Sospese le esercitazioni militari: la Corea oggi si ferma per i test universitari

Sospese le esercitazioni militari: la Corea oggi si ferma per i test universitari

SEOUL – Meglio non avere troppa fretta oggi in Corea. Le esercitazioni militari sono sospese, gli orari di 83 voli aggiustati per non disturbare la quiete, la Borsa ha aperto un’ora più tardi e chiuso un’ora prima del solito e i numeri per le emergenze sono stati riservati agli studenti che hanno bisogno di essere scortati dalle motociclette della polizia.

Tutto perché alle 8: 40 di questa mattina 668.500 ragazzi di 17 anni si sono sottoposti al College Scholastic Ability Test in 1.191 centri sparsi per il paese, intorno ai quali non è possibile circolare in macchina per un raggio di 200 metri. Ci stanno fino alle 5: 35 per passare cinque prove a risposta multipla – coreano, matematica, inglese, storia e geografia, fisica e chimica.

In tutto il mondo, l’oro ha il mattino in bocca; ma mentre altrove i genitori litigano ogni sera con i propri figli per convincerli ad andare a dormire prima, in Corea sembra che il futuro appartenga agli adolescenti che vanno a letto tardi, ben dopo mezzanotte. La giornata scolastica inizia alle 8 e, tra ore regolari, di recupero e di revisione, termina alle 18 (e con 50 ore la settimana è la più lunga tra i paesi Ocse); ma dopo cena vengono i corsi extra-scolastici impartiti nelle hagwon, istituti privati estremamente cari che preparano al Csat. L’ultimo anno i liceali dormono in media 5 ore e 24 minuti e hanno a disposizione un’ora di tempo libero al giorno.

I risultati sembrano dare ragione a chi ha designato un sistema scolastico tanto esigente. Dal punto di vista della copertura e per qualsiasi grado d’istruzione, dalla pre-materna all’università, la Corea occupa posizioni di preminenza a livello internazionale. I dati Ocse sono eloquenti: nella classe tra i 25-64 anni di età, la percentuale che ha completato la scuola media è passata da 62% nel 1997 a 80% nel 2010 (nei paesi Ocse l’aumento è stato in media di 11 punti), quella con la laurea da 20% a 40% – in questo caso, il maggiore miglioramento in assoluto. Per i più giovani (24-34 anni) i numeri sono ancora più espressivi: 98% con la maturità e 65% con la laurea – in ambedue i casi il valore più alto tra i paesi Ocse.

Secondo il test Pisa dell’Ocse la Corea è il primo paese di dimensioni normali in termini di apprendimento di nozioni di scienze e calcolo, subito dopo realtà molto particolari come Shanghai, Singapore e Hong Kong. Lo score elevato si accompagna a una minore varianza, a dimostrazione che l’attenzione al rendimento dei migliori – la percentuale di studenti a livello 5 (cioè il secondo grado più elevato della scala) è più che raddoppiata dal 2000 – è compatibile con lo sforzo per aiutare gli studenti in possibile difficoltà. Anche in matematica gli studenti coreani hanno il miglior rendimento tra i paesi Ocse, e in scienze i risultati sono superiori alla media. Ulteriore risultato positivo, che il rendimento degli studenti coreani dipende relativamente poco dal background familiare e dalla scuola frequentata.

La letteratura sui sistemi educativi orientali è vasta e soprattutto, con il fiorire delle classifiche internazionali che piazzano l’Asia del Nordest (e Singapore) in testa, è cresciuto l’interesse dei non-specialisti. Non a caso Barack Obama nel 2009 ha esortato gli americani, il cui anno scolastico dura un mese meno, a seguire l’esempio. Due anni dopo è tornato a citare la Corea, come una nazione in cui gli insegnanti sono considerati pilastri della società, sentimento che vorrebbe veder rifiorire negli Stati Uniti.

Nel dettaglio le spiegazioni sono varie, ma tutti sembrano riconoscere un’eccezionalità asiatica nel ruolo dell’educazione nella società, che ruota intorno alla gerarchia, al paternalismo e al familismo comunitaristico della tradizione confuciana. Il voto è considerato più rappresentativo dei progressi di un allievo che lo sviluppo cognitivo, l’insegnante ha responsabilità non minori dei genitori e merita ammirazione, rispetto e obbedienza, la classe non è certo il luogo dove esercitarsi per la democrazia nell’età adulta, le punizioni corporali sono tollerate.

I genitori hanno una fede quasi cieca nell’obbiettività della notazione dell’insegnante e il loro ruolo è controllare che i compiti siano regolarmente eseguiti – da cui nasce il mito delle madri-tigre reso popolare da Amy Chua. Essi devono inculcare nei figli la convinzione che ciò che conta è il successo scolastico (mentre l’insuccesso è fonte di vergogna sia per l’individuo, sia per la famiglia), senza necessariamente preoccuparsi di trasmettere il piacere delle conoscenza come valore assoluto e investire nello sviluppo cognitivo. Quando un figlio si macchia di qualche peccato disciplinare, non è raro che i genitori facciano avere agli insegnanti del riso o qualche altro prodotto alimentare per scusarsi dell’inconveniente. Dove magari non arrivano i genitori può arrivare la pressione dei pari: alle medie è normale che gli studenti più grandi controllino ogni mattina che le uniformi scolastiche siano in ordine e che tutti abbiano bene in vista l’etichetta col proprio nome.

