto di Kabul, né risulta che la Grecia abbia fornito contributi significativi ad altre operazioni di stabilizzazione. È la prova più evidente che quanto s’è accumulato negli armi in armamenti era più in funzione anti-Turchia che pro-cooperazione internazionale.

L’attuale situazione dello strumento militare ellenico alla luce degli sviluppi della crisi economica non è ben delineata, in quanto una parte indeterminata dei reparti e dei mezzi potrebbe ora esistere solo sulla carta, ma essere ben lontano dall’efficienza. Del resto, Atene non è molto prodiga d’informazioni su questo argomento, e il motivo è fin troppo comprensibile: potrebbe risultare imbarazzante rivelare quanta parte delle somme colossali spese per modernizzare le Forze Armate che hanno dissanguato il bilancio statale si sono ora trasformate in equipaggiamenti malinconicamente abbandonati in depositi e arsenali, inutilizzabili per mancanza di manutenzione o, semplicemente, perché non ci sono più soldi per farli funzionare durante le esercitazioni.

Tuttavia, è facile rendersi conto che anche ciò che esiste forse solo teoricamente è sterminato, e ciò fa ben capire quanto possano aver contribuito al disastro del Paese le spese dei generali e degli ammiragli greci, supportati da una classe politica che per anni ha sperperato per accontentarli, pagando salari a una pletora di reparti in divisa. Ecco come sono strutturate e che cosa hanno messo nel carrello della spesa le Forze Armate di Atene in questi ultimi anni e, soprattutto, chi gliel’ha riempito.

L’ESERCITO

Il nerbo delle forze di terra greche, Ellenikós Stratós, che contano circa 90mila uomini inclusi 30 mila coscritti più 150mila riservisti (il servizio di leva, proprio a seguito della situazione economica critica, è stato ridotto a 9 mesi), è costituito da poco meno di 900 carri armati tedeschi Leopard. In dettaglio, si tratta di 170 Leopard 2Hel (dei quali 140 realizzati in Grecia su licenza Krauss Maffei Wegmann) acquistati nel 2003 in base a un contratto da circa 1,7 miliardi di euro (8,18 milioni per ciascun carro, più i ricambi), 183 Leopard 2A4 e 519 Leopard 1A5 (il contratto per i primi e per 150 dei secondi fu firmato nel 2005 al prezzo di 270 milioni di euro), provenienti dai surplus degli eserciti tedesco e olandese.

Sempre tedeschi (incorporati nella Bundeswehr dopo la riunificazione della Germania) sono gli oltre 500 veicoli da combattimento ex-Germania Est BMP-1, di origine russa, oggi pressoché immobilizzati per mancanza di pezzi di ricambio e che la Grecia intende donare all’Iraq (un centinaio sono stati già ceduti). Appartengono alla stessa categoria di mezzi anche i 491 Leonidas II, una realizzazione indigena derivata da un progetto dell’austriaca Saurer.

Dell’inventario fanno parte anche 2.489 esemplari di M113, ulteriori 392 derivati M901 armati di missili anticarro Tow e altri 198 veicoli comando M577A2. Il settore veicoli vari e autocarri conta su un’eterogenea flotta composta da 8.300 Mercedes Gelandewagen prodotte su licenza, 148 autocarri russi KraZ 255B, 160 dell’americana Oshkosh, 150 M35, 120 MAN, 850 Steyr e 110 Mercedes Unimog. Il parco artiglierie comprende 145 obici americani M110 da 203 mm, 25 PzH 2000 da 155 mm tedeschi (pagati circa 8 milioni di euro al pezzo), 418 semoventi M109 da 155 mm in varie versioni, oltre a materiali obsoleti come 266 pezzi trainati M114 da 155 mm e 445 M101 da 105 mm.

