Nell’America del dopo uragano non esistono più amici e nemici

Nell’America del dopo uragano non esistono più amici e nemici

Quando mi è stato chiesto di descrivere quello che è accaduto a New York nei giorni scorsi sono stato molto titubante. Il rischio di cadere in banalità è alto. Ma non ho potuto resistere almeno per condividere alcuni semplici pensieri. Ho vissuto il terremoto del 23 novembre 1980 a Napoli. Sia come evacuato sia come soccorritore (per quel poco che un dodicenne boy scout poteva fare). Ho assistito alla caduta delle Torri l’11 settembre 2001 come cittadino di New York. Ho vissuto con enorme paura Sandy e sto vivendo con commozione e trasporto le tristi storie di famiglie distrutte, mentre partecipo con orgoglio alle storie dei miei concittadini che si preparano da soli a ricostruire.

Il comune denominatore è sempre stata la tragedia ma anche il caso, che ha deciso di colpire gli uni e non gli altri. Purtroppo non sono un esperto. E certamente, per ora, un sopravvissuto. Da testimone oculare di questa ultima ennesima tragedia, rimango ottimista. Forse è la mia nuova natura da americano. La verità è che in questo Paese gli amici e nemici, i ricchi e i poveri non ci sono più dopo tragedie di questo genere. Siamo tutti americani.

La forza di questo Paese è l’unità di intenti e di vedute. In America oggi ha vinto lo Stato che è vicino al cittadino e il cittadino che è tutt’uno nello Stato. Senza politica. Senza ostentazione. Con un pragmatismo così impressionante per noi italiani e così naturale per gli americani. I politici americani sono davvero al lavoro catalizzando gli sforzi per la ricostruzione accelerando più possibile senza agende e senza interessi. I cittadini stessi non si domandano quello che il Paese può fare per loro ma pensano immediatamente a quello che possono fare per il loro Paese, implementando il dogma kennediano. Lo Stato e il cittadino si confondono dando l’uno forza all’altro con energia vibrante, pura. 

Basta solo vedere gli sforzi dei volontari di tutte le classi sociali ma anche dei cittadini comuni che assistono i propri vicini in difficoltà offrendo loro tutto quello che possono condividere. Il perimetro definitivo della catastrofe non è chiaro – ma poco importa in un certo senso. Sono già tutti al lavoro per ricominciare e riscostruire meglio di prima. Senza discussioni, senza vittimismi e senza cialtronerie politiche.

Ora è il tempo di ricostruire e la determinazione delle istituzioni è specchio della determinazione dei cittadini. Nessuna differenza fra Stato e cittadino: si ricostruirà tutto come e meglio di prima. Forse è un buon esempio per tutti.