In Rete le primarie le vince Renzi, che però non sfonda al Sud

In Rete le primarie le vince Renzi, che però non sfonda al Sud

Per la Rete le primarie della sinistra sono la storia della curiosità per Renzi e per Laura Puppato. Chi sono costoro? Renzi per la verità non è nuovo né per Internet, né per le primarie: il Web lo ha scoperto nel febbraio 2009, quando ha annunciato la sua candidatura per le primarie del centrosinistra alle elezioni per il Comune di Firenze. Secondo Google Trends, in quel momento il volume di curiosità che gli utenti gli hanno dedicato formulando domande sul motore di ricerca era pari a circa il 20% di quella che gli stanno tributando negli ultimi due mesi. Nel giugno 2009 si è registrato un secondo picco, più o meno della stessa intensità, quando Renzi è stato eletto sindaco.

Nell’ottobre 2011 l’attenzione per il primo cittadino di Firenze è quasi raddoppiata tra gli utenti di Google, in coincidenza con la pubblicazione del sondaggio che indicava Fassino come il sindaco più apprezzato, seguito da Tosi e da Renzi in terza posizione. Dal 25 agosto 2012 però comincia il vero decollo della curiosità nei suoi confronti, che lo conduce ad essere il candidato capace di attrarre il volume di domande più ampio delle primarie del centro-sinistra. Nel mese di agosto Google registra poco più di 27 mila interrogazioni che contengono la stringa «Matteo Renzi»; a settembre il traffico aumenta quasi di dieci volte, raggiungendo 246 mila query, salendo a ottobre a 301 mila. Laura Puppato è la seconda, che insegue con 27 mila domande, e una crescita di oltre 100 volte rispetto ad agosto (210 query); a ottobre l’incremento raggiunge le 33.100 unità. Entrambi i candidati hanno beneficiato di una cuspide di interesse tra il 12 e il 15 settembre, in coincidenza con l’annuncio della loro partecipazione alle primarie. 

Le domande che includono «Nichi Vendola» sono raddoppiate tra agosto e settembre, superando le 18mila unità. Nel trend del periodo tra settembre e il 20 novembre, il governatore della Puglia ha capitalizzato un volume di interrogazioni che è secondo solo a quello di Renzi, pur senza raggiungere mai particolari picchi di curiosità. L’unica eccezione è rappresentata dalla cuspide tra il 30 ottobre e il 3 novembre, in concomitanza con la sentenza di assoluzione dall’accusa di abuso d’ufficio. Grazie a questo incremento puntuale, il dato di ottobre registra una crescita fino a quasi 50 mila interrogazioni. Bruno Tabacci è il personaggio che ha catturato meno la curiosità del pubblico web, raggiungendo 1600 domande a settembre e le 5.400 a ottobre. L’assessore milanese e la Puppato hanno raggiunto la cuspide di maggiore attenzione il 12 novembre, durante la serata dell’intervista ai cinque candidati su Sky

E il segretario del Pd? Bersani probabilmente è un personaggio troppo noto per trarre vantaggio su internet dalle operazioni collegate alla campagna delle primarie. In pochi non ritengono di conoscere già abbastanza il leader del partito, tanto da doversi preoccupare di cercarlo su Google. Le richieste a settembre che includevano il suo nome sono state 6.600, poco più che raddoppiate rispetto ad agosto; 14.800 a ottobre.

L’interesse degli utenti che si rivolgono ai servizi del motore di ricerca riguardano essenzialmente tre argomenti: i dati biografici per l’identificazione del candidato, la descrizione del programma e i contatti diretti per dialogare su Facebook o Twitter. Fino ad ottobre Renzi veniva ricercato anche per la sua partecipazione alla Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno nel 1994; Tabacci riceve interrogazioni sui suoi trascorsi del periodo di Mani Pulite, Laura Puppato sulle sue opinioni in merito alla legge sull’aborto, Vendola sul suo fidanzamento gay.

Se si passa ad esplorare la quantità di contenuti che sono stati prodotti in Rete sui candidati, ci si rende conto facilmente che la loro attività di propaganda è riuscita a muovere la stampa istituzionale più che il coinvolgimento degli autori «grassroot». Matteo Renzi veniva citato a settembre in 148 mila contenuti: poco meno di 1/3 consisteva in post su blog (42.500), 1/100 in post sui forum (1.440). A ottobre i post sui blog erano saliti solo a 47 mila, quelli sui forum a 1.640, mentre i contenuti complessivi che lo riguardavano erano cresciuti fino a 186 mila. Nei primi venti giorni di novembre i contenuti in generali hanno superato le 210 mila unità, ma i post sui blog rappresentano ora quasi solo 1/10 del totale, con meno di 28 mila post, e meno di 2.000 sui forum.