La difesa anticarro dispone di 196 sistemi lanciamissili portatili russi Kornet, 366 BGM 71 Tow, 400 Milan e, inoltre, di 1.988 cannoni senza rinculo Carl Gustav, 1.291 M40, 1.346 M67 e 135 lanciarazzi LRAC. Nel settore antiareo, l’esercito dispone di 42 sistemi lanciamissili Raytheon MIM-23B Improved Hawk, ciascuno con sette batterie da sei lanciatori ciascuna, 21 sistemi russi SA-15 e 39 SA-8, 54 ASRAD Hellas tedeschi e, come lanciamissile leggero spalleggiabile, di 664 sistemi americani Stinger. Inoltre, vi sono 17 mitragliere binate Artemis di produzione locale, 506 complessi binati russi ZSU 23-2 (ex-Germania Est) e 285 Rheinmetall RH-202. Completano la dotazione oltre 5mila tra mortai pesanti e leggeri.

L’arma individuale dell’esercito greco è il fucile d’assalto tedesco HK G3 in calibro 7,62 Nato, mentre il programma di sostituzione con il nuovo G36 in calibro 5,56 Nato, con un contratto già firmato per 112.270 armi, pare ora sospeso per mancanza di fondi. La componente aerea dell’esercito annovera 99 elicotteri “utility” Bell 205/AB205 (dei quali 73 acquistati in Italia), 14 AB206 e un AB212 per trasporto Vip, 29 elicotteri d’attacco americani Boeing AH64 (dei quali 10, su un totale di 12 ordinati e altri quattro opzionati in base a un contratto del 2003 da 675 milioni di dollari, sono in versione AH64D Longbow), 15 elicotteri da trasporto CH 47, quattro nuovissimi esemplari dell’elicottero “europeo” NH90 (altri 16 sono in ordine, per 330 milioni di euro) e 17 piccoli Schweizer da addestramento per gli specialisti dell’ala rotante, mentre risultano in servizio anche 17 velivoli ad ala fissa di vario tipo.

LA MARINA

 Il personale della Marina greca, Elleniki Polemikó Naftikó, ammonta a 16mila uomini compresi 3mila coscritti e circa 6mila elementi di riserva. Il meglio della flotta è costituito dalle quattro fregate della classe Hydra, del tipo tedesco Meko 200HN da 3.350 tonnellate di dislocamento a pieno carico, entrate in servizio tra il 1992 e il 1998, la cui prima unità fu costruita in Germania e le altre tre nei cantieri greci di Skaramanga su licenza e con assistenza tedesca. Per queste navi esiste un programma di ammodernamento che avrebbe dovuto prendere il via nel 2010 e concludersi nel 2014, ma la cui effettiva realizzazione è ora incerta.

Segue un nucleo compatto di 10 fregate (ma una, la Bouboulina, risulta inattiva e di prossima radiazione) della classe Elli degli anni ’70-’80 (3.630 tonnellate) acquistate in Olanda. Le prime due, la Elli e la Limnos, furono acquisite mentre si trovavano in costruzione per la Koninkljke Marine, la Marina Olandese (dove erano note come classe Kortenaer), mentre le rimanenti otto sono state progressivamente acquisite dai surplus di quella Marina, interessata da un profondo processo di rinnovamento e ridimensionamento post-guerra fredda, che decise di disfarsene cedendo le ultime due agli Emirati Arabi Uniti.

Delle 10 unità in servizio con la Marina greca, sei sono state modernizzate, mentre le altre quattro, compresa la Bouboulina, verrannno probabilmente cannibalizzate per ricavarne ricambi. Il nucleo delle forze veloci d’attacco è costituito da 19 motovedette suddivise in quattro diverse classi. La più moderna (classe Roussen, da 580 tonnellate, del tipo Super Vita disegnato dalla britannica Vosper) sarebbe di 7 unità, ma solo 4 sono state consegnate mentre da una sono stati sbarcate apparecchiature da utilizzare sulle altre.

Ulteriori due unità sono in varie fasi di costruzione, anche se i lavori potrebbero essere stati fermati per mancanza di fondi. Vi sono poi nove unità di costruzione francese del tipo La Combattante (quattro della serie III e cinque della variante IIIB) da 429 tonnellate entrate in servizio tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, due piccole unità della classe Antoniou da 80 tonnellate e quattro di origine norvegese della classe Nasty, di appena 76 tonnellate e ormai vetuste.