Un’ulteriore spiegazione rimanda alla qualità del corpo docente. Intanto la Corea ha un sacco di maestri giovani (sotto i 40 anni) alle elementari (59%, quando la media Ocse è 41%). Se alle medie la percentuale scende di poco (55% alle inferiori e 57% alle superiori), si tratta pur sempre di valori inferiori alla media. Si accede all’insegnamento dopo quattro anni di preparazione post-laurea e, a parità di credenziali scolastiche, lo stipendio è buono, sia rispetto all’estero, sia rispetto al settore privato. Un maestro con 15 anni di esperienza guadagna in media 46.338 dollari (+23% rispetto alla media) e uno delle medie inferiori poco meno (e il differenziale con la media Ocse è minore, 17%).

Salari alti e che nel primo decennio del secolo si sono rivalutati in termini reali (+17%), insieme alla stabilità dell’occupazione, spiegano perché l’insegnamento abbia uno status sociale elevato e il turnover sia modesto. In più in Corea è raro che un maestro debba sia insegnare una materia per cui non è formato (il cosiddetto out-of-field teaching), con un’eccezione, le scienze: in questo caso un insegnante su quattro non ha una preparazione specifica.

Come già detto, la giornata non si esaurisce però con la scuola: nel 2010, 74% degli studenti frequentavano uno dei quasi 100 mila hagwons. Ci sono più insegnanti privati (compresi 30 mila ragazzi madrelingua per l’inglese) che maestri, e alcuni sono pagati come delle vere e proprie star: Andrew Kim di Megastudy, il più grande hagwon, guadagna più di tre milioni di euro con corsi regolari e on-line! Persino l’ammissione alle cram schools più famose come il Daesung Institute dipende esclusivamente dal risultato dei test. Il fatturato dei hagwon nel 2011 … quasi 10 miliardi di euro malgrado la crisi!

Il lato oscuro di questo sistema è il suo costo: per le famiglie e per gli adolescenti molto di più che per l’erario. Al Csat, un risultato all’altezza permette di entrare in una delle università d’eccellenza, se possibile una delle Sky: è infatti da Seoul National (Snu), Korea e Yonsei che escono grands commis de l’État, dirigenti dei chaebol, stelle del giornalismo e ovviamente professori universitari. L’alternativa è un’università mediocre, o magari nessun titolo di studio, con cui trovare lavoro in una società poco prestigiosa e, dato che la mobilità è scarsa, prepararsi ad una vita di relativa frustrazione professionale.

Le famiglie sono estremamente indebitate e i prestiti contratti per garantire l’istruzione dei figli ne sono una delle principali cause. Secondo un sondaggio del settembre 2012, in media a Seoul una famiglia investe 812 dollari al mese per figlio nei corsi di sostegno. Nel 2009 quasi un quinto della spesa per l’istruzione elementare e media inferiore veniva dal settore privato, più del doppio della media Ocse e soprattutto quasi 5% in più che nel 2000. Anche se le risorse pubbliche per l’istruzione elementare e secondaria inferiore sono cresciute del 78% nel 2000-09, quelle private sono aumentate del 134%. Lo stesso vale per l’università: i privati coprono 74% della spesa, molto più del doppio che la media Ocse (30%). Questo aggrava pertanto le ineguaglianze tra famiglie.

I suicidi tra gli adolescenti sono drammaticamente frequenti – anche in questo la Corea supera ogni altro paese Ocse. L’ultimo è un ragazzo che ieri a Daegu si è gettato dal ventunesimo piano di un edificio.

La scuola coreana ha raggiunto i vertici internazionali. È stata indubbiamente indispensabile e funzionale al modello di sviluppo economico degli ultimi 50 anni, che è coinciso con un profilo demografico estremamente favorevole. La centralità dell’esame consente di selezionare adolescenti intelligenti e diligenti (anche se non necessariamente i più brillanti) e promette un alto livello di meritocrazia. Ma le voci che si elevano per chiederne una riforma in profondità sono sempre più numerose e potenti. Un modello rigidamente basato sull’apprendimento mnemonico finalizzato ad un esame finale a risposte multiple non soddisfa queste esigenze, né potrà rispondere a quelle della società multietnica che si profila all’orizzonte.

Al centro della riforma c’è il tentativo di diminuire l’importanza dell’esame di fine ciclo. Dal 2011 70% dei quiz sono basati sulle lezioni impartite sul canale educativo pubblico (Educational Broadcasting System). Le università, con l’appoggio anche finanziario del ministero, hanno iniziato a prendere in considerazione altri fattori nelle procedure di ammissione, come il talento, la creatività e la capacità di apprendere autonomamente. Le regole per le hagwon sono diventate più rigide: dal 2008 ci sono tariffe massime, il coprifuoco è alle 22 e chi denuncia il mancato adempimento viene ricompensato. I termine hagparazzi, contrazione di hagwon e paparazzi, designa chi va in giro per Seoul a fotografare le scuole aperte fino a tardi: non c’è dubbio che ci si divertisse molto di più in Via Veneto, ma alcuni di questi zelanti cittadini hanno intascato milioni di won.

Nel lungo periodo, l’aspirazione è vedere le porte del mondo del lavoro aprirsi sulla base delle competenze, e non solo dell’alma mater, o addirittura anche a chi non ha un titolo universitario, soprattutto perché moltissimi sono (in Corea come altrove, ovviamente) i mestieri per cui la laurea conta poco rispetto ad altre qualità. I chaebol stanno iniziando ad adeguarsi – non si sa se perché convinti della bontà del cambio o semplicemente dopo aver capito l’antifona e il rischio che l’inazione porti a provvedimenti cogenti: fatto sta che nel 2012, per la prima volta, Samsung ha assunto giovani appena usciti dal liceo. Anche l’amministrazione pubblica ha promesso di dare meno importanza all’università di provenienza. Tra poco è finita – ma inizia la snervante attesa per i risultati, che verranno resi noti il 28 novembre.