Gli altri candidati si trovano in condizioni simili. Per Laura Puppato il rapporto tra blog e contenuti complessivi a settembre era di 1 : 4 (poco più di 21 mila i totali, 5.250 i post sui blog). A novembre il rapporto è sceso a 1 : 7 (quasi 48 mila i contenuti generali, 6.470 quelli provenienti dai blog). Vendola passa da una relazione 1 : 3 a settembre (28.800 contro 87.100) a circa 1 : 7 a novembre (22.400 contro i 136.000 complessivi). Lo stesso risultato viene raggiunto da Tabacci, mentre Bersani passa da 1 : 3 a 1 : 8.

Renzi è il candidato sul quale si è pubblicato di più nei tre mesi della campagna: a novembre i contributi che lo riguardano sono quasi tre volte più numerosi di quelli che coinvolgono Bersani, poco meno del doppio rispetto a quelli di Vendola, nove volte quelli di Tabacci e cinque volte quelli di Laura Puppato. I personaggi che sono riusciti a incrementare le informazioni sul loro conto con maggiore efficienza sono però Tabacci, che ha quasi triplicato i contributi che lo descrivono (passando dai 9.640 di settembre ai 26.400 dei primi venti giorni di novembre), e Laura Puppato, che li ha più che raddoppiati (crescendo dai 21.100 di settembre ai 47.600 di novembre).

La questione che però continua ad apparire critica nella valutazione del successo delle primarie del centrosinistra in Rete è il rapporto tra l’interesse dedicato ai candidati durante la campagna rispetto alle altre figure che dominano la scena politica italiana: Beppe Grillo, Mario Monti e (l’inestinguibile) Silvio Berlusconi. 

Nello share of mind dei leader registrato dai volumi di interrogazioni su Google, la popolarità di Grillo a settembre supera di due volte e mezzo quella di Renzi, a ottobre quasi la triplica: 673 mila query a settembre, 823 mila a ottobre. Rispetto a Monti e Berlusconi, solo il sindaco di Firenze riesce a rimanere in gioco: il presidente del Consiglio è stabile poco sopra le 60mila domande ogni mese, mentre il suo predecessore è cresciuto dalle 40 mila query di settembre alle 60mila di ottobre. Matteo Renzi a ottobre supera di cinque volte il risultato dei due presidenti, ma nessun altro candidato delle primarie riesce a raggiungere il loro risultato. 

Se invece si esaminano i contenuti prodotti in Rete sui personaggi politici, Berlusconi si trova stabilmente al vertice dell’attenzione collettiva. L’ex presidente del Consiglio compare in oltre 300mila contributi a settembre, e cresce fino a quasi 400mila a novembre. Grillo ne conta 177mila a settembre, per arrivare a 283 mila a novembre. Nessuno dei candidati alle primarie riesce ad avvicinare simili successi di partecipazione.

In sintesi, durante la campagna delle primarie la Rete ha premiato Renzi e il personaggio più sconosciuto al pubblico, Laura Puppato. La distribuzione geografica delle ricerche conserva una forte connotazione regionale, con Bersani forte nella capitale e gli altri candidati arroccati nelle loro aree di provenienza. Renzi è il leader che più degli altri sembra essere riuscito ad emergere dalla forza locale in Toscana, per conquistare l’attenzione delle regioni del nord; in apparenza, la sua presa nelle aree meridionali è quasi assente. Rimane comunque significativo il dato della relativa marginalità del dibattito del Centro-Sinistra rispetto ai personaggi di forte presa sul pubblico, come Grillo e Berlusconi – e rispetto al ruolo istituzionale del Presidente del Consiglio in carica. Nonostante l’opportunità di visibilità che deriva dalla campagna dei candidati, le figure dominanti della scena politica italiana continuano a essere sostanzialmente esterne al dibattito del centrosinistra. Unica eccezione, il caso di Renzi nel contesto dello share of mind testimoniato dalle interrogazioni su Google di ottobre.
 

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