L’arma subacquea può contare su otto sottomarini. Sette del tipo tedesco 209 (tre della prima serie 209-1100, con un quarto, il Poseidon, che risulta in condizioni di efficienza incerte, e quattro della seconda serie 209-1200), più il Papanikolis del nuovo tipo 214. Dei 209-1200 fa parte l’Okeanos, modificato con l’inserzione di un modulo di scafo lungo 6,5 metri contenente un sistema di propulsione indipendente dall’aria basato su celle a combustibile prodotte dalla tedesca Siemens. La stessa modifica avrebbe dovuto essere introdotta anche su altri due sottomarini, l’Amphitrite e il Pontos, ma il programma è stato fermato in favore dell’acquisizione di due battelli di nuova costruzione.

Tuttavia, anche questo progetto è naufragato a causa delle ristrettezze di bilancio e, probabilmente, anche dei rapporti non idilliaci tra Thissenkrupp e la Marina greca. Il Papanikolis, invece, fa parte di un lotto di quattro unità di nuovo tipo da acquistare in base al cosiddetto “Progetto Archimede”, con un accordo firmato nel febbraio 2000 con i cantieri tedeschi Thissenkrupp del valore di 430 miliardi di dracme e compensazioni industriali a favore della Grecia di 76 miliardi. Il programma, però, è stato oggetto di una lunga controversia per difetti di costruzione tra il ministero della Difesa greco e Thissenkrupp.

Il Papanikolis è stato prima rifiutato e poi formalmente accettato dalla Marina greca, ma per ora è l’unico effettivamente in esercizio, anche se la Grecia ha dichiarato di volerlo cedere ad altre Marine. Le successive tre unità sono in costruzione, ma è quasi certo che non entraranno effettivamente in servizio. Il settore logistico ha a disposizione una moderna unità rifornitrice di costruzione italiana del tipo Etna da 13.400 tonnellate (la Prometheus, consegnata fa Fincantieri nel 2003) e altre due del tipo Lüneburg 701 da 3.700 tonnellate, molto anziane, cedute dalla Marina tedesca.

Le forze anfibie comprendono 10 navi da sbarco: cinque della classe Chios, moderne realizzazioni locali, e altrettante vecchie unità del tipo 520 cedute dalla Marina tedesca. Infine, vanno citati i quattro grandi hovercraft (i più grandi del mondo) da 555 tonnellate del tipo russo Pomornik (classe Kefallinia), ceduti usati da Russia e Ucraina. Le forze di contromisure mine hanno in servizio cinque piccoli dragamine costieri della classe Alkyon degli anni ’60, due cacciamine della classe Hunt, unità ex-britanniche degli anni ’80, e altri due ceduti dagli Usa della classe Osprey, di progetto italiano e molto simili ai nostri Lerici.

A completamento della flotta, ci sono parecchie decine di navi a uso locale: trasporti, rimorchiatori, navi scuola, cisterne porta-acqua e navi officina. Inoltre, incredibile a dirsi, c’è anche l’Olympias, una vera trireme da oltre 36 metri con 170 rematori realizzata in legno di pino dell’Oregon. Costruita nel 1987 come nave per ricerche, ma anche per non celati scopi rievocativi, fa parte a tutti gli effetti della Naftikò, che l’ha revisionata nel 1992. La componente aerea imbarcata è basata su 11 elicotteri americani Sikorsky S70 Aegean Hawk, otto AB212 italiani e due AS 319B Alouette francesi, mentre per il pattugliamento antisommergibile risultano ancora in servizio sei anziani Lockeed P3B Orion, anche se c’è qualche legittimo dubbio che siano ancora pienamente operativi. Tralasciamo, per motivi di spazio, i dettagli delle circa 210 unità e della quindicina di aeromobili in servizio con la Limenikon Soma, la Guardia Costiera.

L’AERONAUTICA

Le forze aeree greche, Elleniki Polemikí Aeroporía, dispongono di circa 30mila uomini, dei quali 10mila coscritti, più altri 20mila riservisti. La linea caccia è costituita da 157 Lockeed F 16 Fighting Falcon (116 in versione “C” e 41 in versione “D” suddivisi in varie sotto-versioni) più 44 Mirage 2000 francesi suddivisi tra 2000EGM (17 macchine), 2000 BGM (2) e 2000-5 Mk2 (25). I primi vengono usati come caccia ogni tempo, i secondi prevalentemente come intercettori e per l’attacco anti-nave.

Dei 25 Mirage 2000-5, 15 sono stati ordinati nuovi in Francia, mentre 10 sono stati ottenuti dalla trasformazione di altrettanti 2000EGM dell’originale commessa di 40 macchine, che comprendeva anche 8 biposto da addestramento. Come intercettori di seconda linea e per la ricognizione sono disponibili 42 McDonnell Douglas F4E/RF4 Phantom, in parte ordinati nuovi negli Usa e ammodernati secondo il programma Icarus 2000 che li ha trasformati in Phantom PI2000, mentre i 18 RF4E da ricognizione (sugli originari 22) sono ex-Luftwaffe.

Risultano ancora in servizio anche 43 vecchi caccia americani LTV A7 Corsair, suddivisi in 28 A7E e TA7C, equipaggiati per il rifornimento in volo. La linea da trasporto conta su 13 Lockeed C130 Hercules nelle versioni “B” e “H” e otto C27J Spartan italiani (dovevano essere 12, ma la penuria di fondi ha costretto la Aeropória a rinunciare agli ultimi quattro). Il settore allarme precoce (early warning) si serve di quattro Embraer EMB 145H AEW brasiliani mentre per la guerra elettronica sono disponibili ulteriori due C130H appositamente attrezzati.

Per l’addestramento avanzato sono stati acquisiti nel tempo 45 Beechcraft T6 Texan II (dei quali 20 equipaggiati per l’attacco leggero), 40 Rockwell T2 Buckeye (in versione “C” ed “E”, anche questi armabili) più una ventina di Cessna T41D Mescalero per l’addestramento primario. Due Embraer ERJ-135ER e un Gulfstream G500 vengono impiegati per il trasporto feriti e VIP, mentre la lotta antincendio viene svolta da 13 Canadair CL-215 e otto Bombadier CL-415, dei quali alcuni sono attrezzati anche per il pattugliamento marittimo.

La componente elicotteristica si basa su 12 Eurocopter AS332 Super Puma francesi e 13 AB205 italiani entrambi utilizzati in ruoli Search&Rescue, mentre per il trasporto VIP ci sono quattro AB212. La difesa aerea nazionale è gestita dall’Aeronautica e dispone di sei batterie di missili Patriot PAC II e PAC III con 36 lanciatori e 198 ordigni mentre nel 1996 sono stati acquisite due batterie del sistema russo S-300 PMU1 con 12 lanciatori e 96 missili.

Originariamente le batterie erano destinate alla difesa di Cipro, ma dopo le proteste turche il governo cipriota ha accettato di cederle alla Grecia. La difesa aerea ravvicinata è affidata a una panoplia di sistemi che comprendono lo Skyguard/Velos (composto da missili Sparrow e mitragliere Oerlikon da 35 mm asserviti a radar), nove sistemi francesi Crotale NG/GR e quattro russi Tor M1.

È evidente che la quantità dell’equipaggiamento presente nell’arsenale greco è del tutto sproporzionata a un Paese che ha poco più di 11 milioni di abitanti. E nella situazione attuale delle finanze elleniche è ovvio che siano saltati i piani di rinnovamento dello strumento militare, mal digeriti dalle industrie belliche europee che in passato hanno fornito ad Atene di tutto e di più.

La Francia, per esempio, dovrà scordarsi sia il contratto per l’aggiornamento di 20 caccia Mirage 2000, sia la vendita di sei moderne fregate del tipo Fremm in versione multiruolo simili a quelle in costruzione per le Marine francese e italiana, ma è significativo che Parigi, fino allo scorso gennaio, cioè quando Atene era da tempo sull’orlo del precipizio, abbia tentato in tutti i modi di accaparrarsi il contratto offrendo dilazioni di pagamento lunghissime e un congruo sconto, ben sapendo che l’affare (circa tre miliardi di euro) avrebbe ulteriormente aggravato la situazione delle finanze elleniche.
 

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